Cucirsi la bocca è un gesto forte e disperato questo è quanto hanno fatto già due immigrati. Una donna del Marocco nel Cie di Bologna si è cucita la bocca perché le avevano rifiutato l'asilo politico. Oggi ci giunge notizia che la stessa azione è stata compiuta a Brindisi, non gli avevano concesso di mettersi in contatto telefonicamente con la famiglia, in particolare con i suoi due bambini.
Queste proteste sono la dimostrazione che i CIE sono una violazione dei diritti umani.
Fonte ansa:
Protagonista di quest'ultima vicenda è un cittadino afghano ospitato nel Centro di permanenza temporanea (Cpt) in località Restinco, vicino Brindisi. La notizia è riportata dalla Gazzetta del Mezzogiorno. L'uomo è ricoverato nell'ospedale 'Perrino' di Brindisi. La prima volta era stato condotto al Pronto soccorso, dove i medici gli avevano scucito le labbra e medicato le ferite; poi l'uomo era stato riaccompagnato al Cpt. Ma il giorno successivo l'afghano ha ripetuto il gesto di protesta ed è stato ricondotto in ospedale, dove si trova in ricovero coatto su ordinanza sindacale.
Nel Centro di identificazione ed espulsione di Bologna, l'altro ieri si è cucita le labbra con ago e filo per protestare contro il rigetto della sua richiesta di asilo politico. La donna - ha reso noto la direzione del Cie - è stata subito soccorsa e trasportata in ospedale dove è anche stata sottoposta a valutazione psichiatrica. Ma è risultato che la donna è nelle piene capacità di intendere e di volere e quindi non è stata accettata in regime di ricovero. Così è stata ricondotta nel Cie dove è assistita da personale medico e dal servizio di sostegno psicologico interno. La donna chiede di parlare con il magistrato e la sua richiesta è stata sottoposta all' Ufficio immigrazione di Bologna.
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