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Partito del popolo?

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Silvio Berlusconi alla veneranda età di 72 anni ci riprova rimettendosi al centro dello scenario politico. La scommessa di Berlusconi e del suo partito del popolo è tutta in una cifra: in Italia esiste un 35 % di elettori potenziali del nuovo partito.
Il partito di Berlusconi  nonostante lo smantellamento politico della Cdl e di Forza Italia in un colpo solo, sembra riuscire a poter confermare il gradimento del suo progetto con quel 35%. Da un punto di vista socio-politico significa che a una parte significativa di italiani piace il piglio decisionale e "antipolitico" del Cavaliere ma ci chiediamo se questo "piglio" possa essere pericoloso perchè dal sapore vagamente populista e demagogico.
Già la scelta del nome la dice lunga: "Partito della libertà" o "Partito del popolo della libertà". La sigla resterebbe la stessa - pdl - la scelta cadrebbe sulla prima opzione (55% in Italia) contro il 35 % della seconda. Il dato si spiega andando ad analizzare le preferenze in ogni singolo partito della Cdl. La differenza potrebbe stare nella parola "popolo".
Il Partito della libertà piace all'80 per cento degli elettori di Forza Italia e al 70% dell'Udc mentre le percentuali s'invertono, a favore del Popolo della Libertà, con An (60%) e Lega nord (55%) che hanno una base sicuramente più popolare. La scelta soprattutto di 'popolo' vuol forse richiamare l'idea utopica espressa nel capitale da Marx? Certo è che riferita a Berlusconi fa pensare più che altro ad una ‘mossa strategica’ di marketing fatta da un uomo che nella sua vita ha avuto i famosi "mezzi di produzione" in mano, un insulto a Marx?  Chi non direbbe di sì ad un “Partito del popolo”? Molti ritengono che l’azzardo di Berlusconi sia nato per contrastare il nascente partito democratico di Veltroni, una sorta di maquillage a una coalizione di centro destra ormai bisognosa di cambiamenti.
Probabilmente, sarà solo un partito simile a Forza Italia con lo stesso bagaglio di voti. Berlusconi sembra offrire il meglio di sé sempre e soltanto nei momenti di maggior disperazione. Il nuovo Partito del Popolo delle Libertà, che il Cavaliere ha inventato in mezzora di comizio nel freddo pomeriggio milanese è un'operazione di pura pubblicità politica. È solo sulla carta aperto al popolo, non ingloba gli altri partiti della vecchia coalizione e  sin da adesso non trova il consenso di Fini, Casini e Bossi. Un po’ come si usa nell’imprenditoria, si rinnova il nome della ditta, che non si chiama più Forza Italia, ma non muta il suo oggetto sociale.
Ma ha un sicuro, duplice effetto: terremota quello che rimaneva della già diroccata Casa delle Libertà, e riproietta lo stesso Berlusconi al centro del confronto sulle riforme.  La mossa del Cavaliere è rivolta prima di tutto agli alleati di ieri: Fini, Casini e Bossi, che dopo l'ennesima spallata fallita hanno avuto la "sfrontatezza" di aprire un processo pubblico al padre-padrone del centrodestra, lanciandogli una sorta di ultimatum: o si cambia, o ognuno va per la sua strada. Ora è lui a scavalcarli, è lui che se ne va per la sua strada.
Siamo sicuri che questo ‘colpo di testa’ aprirà una fase del tutto nuova, in cui al centro di tutto ci sarà la legge elettorale. Può portare ad una stagione di riforme utile al paese, oppure ad una accelerazione verso il referendum, prevedibilmente turbinosa per i partiti sia di centro sinistra che di centro destra.
Pardini Andrea - DEApress 

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 05 Gennaio 2009 18:43 )  

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