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Durban, accordo sul clima

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Sembrava che ormai sarebbe stato tutto rimandato al COP17, il 17° vertice sul clima dell'ONU. E invece alla fine l'accordo tra i quasi 200 paesi è stato trovato. La questione in ballo alla conferenza è chiara: l'umanità inquina troppo ed emette troppa CO2 in atmosfera provocando immani tragedie ambientali e di conseguenza umane (300.000 morti per cause climatiche solo nel 2010). La soluzione al problema è semplice e nota ai più: ridurre al minimo la combustione di fonti fossili, risparmio energetico, energie rinnovabili, filiera corta, sviluppo sostenibile, in poche parole va imboccata una via completamente opposta a quella percorsa nell'ultimo secolo. Bisogna quindi frenare e sterzare, ma questa operazione costa e molti paesi emergenti non hanno nessuna intenzione di rallentare la loro corsa. È così che a Durban si sono affrontate due fazioni: da una parte Europa, Africa e le gli stati insulari che chiedevano misure più stringenti contro le emissioni, dall'altra gli Usa, Cina, India, Brasile e altri paesi in rapida crescita che avevano tutto l'interesse a perdere tempo desiderosi di avere meno vincoli possibile al loro sviluppo.

La questione più calda ha riguardato il valore giuridico del patto globale contro le emissioni. Alla fine, dopo estenuanti trattative tra il rigido “legalmente vincolante” e l'innocuo “contesto legale” si è trovato l'accordo su “forza legale”.

Alla fine le decisioni fondamentali sono queste:

1) Dal 2012 partirà una piattaforma di azione che dovrà produrre un nuovo protocollo, da firmare nel 2015 e che entrerà in vigore nel 2020, che sarà giuridicamente vincolante per tutte le Parti della Convenzione sul clima dell'Onu. Inoltre dal 2013 partirà la seconda fase del protocollo di Kyoto a cui aderiranno l’Europa e una parte dei paesi industrializzati tra quali l'Australia.

2) Il nuovo protocollo dovrà alzare le ambizioni nella riduzione alla emissioni e in particolare è confermato l'obiettivo di mantenere il riscaldamento globale sotto i 2 gradi

3) Viene istituito un Fondo Verde per il clima da 100 miliardi di dollari all'anno entro il 2020 a favore delle nazioni più povere per promuovere un loro sviluppo improntato sulla sostenibilità.

I vari organi istituzionali ufficiali si sono dichiarati soddisfatti plaudendo a quello di Durban come ad una accordo storico. Molte più tiepide invece le associazioni ambientaliste che giustamente criticano i tempi troppo lunghi, la non incisività dei provvedimenti e l'incertezza dei finanziamenti.

Quello che è successo a Durban deve far riflettere anche su altri aspetti: L'Unione Europea, considerata dai suoi detrattori un mostro burocratico ed antidemocratico, si è battuta con tutte le sue forze per la salvaguardia dell'ambiente e del clima e senza di essa nessun accordo sarebbe stato possibile. Al contrario i delegati USA mandati dall'Obama dell' “hope” e dello “yes we can” hanno cercato in tutti mi modi di affondare le trattative cercando di salvare gli interessi dei grandi petrolieri e dei grandi inquinatori (che saranno anche i grandi finanziatori della prossima campagna elettorale americana.)

In conclusione la sensazione è che qualcosa si stia muovendo nelle coscienze di tutti i governati del mondo ma questo ancora non basta per evitare quella che forse sarà la più grande crisi dell'umanità e del pianeta intero.

 

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 13 Dicembre 2011 22:06 )  

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