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Buona scomunica a tutti

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La Chiesa cattolica e la negazione dei diritti di gay e lesbiche

 

“Le mie tasse le paghino Ruini, Rutelli e Mastella. Sono stufo di pagarle e di essere considerato un italiano di serie B”. A pronunciare questa frase a denti stretti è un quarantenne dal sorriso pronto e dall’occhio scintillante, con una bella camicia bianca dai ricami di una volta e i bottoni di madreperla. Di lui c’è chi dice che sia “Il secondo fiorentino più celebre dopo il David”. E’ “La Brook”, vate della scena gay fiorentina, persona colta e loquace, di ironia e perfidia impareggiabili.

La Brook non ne può più, come ogni altro omosessuale italiano, anzi, come ogni altra persona intelligente, delle offensive reazionarie della Chiesa cattolica contro le ventilate aperture ai diritti dei gay e delle lesbiche. Non ne può più di non vedere sancito un diritto fondamentale come quello del riconoscimento formale dell’unione civile tra persone che vogliono condividere le proprie esistenze. La Brook non è tipo da matrimonio, non ne ha il tempo, né la pazienza, ma come ogni persona dalla colonna vertebrale solida e dritta, quando si tratta di diritti e principî non intende fare passi indietro.

Del resto le invettive di Camillo Ruini e di Joseph Ratzinger sono talmente modeste da fare poco effetto a chi ha passato, tra libri e esperienza diretta, la propria vita a cercare di capire il mondo. Ma l’ignoranza e il sanfedismo che contagiano parte del nostro paese fanno sì che questi anatemi medioevali possano avere una certa presa. Ma di dignità storica, culturale e intellettuale, certo non ne hanno molta.

Andiamo con ordine. L’argomento principale usato dalla Chiesa cattolica per controbattere al matrimonio tra persone omosessuali è la convinzione che “il matrimonio in natura è tra un uomo e una donna”; è presto detto che in natura il matrimonio tra uomo e uomo non c’è, ma neppure tra uomo e donna, né tra gatto e gatta: semplicemente non esiste, è una creazione sociale dell’essere umano e, come tale, dovrebbe essere plasmata sulla base delle esigenze della società vivente. Come del resto quasi ogni attività umana, a detta di tutti i principali antropologi, è plasmata su regole profondamente diverse da quelle “naturali”.

Il secondo argomento, non propriamente garbato, consiste nell’affermare che la famiglia gay potrebbe scardinare la famiglia tradizionale, eterosessuale. E’ gratuito da parte della Chiesa fare un’affermazione di questo tipo, anzitutto perché non ha mai spiegato seriamente l’ipotetica effettività di quel passaggio, ma soprattutto perché questa presa di posizione mira non già a tutelare un’istituzione, come quella del matrimonio, che la Chiesa sente come propria, ma ad impedire in ogni modo che una minoranza, pur nutrita, possa godere di un diritto riconosciuto a tutti gli altri.

Benedetto XVI, all’epoca cardinal Joseph Ratzinger, nel documento Sui progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali del 2003, scriveva amenità come quella che segue: “Neppure il principio della giusta autonomia personale può essere ragionevolmente invocato. Una cosa è che i singoli cittadini possano svolgere liberamente attività per le quali nutrono interesse e che tali attività rientrino genericamente nei comuni diritti civili di libertà, e un’altra ben diversa è che attività che non rappresentano un significativo e positivo contributo per lo sviluppo della persona e della società possano ricevere dallo Stato un riconoscimento legale specifico e qualificato. Le unioni omosessuali non svolgono neppure in senso analogico remoto i compiti per i quali il matrimonio e la famiglia meritano un riconoscimento specifico e qualificato. Ci sono invece buone ragioni per affermare che tali unioni sono nocive per il retto sviluppo della società umana, soprattutto se aumentasse la loro incidenza effettiva sul tessuto sociale”. Anche uno sciocco coglierebbe quanto possa essere inopportuno sindacare su ciò che può o non può dare un “contributo per lo sviluppo della persona”, ma in questo caso sembra che la paura della Chiesa sia il rischio di proliferazione di queste coppie, il rischio che diventino talmente tante da cambiare radicalmente la struttura della società. Se da un lato, è pacifico che non tutti gli omosessuali avrebbero voglia di correre all’altare, dall’altro sorge spontaneo il dubbio che la Chiesa abbia una stima del numero di gay presenti nella società, diversa da quella normalmente supposta... Chissà.

