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Firenze - Totaro sotto processo

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FIRENZE - Si è svolta oggi, presso il tribunale di Firenze un’altra udienza del processo che vede imputati Totaro e altri militanti di Alleanza Nazionale per aver definito Bruno Fanciullacci un assassino durante la giornata anticomunista del 1999.
Il secondo testimone presentato dalla difesa, dopo la breve relazione di un giornalista de La Repubblica, il quale sostanzialmente ha ammesso di non ricordare quasi niente, se non ciò che ormai era già stato appurato, è stato Giovanni Donzelli, oggi consigliere comunale, al tempo leader del FUAN.

Donzelli, rispondendo alle domande dell’avvocato di parte civile, del Pubblico Ministero e dell’avvocato difensore ha dichiarato che al tempo dell’iniziativa i militanti del FUAN e di Azione Giovani non era a conoscenza della storia di Bruno Franciullacci, del suo sacrificio, e in parte non conoscevano l’opera di Giovanni Gentile che Donzelli ha dichiarato esser solo un pretesto per svolgere le proprie iniziative all’interno dell’Università.

Roberto Liardo/Deapress 

L’avvocato Lucibello, di parte civile, ha poi presentato una serie di foto scattate presumibilmente durante la manifestazione che poi ha scatenato le dichiarazioni di Totaro. L’avverbio “presumibilmente” è d’obbligo visto che per larga parte dell’udienza è stato messo in dubbio che quelle foto fossero state scattate in quell’occasione fino alla deposizione del secondo imputato che ha ricostruito gli eventi delle giornata basandosi proprio su quelle foto.
Donzelli ha risposto alle domande dichiarando di non riconoscere nessuno, di non ricordare se fossero stati fatti saluti romani e di escludere che alcuni dei partecipanti all’iniziativa organizzata dalla destra avessero strappato foto di Bruno Fanciullacci, tenendo però a precisare che lo striscione “Onore a Gentile, Fanciullacci assassino” fosse stato scritto vista la “provocazione” dei collettivi di sinistra che attendevano i militanti del FUAN mostrando proprio l’effige del gappista ucciso dal bandito Carità.
Dopo Donzelli si è seduto al banco dei testimoni un altro giornalista de La Repubblica: non ha saputo dare indicazioni precise, a parte lo striscione sopra citato, non ha saputo dire se le foto corrispondessero a quella giornata, ma ha precisato che il clima di tensione fosse stato provocato dall’intervento dei collettivi di sinistra. Secondo il giornalista si respirava un’aria che faceva ricordare gli anni ’70 nella logica degli schieramenti contrapposti: “da una partesi cantavano e scandivano inni al Duce, dall’altra si cantava Bella Ciao”.
Potremmo considerare questa affermazione di pesante gravità: un ragionamento di questo tipo avvalla le tesi di chi mette partigiani e repubblichini di Salò sullo stesso piano e scavalca il principio democratico secondo il quale Bella Ciao dovrebbe esser un patrimonio culturale della nostra Repubblica all’interno della quale non dovrebbe esser lasciata agibilità politica a chi, appunto, onora Benito Mussolini.
È stata poi la volta di un Ispettore di Polizia della DIGOS ormai in pensione. Questi ricorda di esser stato in servizio quel giorno e di esser stato chiamato Santa Reparata, a pochi metri dalla sede del FUAN e dalla sede universitaria all’interno della quale è stata poi svolta l’iniziativa. L’ispettore ha dichiarato che il compito della DIGOS era quello di evitare che vi fosse contatto tra i militanti di destra e quelli di sinistra per evitare il rischio che la manifestazione e il contro-presidio degenerassero in episodi di violenza fisica e non solo verbale. Inoltre ricorda che gli studenti dei collettivi di sinistra avevano il fine di impedire il “giusto svolgimento” - testuali parole - dell’iniziativa: in realtà - anche se questo particolare non è stato precisato in sede processuale - l’iniziativa non era legittima visto che il regolamento dell’Ateneo fiorentino vieta esplicitamente che vengano svolte iniziative di partito all’interno delle proprie sedi. Totaro durante il suo nuovo intervento ha invece dichiarato che il dibattito faceva parte del programma che il partito aveva elaborato dopo Fiuggi e cioè della riscoperte di quelle “menti” che avevano contribuito alla creazione di una cultura di identità nazionale.
