Dal 5 al 15 maggio, presso i locali dell'associazione socio-culturale D.E.A., sita in Borgo Pinti 42/r, sarà esposta la mostra grafica dal titolo "Red Book" della giovane artista ligure Sara Pierotti.
Sara Pierotti nasce a Sarzana in provinvia di La Spezia nel 1980. Nel 2006 si laurea in Arti visive e Discipline dello Spettacolo, indirizzo Grafica d'Arte, presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara.
In questi anni, grazie allo studio e alla ricerca nel campo della calcografia e della computer art, la giovane artista ha indirizzato la sua attenzione verso la pittura, intesa come grafica e alla ricerca di un risultato compositivo sempre in interazione con lo spazio.
La lastra di zinco, i procedimenti calcografici, le tecniche di stampa e le numerose sperimentazioni sulle quali ha puntato il suo interesse, le hanno permesso, giorno per giorno, di trovare un suo stile, di soffermarsi su determinati aspetti prodotti da mezzi quali: l’acquaforte per il segno e le tecniche serigrafiche per il colore. Questo le ha permesso di lavorare sul segno calcografico, di studiarlo, di analizzarlo, scomporlo, ingrandirlo, osservarlo e tramutarlo in un elemento a sé stante che avesse in sé valore: esso racchiude una serie infinita di variazioni tonali e grafiche, di strutture, di sfumature, di elementi che diventano la base della sua ricerca.
Ovviamente il procedimento di stampa calcografico ha condizionato l’altro aspetto che assieme al segno si coniuga nei lavori della Pierotti: il colore. "Questo è parte integrante della mia ricerca - ha affermato l'artista ligure - in questi progetti tutto è studiato in funzione di quella linea, di quel passaggio, di quella campitura di rosso che attraversa lo spazio pittorico: diviene il “tocco finale”, l’elemento che permette al segno di espandersi, di liberarsi, di armonizzarsi, di giocare nello spazio".
Solitamente per realizzare una pittura la Pierotti inizia a lavorare su un bozzetto che realizza a china. Da un bozzetto iniziale (3x3cm) esegue una serie di variazioni che le permettono di studiare il formato, la grafica, gli elementi compositivi e la struttura portante del progetto.
Ruolo fondamentale assumono in questo frangente le parole, i caratteri, che diventano il punto nevralgico del lavoro: possono essere singole parole ripetute incessantemente, numeri, sigle, frasi, lettere, tutto viene inserito con l’intento di far perdere valore a ciò che c’è scritto e far diventare quel messaggio un elemento decorativo, una texture, una composizione grafica che si perpetua nello spazio spoglia del suo significato. "Poi inserisco il colore intervenendo con un semplice pastello rosso che conclude il progetto - prosegue la Pierotti- la creazione avviene come qualcosa di non calcolato o meditato, ma in modo molto istintivo e veloce, di solito per realizzare un bozzetto impiego meno di un minuto. Da questa serie di proposte inizia una selezione di quelle che ritengo più armoniche e convincenti".
La seconda fase è quella che passa attraverso il computer. Inserendo le immagini ed ingrandendole, l'artista acquisisce tutti quegli elementi di cui ha bisogno per soffermarsi ed analizzare il suo lavoro. "É come se passassi una lente di ingrandimento su qualcosa di molto piccolo e definito e venissi a conoscenza di tutte quelle particolarità, sfumature, errori e variazioni che esso racchiude: una linea non è più solo un segno nero che attraversa e definisce l’opera, ma si compone di frammenti, di zone più fragili, forti, marcate, accennate, ripassate, perse e ritrovate; il colore - afferma la Pierotti - non è più una macchia uniforme, ma è un susseguirsi di accenni, velature, campiture piatte molto coprenti da un lato e fortemente vibranti dall’altro. Questo è quello che mi permette l’ingrandimento: di scegliere cosa rivelare e cosa occultare, su cosa insistere e cosa inserire tra le righe".
Se la prima fase di progettazione è in un certo modo insensata perchè non condizionata, la fase di riproduzione, sulla tavola o sulla carta, è molto calcolata. Tutto quello che Sara decide di fare è in funzione di un solo obiettivo: mantenere nell’opera finale la stessa freschezza del segno grafico iniziale. Il risultato deve essere quello di una pittura fresca, gestuale e non calcolata, come fosse una improvvisazione, uno schizzo veloce attraversato da un getto di colore vibrante.
Sicuramente la grafica è il punto di partenza di questi lavori, è il substrato nel quale essi nascono, variano, si sviluppano ed alla quale essi ritornano. "La decorazione sicuramente influenza quella che è la natura più profonda del mio estro - prosegue la Pierotti - lo spazio che li accoglie è per me un nodo fondamentale: il loro fine è quello di armonizzarsi con esso, di creare un ambiente in cui sia possibile avvertire continui rimandi da una parete all’altra, da un quadro all’altro".
Nicoletta Consumi - DEA press
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