
Firenze - Il Comitato No Tunnel TAV si dichiara «stupito» dalla proposta, avanzata dalla CISL Toscana, di nominare un commissario straordinario con il compito di sbloccare i molteplici ostacoli emersi per la realizzazione del Passante AV di Firenze.
«Il commissario non è una soluzione, ma una complicazione poco democratica. Questa richiesta sottintende che i problemi per portare a termine i lavori infrastrutturali in Italia derivino da intralci burocratici» ma in realtà - scrive il Comitato in una nota - «I problemi del sottoattraversamento di Firenze non vengono da vincoli esistenti, ma da una pessima progettazione». Rispetto alla proposta di commissariamento dei lavori, bloccati da tempo, si ricorda il precedente della Corte Costituzionale che «Ha giudicato incostituzionale il "commissario" per la realizzazione della Napoli Bari previsto dallo "Sblocca Italia"».
Il botta e risposta avviene in merito alla mancanza di autorizzazione paesaggistica per il progetto della copertura della nuova stazione Foster. Mentre per il segretario della Fit-Cisl Stefano Boni il problema del blocco dei lavori è dovuto al fatto che nessun soggetto coinvolto prende in mano la situazione, per i No Tunnel Tav, invece, la burocrazia non centra nulla: «Se l'autorizzazione paesaggistica manca, se il Comune stesso ha impiegato quasi due anni, invece dei 40 giorni previsti, per concederla, non dipende dalla burocrazia, ma dalle incongruenze progettuali».
Il Comitato ricorda anche le recenti inchieste della magistratura fiorentina che hanno svelato «Il "sistema corruttivo" che consente illegalità inimmaginabili in un paese civile; ci si dimentica che la fresa che era stata montata era GUASTA prima di esser messa in moto, che i conci erano inadeguati, che terre inquinate sono state sversate in Mugello, che le mitigazioni per ridurre l'effetto sulla falda non funzionano».
Inoltre - concludono gli attivisti contro il TAV - ciò che più meraviglia è l'assenza di una riflessione sul tema del lavoro da parte del sindacato: «Che le infrastrutture creino posti di lavoro era vero nel secolo passato. Oggi le grandi imprese preferiscono opere a basso impatto lavorativo, alto impiego di meccanizzazione con alti profitti per le imprese. Con i soldi gettati nelle grandi opere inutili italiane si sarebbero potuti creare molti più posti di lavoro finanziando progetti più contenuti, necessari alle comunità, capaci di mettere in moto meccanismi virtuosi di redistribuzione della ricchezza».
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