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L'arte della fotografia nella Mosca dell'800

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Quando gli zar scoprirono il dagherrotipo L'arte della fotografia nella Mosca dell'800

Grande mostra al Museo storico della capitale russa. Ritratti di Nicola I e Alessandro II, tra i primi a sposare la tesi dell'immagine come massima espressione pittorica possibile. Prima che l'assassinio di Alessandro II e la Rivoluzione ponessero problematiche di diritti e censura

dal nostro corrispondente NICOLA LOMBARDOZZI

Quando gli zar scoprirono il dagherrotipo L'arte della fotografia nella Mosca dell'800

Mosca - Un bosco di betulle nella nebbia o una ragazza nuda tra i vapori di un bagno caldo possono avere mille sfumature di bianchi e di grigi, ed evocare emozioni come i quadri di certi impressionisti. Stampate su complesse gelatine d'argento a metà dell'Ottocento nella Russia degli Zar quelle immagini ripropongono ancora il dibattito che accese lo spirito polemico di Baudelaire e finì per coinvolgere una maestro della pittura come Manet: la fotografia è degna di essere chiamata arte? Finalmente allineate alle pareti del Museo storico di fotografia di Mosca, dopo una ricerca durata anni negli archivi di tutto il mondo, le preziose stampe sembrano dire di sì.


La Russia di Nicola I e Alessandro II, che in quegli anni si apriva a timide prospettive liberali, non aveva dubbi. L'entusiasmo con cui la corte degli Zar accolse la nuova invenzione che veniva dalla Francia non ebbe riscontro in nessun altro paese. Già a metà del 1839, pochi mesi dopo il primo dagherrotipo prodotto a Parigi, entusiasti e danarosi signori inauguravano i primi atelier di fotografia con l'ammirato beneplacito dello Zar. 

LE IMMAGINI 1

Se in Occidente si dibatteva sull'impatto futuro dell'invenzione i russi avevano una posizione precisa: la fotografia è una tecnica sublime per ottenere effetti pittorici mai visti prima. E la mostra appena inaugurata, lo conferma. I ritratti di A. I. Trapani, i panorami di N. I. Bobir, il monumentale ciclo "Il Volga dalle sorgenti alla foce" di M. P. Dimitriev dominano la scena e raccontano di un'epoca in cui una Russia che aboliva la legge della gleba, si avvicinava al progresso con caotico entusiasmo. All'inizio del '900 gia venticinquemila macchine fotografiche venivano importate ogni anno dalla Francia e dagli Stati Uniti. Prima per i membri della famiglia reale, poi per molti professori universitari e infine anche per semplici cittadini e perfino qualche contadino da poco "liberato". E forse a proprio a questi si devono gli scatti più "sociali" e storicamente interessanti come quelli che mostrano il pavimento sterrato della Piazza Rossa, le povere feste di campagna, i rudimentali strumenti di caccia delle popolazioni della provincia profonda.

Un momento magico interrotto bruscamente. Già dopo l'assassinio di Alessandro II il ministero dell'interno impose a tutti i possessori di una macchina fotografica, una licenza, una tassa molto elevata e l'obbligo di "un registro numerato che possa essere consultato in caso di investigazioni criminali". Nacque così la Società Fotografica Russa fondata nel 1894 dove appassionati di tutte gli strati sociali si scambiavano consigli pratici, organizzavano mostre e concorsi come uno dai memorabili effetti, "La Mosca che sta scomparendo" che ci ha regalato testimonianze di una capitale russa riconoscibile solo tra le righe dei grandi romanzi storici. Pericolosa deriva che dopo la rivoluzione bolscevica diventò particolarmente scomoda.

Nel 1920 i membri della società fotografica furono stroncati dai giornali di Partito per la loro "morbosa insistenza sul nudo", "la ricerca di sterili effetti pittorici", e soprattutto "l'incapacità di raccontare la formidabile evoluzione della società sovietica". 

Era l'inizio di un boicottaggio che nel 1930 avrebbe portato alla chiusura della società e al veto di organizzare mostre e concorsi fotografici che non fossero approvati dalle strutture di governo. Le foto "d'arte" sparirono dagli archivi, furono prudentemente nascoste o addirittura spedite all'estero. Adesso, riunite temporaneamente in un solo museo, accolgono folle di giovani moscoviti entusiasti alla ricerca di un passato ancora troppo misterioso.


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