Ma del tutto inaccettabile è il vizietto, a dire il vero piuttosto villano per uomini raffinati come i prelati, di equiparare l’omosessualità alla pedofilia, tanto che il clero, negli ultimi anni, ha pensato più a lanciare anatemi che a far prediche, quasi che il tema in questione fosse il terreno di scontro di una ipotetica campagna elettorale.

Il nostro Ratzinger pare espertissimo della questione. In un documento di qualche anno fa l’allora cardinale sosteneva che i gay non potessero adottare bambini perché sarebbero stati portati per natura “a concupirli”. Chi scrive ricorda perfettamente questa espressione, che costò a Ratzinger numerose denunce per diffamazione (chiaramente tutte archiviate). Purtroppo, o per fortuna, la Chiesa è riuscita a far sparire questo documento, ormai introvabile su qualsiasi motore di ricerca, se non tramite citazioni indirette.

Peccato però che l’attuale pontefice abbia rischiato un processo civile negli Stati Uniti d’America in quanto sospettato di favoreggiamento alla pedofilia nello scandalo che riguarda i vescovi d’oltreoceano. Benedetto XVI ha comunque ottenuto l’immunità come capo di Stato e non sarà neanche tenuto ad apparire come testimone. Tuttavia è bene far sapere in giro da che pulpito viene la predica.

Nel 2001 Ratzinger ha inviato ai vescovi americani una lettera in cui il Vaticano ordinava che, qualora un minore avesse dichiarato al suo vescovo di un abuso sessuale subito da parte di un sacerdote, la vittima avrebbe dovuto giurare il segreto perpetuo, sotto eventuale pena di scomunica (della vittima). Ciò ha comportato un ritardo gravissimo nell’individuazione dei reati, col il risultato premeditato di mandare quasi tutti i processi penali in prescrizione. Naturalmente quelli in sede civile vanno avanti, e sono tanti: non si tratta di tre o quattro procedimenti, ma di quattromila; quattromila come i preti riconosciuti dalla Conferenza episcopale americana come colpevoli di aver commesso delle violenze sessuali, soprattutto nei confronti di minorenni. Sarà per la spiccata propensione all’Amore verso i bambini, alla quale il pontefice ha fatto riferimento solo pochi giorni fa, che la Chiesa cattolica equivoca spesso tra omosessualità e pedofilia?

                Intanto nel suo piccolo ma ricercato pied à terre nel centro di Firenze, tra sculture e quadri di gusto classico, La Brook si prepara ad un’altra serata indimenticabile, fuori dalle regole. Le relazioni pericolose di Pierre Choderlos de Laclos spicca, non casualmente, dalla sua fitta biblioteca. Del resto, se, scientemente, milioni di persone sono considerate dalla legislazione italiana alla stregua della non esistenza, un certo savoir vivre misto a una buona dose di cattiveria sono la migliore risposta possibile.

In definitiva, siccome ai gay è sbarrata la strada al matrimonio, ci pare saggio consigliare il modo che da secoli è adoperato per celare la propria omosessualità e soddisfarla appieno: il sacerdozio. Chi invece testardamente deciderà di battere vie meno canoniche e di sfidare la Santa Trintità, sarà cacciato fuori dai portoni delle chiese, ma potrà comunque chiosare con la frase che La Brook ama spesso ripetere: “Essere cacciati da lì è infinitamente meglio che essere cacciati da un lebbrosario”.

 
Giulio Gori

Articolo pubblicato su DEA – Didattica Espressione Ambiente – novembre 2005

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 10 Novembre 2006 19:51 )  

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