Dopo dieci minuti di sospensione arriva poi il momento dell’altro imputato che inizia la ricostruzione dei fatti basandosi essenzialmente sulle foto presentate dall’avvocato Lucibello riconoscendo in questi i diversi momenti che avevano caratterizzato la giornata avvalorandone quindi l’autenticità. Questi ha dichiarato che l’iniziativa aveva come scopo quello di discutere e dibattere sull’opera di Gentile e che il meccanismo di contrapposizione con la figura di Fanciullacci è nato proprio dalla provocazione del presidio dei collettivi di sinistra che ne “sventolavano l’effige”. È in quel momento che sarebbe nata l’idea di scrivere lo striscione incriminato. “Lo conoscevamo [Fanciullacci] come assas… uccisore del filosofo Gentile”, e ancora “che fosse medaglia d’oro sono venuto a saperlo solo in seguito”.
L’avvocato di parte civile ha poi fatto due osservazioni che hanno messo in apparente difficoltà l’imputato. La prima riguardava il fatto che lo striscione - che quindi secondo la ricostruzione sarebbe stato scritto sul momento - campeggiava alle spalle dei relatori dell’iniziativa e, chi fa politica in modo attivo dovrebbe esser cosciente del fatto che di solito in quella posizione viene messo il tema centrale del dibattito e non un semplice sfogo dovuto alla tensione. È poi sceso nello specifico ed ha affondato: l’imputato aveva dichiarato di aver scritto il comunicato di solidarietà a Totaro - per il quale è sotto accusa - perché credeva che quella messa in atto dalla sinistra in consiglio comunale - che si era riunita in seduta straordinaria per discutere dell’accaduto, occasione in cui Totaro fu minacciato di querela - fosse un’opera di strumentalizzazione politica di un giudizio storico espresso dallo stesso Totaro. Nel comunicato stampa, a quanto pare redatto dallo stesso imputato con la collaborazione di Donzelli, Fanciullacci veniva definito un “cane assassino” e l’imputato a dichiarato che questa definizione dovrebbe esser contestualizzata rispetto al fatto che il gappista ha ucciso “un vecchio disarmata al suo rientro a casa”, ripetendo di non esser a conoscenza di altri elementi su questa figura. Lucibello ha però ribattuto che, se il comunicato era, non solo una concretizzazione della solidarietà a Totaro, ma una risposta al comunicato uscito dopo il consiglio comunale nel quale è stato dibattuto l’argomento, l’imputato non poteva non esser a conoscenza dei valori militari riconosciuti a Fanciullacci visto che nel comunicato stesso vi era una parte dedicata proprio alla storia del gappista e quindi non era possibile che l’imputato non ne fosse a conoscenza come invece stava affermando dall’inizio della sua dichiarazione.
Infine è stata la volta di Totaro. Dopo aver confermato interamente quanto dichiarato spontaneamente durante l’udienza passata, ha attaccato il consiglio comunale al quale ha rimproverato di svolgere consigli comunali straordinari, non tanto per parlare di mobilità o altri argomenti di interesse per la vita della città, ma solo per svolgere “un processo svolto al di fuori di un aula di tribunale”.
Totaro ha poi ribadito di aver definito Fanciullacci un assassino e di ribadire questa affermazione relativa all’omicidio di Gentile, rispettando invece il gappista perché “gettandosi dalla finestra per non fare il nome dei compagni ha dimostrato di credere in ciò che stava facendo”, ma purtroppo è venuto a conoscenza di questi elementi solo dopo l’iniziativa in cui lo definì assassino, ribadendo questo concetto nonostante gli fosse stato fatto notare che era molto strano lui non avesse mai sentito parlare del gappista visto che svolgeva attività politica per il Msi nella città di Firenze dall’età di 14 anni e che avesse già svolto iniziativa su Giovanni Gentile, durante una delle quali era stato presentato un libro in cui parlando della sua storia veniva dato ampio spazio alla sua morte e quindi anche alla figura di colui che lo uccise e fu a sua volta ucciso dopo svariate torture.
Totaro ha poi concluso con un’arringa anticomunista puntando il dito contro chi aveva scattato le foto presentate dall’avvocato Lucibello che secondo lui fanno parte delle schedature su cui lavora l’estrema sinistra.

L’udienza è stata poi rinviata al 29 giugno, alle ore 9:00 presso l’aula bunker di S. Verdiana in via dell’Agnolo: probabilmente sarà il giorno della sentenza.

 

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 26 Settembre 2007 21:23 )  

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