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Eduardo Fausti: il tratto dell'impermanenza

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Nell’arte di Eduardo Fausti tecnica e introspezione si amalgamano in una sintesi equilibrata ed armonica, che risveglia l’emozione a brevi tratti, sommessamente – riempiendo lentamente lo spazio percettivo fino a portarlo a pienezza, ma solo attraverso la giusta decantazione.

 

Impermanence (Photogravure)

L’originalità della scelta formale rievoca due tecniche ad oggi decisamente inusuali: la mezzatinta, che richiede un lavoro lento e faticoso da parte dell’artista (permettendo solo un numero limitato di riproduzioni), ma che giova ad esaltare le sfumature nella resa dei volti, fornendogli spessore – e al contempo indeterminazione; e la Photogravure, che oltre a stendere una patina d’antico sulle impressioni fotografiche, le allontana ancora un poco dalla percezione più immediata (ed ingannevole) dello sguardo – quasi suggerendo che l’effettiva consistenza dei soggetti non è nell’immobilità dell’impressione, ma nella fuggevolezza della sensazione.

Toyoko (Mezzotint 12.5 x 10.5 in)

Perché proprio all’“impermanenza” è dedicata questa mostra. Impermanenza non solo come consunzione, ma come quasi bergsoniana affermazione di una “durata” che si realizza solo nell’inesausto riaffiorare del ricordo e dell’emozione. Per questo l’esposizione è suddivisa in tre sezioni: una prima, composta da ritratti di anziane donne, rappresenta forse il sostrato più fisico dell’umanità. Questi primi piani sono icone della permanenza, del protrarsi della vita al di là delle più dure vicissitudini, delle sofferenze più intollerabili: tutti i soggetti scelti sono infatti accomunati da storie di dolore, spesso legate all’esperienza della guerra, ma sui loro volti “quasi privi d’emozione” (nota Eduardo Fausti) domina un senso di profonda dignità, come se la morte ormai incombente, si trovasse a dover affondare i suoi artigli in un muro di pietra – in carne, pelle e rughe fattesi cattedrale della vita.

Nature In Flux (Photogravure)

La seconda sezione, più breve, è composta dalle Photogravures: paesaggi offuscati da nebbie mattutine, monumenti segnati a tal punto dal tempo, da aver quasi del tutto smarrito il ricordo delle forme originarie. Questa sezione intermedia (qualunque sia il verso in cui si voglia percorrere la mostra) segna il passaggio ad una terza fase, composta dai ritratti dei monaci buddhisti incontrati dall’artista nelle sue peregrinazioni nel sud-est asiatico. Ma contrariamente ai volti di donne, questi primi piani di vecchi e giovanissimi monaci spesso paiono dissolversi come spiriti. L’impermanenza in loro si esprime (visivamente) più immediata, ma non per questo li priva di forza e saldezza. Come nota Mary Beckinsale: “Ciò che Eduardo ha studiato e cercato di esprimere in questi volti è il fatto che la continuità stessa è immortale. Che le nostre vite, seppur transitorie, sono legate all’Universale”.

Onnsy, Thavone (Mezzotints)

La sua scelta spirituale non punta direttamente al misticismo religioso, ma si oppone comunque al gretto materialismo di chi vede nel mondo una semplice accozzaglia di dati (significativa, ad esempio, la sua scelta di incidere i nomi delle donne direttamente all’interno dei loro ritratti – utilizzando gli alfabeti più esotici). Osservando le varie cattedrali della vita, della storia e della spiritualità, (nota Fausti) “ci rendiamo conto che ciò che percepiamo come reale è in uno stato di flusso costante”.

[tutte le immagini su gentile concessione dell'Ufficio Stampa della Galleria SACI]

Eduardo Fausti - Impermanence
dal 04/07/2011 al 30/07/2011
dal lunedì al venerdì ore 9-19, sabato e domenica ore 13-19.
SACI - PALAZZO DEI CARTELLONI
Via Sant'antonino 11
+39 055289948
info@saci-florence.edu

Alcune foto dalla visita alla galleria [di Simone Rebora]:

Parete_destra_-_ritratti_di_monaci

Per DEApress, Simone Rebora

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 05 Luglio 2011 14:35 )  

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