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Tibet:pretesa sovranit

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La questione tibetana, considerata dal punto di vista dei rapporti internazionali, appare piuttosto complicata. La pretesa sovranità sul territorio tibetano da parte della Cina poggia su rivendicazioni che risalgono molto indietro nel tempo. Il Tibet è sempre rimasto in una condizione di isolamento politico ed economico e per questo non ha mai avuto bisogno di formalizzare, secondo il diritto internazionale, il suo stato giuridico. Questo ha creato non pochi fraintendimenti o, per meglio dire,  ha permesso ad alcune potenze politico-economiche di sfruttare alcune equivocità a loro vantaggio.
Potrà a questo punto essere utile riesaminare, seppure brevemente, le principali tappe che hanno condotto il popolo tibetano verso la dipendenza economica, politica e militare dalla Cina:
Il Tibet può essere riconosciuto come soggetto politico da più di 2000 anni; da quando, cioè,  le primitive tribù che lo popolavano si riconobbero in un re, nel 127 a.C. . Da allora la monarchia resse il Tibet per oltre mille anni. Dal X secolo dell’era cristiana visse in una condizione di frazionamento politico che durò quasi 350 anni, finché nel 1253 il lama del monastero di Sakya, maestro spirituale dell’imperatore cinese, divenne l’amministratore di tutte le provincie in cui era diviso il Tibet, e inaugurò di fatto il governo dei re-sacerdoti. Diverse discendenze di lama si succedettero per un lungo periodo. Dal 1435  si riaprì la parentesi monarchica laica che si concluse con la definitiva instaurazione di un Dalai Lama a capo spirituale e temporale del Tibet nel 1642. Questo sistema statale è durato fino ai nostri giorni.
 Fu il V Dalai Lama che, per primo, fu investito del potere politico :nel 1652 il primo imperatore manciù della Cina lo ricevette accogliendolo in qualità di re del Tibet. Da allora i rapporti tra gli imperatori cinesi e i Dalai Lama rimasero estremamente cordiali per oltre due secoli. A partire da questo momento due ambasciatori cinesi rappresentanti l’imperatore, gli Amban, furono stanziati a Lhasa. Nonostante la loro autorità, destinata comunque a scemare col tempo, fosse esercitata tramite il Dalai Lama la presenza di questi funzionari è bastata a far credere – o pretendere – che vi fosse una qualche forma di sovranità cinese sul territorio tibetano.
Durante il governo del XIII Dalai Lama, infatti,quando l’India britannica mostrò l’intenzione di voler intavolare dei rapporti commerciali con il Tibet e cominciò ad interessarsi a questioni di confine sul versante himalaiano, si rivolse direttamente alla Cina. Nel 1893 fu ratificata una convenzione che concedeva alla Gran Bretagna alcuni diritti commerciali nel sud del paese e ne ridefiniva i confini. I Tibetani non accordarono alcun valore al trattato stipulato. Il Vicerè dell’India, irritato per non avere potuto far valere le intese commerciali previste dalla convenzione, dichiarò la pretesa dipendenza del Tibet dalla Cina “una semplice formalità politica chele parti avevano conservato solo per cortesia reciproca”. Per indicare tale rapporto il Vicerè, Lord Curzon, utilizzò un termine che ben descrive la relazione tra i due stati:” suzerainty ”(il termine indica una sovranità nominale, un controllo dall’alto nei rapporti internazionali di uno stato che al suo interno è assolutamente autonomo). In ogni modo, nel 1903 un corpo di spedizione inglese fu inviato a Lhasa. Vi fu quindi uno scontro tra le truppe inglesi e tibetane. Queste ultime ebbero la peggio e il Dalai Lama dovette riparare nella parte orientale del paese. Gli inglesi, giunti a Lhasa ratificarono una nuova convenzione con il Tibet in quanto paese sovrano. La convenzione oltre alle questioni commerciali e di confine stabiliva che nessuna potenza estera poteva intervenire negli affari del Tibet senza il consenso della Gran Bretagna. Nella convenzione non vi è alcun esplicito riferimento alla Cina che, quindi, è inclusa tra le “potenze estere” menzionate nel trattato.
Nel 1906 però gli inglesi,temendo che la Cina potesse interferire con gli accordi presi con il Tibet, conclusero un accordo in cui la Cina accettava il trattato anglo-britannico. Ma ,poco dopo, un altro accordo fu ratificato, questa volta tra inglesi e russi , e prevedeva che nessuna delle due potenze avrebbe potuto negoziare con il Tibet, se non con la mediazione della Cina. Di fatto l’accordo consegnava il Tibet all’arbitrio cinese. Così le truppe cinesi invasero il Tibet e nel 1910 ne occuparono la capitale. Il Dalai Lama fu costretto a riparare in India.
Tuttavia la rivoluzione che in Cina portò alla nascita della repubblica, causò un ammutinamento delle truppe stanziate in Tibet le quali furono espulse, insieme agli Amban, e fu proclamata  l’indipendenza . Questa, però, non fu  sancita da un trattato con la Cina. Un tentativo di chiarire la situazione fu avanzato dalla Gran Bretagna: fu siglato un accordo dai delegati di Cina, India e G.Bretagna  che però non fu ratificato dal governo cinese. Così, venne redatta una dichiarazione aggiuntiva che privava la Cina di ogni pretesa di sovranità finché non avesse firmato la convenzione; cosa che non fece mai.
Dal 1912 il Tibet, sebbene non formalizzò mai la propria indipendenza, fu sempre considerato dai paesi con cui ebbe a che fare, stato autonomo e, in effetti in completa indipendenza visse fino all’invasione cinese del 1950.

Matteo Staglianò - DEApress 

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 18 Giugno 2009 12:48 )  

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