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Giacca, cravatta e camicia nera

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Il pericoloso doppio binario della destra istituzionale: il caso di Firenze

Firenze è città medaglia d’oro della Resistenza, considerata ancora oggi, probabilmente in modo improprio, una piazza rossa. Senza dubbio è luogo che conserva meglio di altri una tradizione e una memoria legate alla lotta partigiana.

Tuttavia negli ultimi anni si è verificato un interessante aumento dei segnali tipici dello spostamento a destra della città; un imborghesimento progressivo che è sfociato nella generale adesione alla campagna di repressione dell’immigrazione, compiuta dai vari governi, e nella sostanziale indifferenza con cui sono state accolte le apparizioni dell’estrema destra nella città.

Nell’ultimo anno si sono registrati due eventi estremamente significativi: la prima manifestazione di Forza Nuova a Firenze, e l’apertura di una sede da parte della stessa organizzazione. Le prevedibili indignazione e levata di scudi da parte della popolazione e delle istituzioni della città di Firenze non si sono viste. Solo pochi, Rifondazione Comunista, centri sociali, associazioni e studenti, si sono mossi per opporsi a questo autentico schiaffo inferto alla città. In fondo Forza Nuova non è un movimento che possa prestarsi a sottili analisi politiche: la sua natura reazionaria e nostalgica, la sua pratica violenta, i suoi simboli, dovrebbero lasciare spazio ad un'unica conclusione: Forza Nuova deve essere chiusa. Se ciò non avviene lo si deve soltanto a quegli influenti appoggi che l’organizzazione ha in ambienti politici più alti, ben analizzati descritti da Guido Caldiron nel suo fondamentale La destra plurale.

Ma la destra istituzionale fiorentina, quella che siede sui banchi di tutti i consigli delle pubbliche amministrazioni locali, ovvero Alleanza Nazionale, non sta a guardare e cerca di arginare la fuga a destra di voti e consensi convogliata su Forza Nuova. Non che tra i due gruppi ci sia vera rivalità, visto che Forza Nuova riscuote le simpatie di tanti nostalgici rimasti all’interno del partito, ma semmai un’affinità che tuttavia sfocia nella concorrenza.

Alleanza Nazionale è oggi un partito di governo che negli ultimi anni ha compiuto un laborioso processo di affrancamento dal passato fascista. Un processo influenzato dalla presenza di varie anime: non solo quella del movimento sociale, ma anche quella dei trafughi democristiani e liberali, guidati impeccabilmente da Gianfranco Fini, il quale, come ha correttamente osservato Marco Tarchi, a causa della totale inconsistenza culturale e politica è la persona più indicata per guidare con equilibrio un partito dalle tante anime.

Ma la svolta di Fiuggi, nell’affermare la necessità di una svolta moderata, non ha permesso agli osservatori meno attenti di cogliere la permanenza di forti legami con il passato. La strategia messa in pratica per mantenere questo doppio binario è molto semplice: nelle istituzioni e sui grandi media il partito ha cercato di darsi un immagine decente, mentre nella piazza gli argomenti e i metodi sono rimasti quelli di una volta.

Un esempio lampante di questa strategia è rappresentato dal delfino del moderatissimo Maurizio Gasparri, il fiorentino Achille Totaro, uomo dall’eloquio grezzo e burocratico di un vecchio quadro democristiano. Ma le stigmate di una tradizione più nera sono evidenti, sin dall’aspetto esteriore. Achille Totaro ha inventato l’ormai celebre giornata anticomunista, una parata annuale di ignoranza storica e rozzezza culturale, che ha come unico vero obbiettivo quello di far recuperare al partito l’eventuale fuga di consensi dei nostalgici del ventennio e della Repubblica sociale. I crimini del comunismo, degli immigrati o dei partigiani sono solo il pretesto per poter tirare fuori dal cilindro ciò che sarebbe impresentabile nelle sale delle istituzioni politiche. A cominciare da strumenti che poco hanno a che fare con la dialettica civile e democratica. Chi scrive nel 2002 ha visto un corteo del FUAN (la Federazione Universitaria di Alleanza Nazionale, organizzazione che dà vita alla giornata anticomunista) fare saluti romani, brandire bastoni contro un presidio di studenti antifascisti. Ci sono inoltre decine di testimonianze relative a bastoni usati contro le teste di molti studenti in occasione di una conferenza su Giovanni Gentile il 15 dicembre 1999.

Achille Totaro e il suo fido scudiero Giovanni Donzelli sono i mentori di queste iniziative, pericolose non solo per l’incolumità fisica delle persone, ma anche per la memoria storica e il fondamento antifascista della Repubblica italiana. Totaro e Donzelli sono stati sostenitori di campagne per togliere la libertà ai docenti di scegliere i libri di storia, per ristabilire la gloria della Brigata Mussolini che massacrò migliaia di Jugoslavi, per dare dell’assassino a un eroe della Resistenza, medaglia d’oro al valor militare. Chi scrive, nel novembre del 2000 ha assistito alla conferenza a margine della IV giornata anticomunista, avvenuta a Firenze in un’aula universitaria. Lì, con il pretesto di ristabilire la verità storica sulle foibe (pretesto che non andò oltre la sponsorizzazione di un libro di memorie di una sopravvissuta alle foibe), si sentirono strilli omòfobi, relatori che si confrontavano chiamandosi “camerata”, ingiurie alla lotta partigiana; il consigliere comunale di AN, Riccardo Sarra, arrivò persino a dire, nel suo italiano approssimativo, di essere fiero di essere fascista.

In fondo i meccanismi che si sviluppano nelle alte sfere politiche si riflettono anche ai livelli più bassi: nel caso dell’Università il FUAN ha si è accasato nella lista studentesca Centro destra per l’Università, una compagine che tenta di nascondere la strategie di estrema destra dietro a capolista che fanno riferimento all’area liberista di Forza Italia. In questo modo i giovani di destra-centro tentano di accaparrarsi il consenso sia dei sostenitori dell’area del mondo liberale, sia dei militanti di una destra più aggressiva e tradizionalista.

Il problema centrale è che le istituzioni, politiche, amministrative o universitarie che siano, fanno orecchie da mercante di fronte a questo problema, fingendo di credere solo alla facciata presentabile di questa destra. La responsabilità di denuncia di questa deriva è rimasta purtroppo soltanto in mano a gruppi di persone più sensibili al problema dell’antifascismo e della democrazia, tra i quali lavoratori, studenti e militanti di centri sociali.

Certo, l’antifascismo non può, né deve essere delegato alle istituzioni, e deve appartenere all’intera collettività, ma il fatto che chi esercita il potere non abbia la volontà di censurare certe manifestazioni è sintomatico dell’insufficienza democratica del nostro paese.

Giulio Gori (pubblicato su D.E.A. - settembre 2004)

 PS: Dalla prima pubblicazione di questo articolo, ricordiamo che Achille Totaro è diventato, alle scorse elezioni politiche del 2006, Senatore della Repubblica

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 09 Settembre 2021 15:21 )  

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