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Medicina quantistica: dubbio e speranza

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Si è svolta ieri, nel Salone Paradiso di Villa Bandini la “Conferenza sulla medicina quantistica”, tenuta dal dott. Alessandro Gonnelli e patrocinata dal Comune di Firenze, Q3.

La medicina quantistica è un fenomeno in netta crescita sia in Italia (dove è rappresentata dalla SIMQ) sia a livello internazionale: proponendo un mix di trascendentalismo e super-tecnologie, essa attira malati gravi e meno gravi, persone che vedono nell’uso dei farmaci un semplice potenziamento degli effetti debilitanti della malattia, e che scelgono così di rivolgersi alla “medicina alternativa”.

Riferendosi – in una chiave a tratti rigidamente scientifica, a tratti puramente metaforica – alla celebre doppia natura delle particelle subatomiche (onda-corpuscolo), la medicina quantistica si propone di ristabilire il giusto equilibrio tra materia ed energia, tra corpo e psiche, sottoponendo le cellule dell’organismo ad un trattamento magnetico (magnetoterapia pulsata), che dovrebbe riportare la loro frequenza di oscillazione entro livelli omeostatici.

Ovviamente, tale teoria pone notevoli dubbi, che sorgono in primo luogo dagli eccessivi “salti” interni alla sua formulazione: come possono le leggi della meccanica quantistica (valide solo per dimensioni subatomiche) essere utilizzate per trattare le cellule (incomparabilmente più grandi dell’atomo)? È giusto parlare di energia magnetica (e psichica) come equivalenti dei “pacchetti d’onda” della fisica di Bohr ed Heisenberg?

I dubbi potrebbero affollarsi innumerevoli, e le spiegazioni offerte non aiutano certo a superarli.

Nemmeno la conferenza tenuta dal dott. Gonnelli ha aiutato il pubblico presente in sala a chiarirsi le idee su cosa sia, effettivamente, la medicina quantistica. Perché il suo obiettivo è stato ben diverso. E lo hanno dimostrato gli argomenti avanzati dal Dottore per sostenere le proprie tesi. Nelle due ore attraverso cui si è disteso il suo eloquio semplice e a tratti umanamente coinvolgente, Gonnelli ha così parlato di fisica e medicina, ma anche di nutrizionismo e filosofie orientali, di politiche farmaceutiche e religiosità, soffermandosi a lungo su esperienze personali di illuminazione trascendentale, o sull’interpretazione “scientifica” della sacra sindone come “prova” dell’avvenuta trasformazione del corpo del Cristo in pura energia (cfr. Nicolò Cinquemani, La doppia immagine della sacra sindone, 1998).

Di fronte a un simile utilizzo dei concetti scientifici, autori come Bricmont e Sokal (Imposture intellettuali, 1999) sarebbero allegramente inorriditi. Ma non è certo sottovalutandoli o stroncandoli con poche inappellabili parole, che simili fenomeni potranno essere compresi per ciò che effettivamente rappresentano. Quello che persone come Gonnelli offrono al proprio pubblico, è soprattutto una nuova forma di fede e di speranza, di fronte alla sempre più diffusa sfiducia nei confronti della medicina “tradizionale”; la fede in qualcosa d’incomprensibile eppure indiscutibilmente presente – sia esso Dio o la meccanica dei quanti. Perché la radice della speranza, della possibilità di futuro per ogni uomo, non è nella conoscenza di verità certe e indiscutibili, ma in quel vuoto di sapere che colma di sogni il nostro avvenire.

Per questo motivo, i pazienti dei tanti “medici quantistici” che il mondo attuale ci offre con forse troppa generosità, dovrebbero in primo luogo riconoscere il loro statuto di “agenti” nei confronti del proprio futuro; dovrebbero insomma smettere di considerarsi passivi “pazienti” dei medici o stregoni di turno, riconoscendo invece in essi dei semplici strumenti (e di certo non l’unico strumento) per continuare ad assaporare la vita come pura possibilità di futuro.

Simone Rebora

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 15 Maggio 2011 14:56 )  

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