PAMELA CASNICO
"La solitudine del caos"

“La solitudine del caos”, esordio narrativo di Pamela Casnico pubblicato in questo 2026 attraverso YouCanPrint, prende avvio da una contraddizione: conoscere il passato dovrebbe aiutarci a comprendere chi siamo, ma alcune verità possono rendere ancora più instabile il presente. Avvicinandoci ai personaggi che un pcco, come sempre accade dentro le belle scritture, somigliano a qualcosa di noi e forse li sentiamo vicini più del dovuto... come fosse una sorta di transfert. Dunque ecco Ada, l’ultimo anello di una storia familiare iniziata molti anni prima con Vita, una donna cresciuta nel mondo contadino del secondo dopoguerra. La sua generazione ha imparato a sopravvivere attraverso il sacrificio, il pudore e una disciplina capace di contenere ogni cedimento. E ancora Alice, sua figlia, appartiene invece a un tempo più inquieto. Nei primi anni Ottanta cerca libertà e indipendenza, ma incontra la droga e ne viene progressivamente divorata.
Pamela Casnico costruisce questo passaggio attraverso un cambiamento di forma. La vita di Vita viene narrata dall’esterno, mentre Alice affida la propria esperienza a un diario. Il lettore entra così nella mente di una ragazza mentre la sua voce perde gradualmente sicurezza e il desiderio di vivere viene sostituito dalla necessità di sopravvivere alla dipendenza. Quando Ada apre quel quaderno, non scopre soltanto chi fosse sua madre: trova la prova di essere nata dentro una vicenda che nessuno ha mai saputo raccontarle. La ricerca del padre rappresenta il motore della parte conclusiva. Ada vuole riempire il vuoto delle proprie origini, ma porta questa domanda dentro relazioni nelle quali attrazione, paura e bisogno di appartenenza si sovrappongono. Il romanzo assume allora una tensione psicologica crescente. La protagonista crede di inseguire una risposta concreta, mentre il vero conflitto riguarda la sua incapacità di separare ciò che desidera da ciò che potrebbe distruggerla. Il caos del titolo non coincide semplicemente con il disordine degli eventi. È una condizione interiore, il rumore prodotto da ricordi incompleti, affetti contraddittori e colpe mai elaborate. La solitudine nasce proprio quando quel rumore impedisce di riconoscere la presenza degli altri.
Casnico porta il racconto verso un epilogo cupo, coerente con la traiettoria emotiva della protagonista. “La solitudine del caos” lascia così una domanda scomoda: conoscere la propria storia è sufficiente per interromperla, oppure possiamo continuare a ripeterla anche mentre tentiamo disperatamente di fuggirne?
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