La redazione di DEApress è aperta ai più svariati contenuti e alle forme e le posizioni più diverse. Per questa ragione possono convivere anche in una stessa prima pagina spunti e opinioni molto diversi tra di loro.
Sulla questione del Topolino di Hamas è bene, a giudizio di chi scrive, porre qualche elemento di chiarezza.
Premesso che un tipo di programma di quel tipo non è adatto a un pubblico di bambini, parlare di un caso come "integralismo religioso" è una colossale sciocchezza, che va smontata punto per punto.
Anzitutto, Hamas non è un movimento politico integralista: checché ne dicano molte frettolose redazioni 'esteri' del nostro paese, il partito maggioritario in Palestina non chiede né l'applicazione della legge islamica, la sharia, né ha prerogative religiose ai primi punti del proprio programma. Hamas è un partito che chiede la liberazione della Palestina, prima di ogni altra cosa. Il fatto che sia un partito religioso è un elemento secondario. Del resto, in Italia abbiamo molti partiti religiosi, che impongono provvedimenti legislativi medioevali cari alla Chiesa cattolica: come la legge sulla procreazione assistita, come il veto alla legge sui Dico, tanto per fare due esempi. Eppure, chi grida allo scandalo per la Palestina non fa altrettanto per il nostro paese.
In definitiva Hamas non ha nulla a che vedere con gli sciiti iraniani, o altri gruppi integralisti.
In secondo luogo, l'affermazione secondo cui Israele dovrebbe scomparire è un'affermazione massimalista, ma che di religioso non ha nulla. L'affermazione è figlia di un contesto storico e politico molto pesante, in cui le tensioni sono esasperate e in cui, soprattutto, c'è un paese che ora non esiste: è la Palestina, che dal 1967 è occupata completamente e illegalmente dallo Stato di Israele. Lo dicono decine di risoluzioni dell'ONU, lo dicono i Tribunali internazionali. E' strano che ci si preoccupi di una propaganda politica che chiede, in modo pur eccessivo, la scomparsa di uno Stato, quando le stesse persone non si preoccupano dell'inesistenza, attuale, reale e tangibile, di un altro Stato.
Terzo, la richiesta della liberazione della moschea di Al-Aqsa non ha nulla di religioso. Al-Aqsa è sì il terzo luogo santo dell'islam, ma è anche un simbolo per tutti i Palestinesi, laici e religiosi, e appartiene a quella parte di Gerusalemme illegalmente occupata da Israele.
Quarto, Hamas ha vinto regolari elezioni politiche in Palestina. Che ci piaccia o no, visto che viviamo in un paese che propaganda di voler esportare la democrazia, dobbiamo rispettare il giudizio e l'autodeterminazione degli altri popoli. Senza considerare il fatto che l'affermazione politica di Hamas è figlia delle politiche israeliane, che per anni hanno massacrato letteralmente la parte laica dell'Autorità Nazionale Palestinese.
Quinto e ultimo, una breve riflessione sul significato politico dei partiti islamici. Lo storico turco Taner Akçam ha scritto: "La religione cessa di fungere da identità generale unificante. Questo sviluppo porta in effetti alla scomparsa dello speciale carattere unificante dell’identità religiosa. Durante tale processo di declino, la religione è diventata l’identità politica di un sottogruppo all’interno della società. In occidente ciò viene erroneamente guardato con preoccupazione, come l’insorgere del fondamentalismo[...]. La religione sta gradualmente diventando l’identità politica di una sottosezione della società. Il rafforzarsi del movimento islamico dovrebbe essere considerato la fine di quel ruolo di sovra-identità unificante che la religione ha detenuto nella società”.
Sulla questione del Topolino di Hamas è bene, a giudizio di chi scrive, porre qualche elemento di chiarezza.
Premesso che un tipo di programma di quel tipo non è adatto a un pubblico di bambini, parlare di un caso come "integralismo religioso" è una colossale sciocchezza, che va smontata punto per punto.
Anzitutto, Hamas non è un movimento politico integralista: checché ne dicano molte frettolose redazioni 'esteri' del nostro paese, il partito maggioritario in Palestina non chiede né l'applicazione della legge islamica, la sharia, né ha prerogative religiose ai primi punti del proprio programma. Hamas è un partito che chiede la liberazione della Palestina, prima di ogni altra cosa. Il fatto che sia un partito religioso è un elemento secondario. Del resto, in Italia abbiamo molti partiti religiosi, che impongono provvedimenti legislativi medioevali cari alla Chiesa cattolica: come la legge sulla procreazione assistita, come il veto alla legge sui Dico, tanto per fare due esempi. Eppure, chi grida allo scandalo per la Palestina non fa altrettanto per il nostro paese.
In definitiva Hamas non ha nulla a che vedere con gli sciiti iraniani, o altri gruppi integralisti.
In secondo luogo, l'affermazione secondo cui Israele dovrebbe scomparire è un'affermazione massimalista, ma che di religioso non ha nulla. L'affermazione è figlia di un contesto storico e politico molto pesante, in cui le tensioni sono esasperate e in cui, soprattutto, c'è un paese che ora non esiste: è la Palestina, che dal 1967 è occupata completamente e illegalmente dallo Stato di Israele. Lo dicono decine di risoluzioni dell'ONU, lo dicono i Tribunali internazionali. E' strano che ci si preoccupi di una propaganda politica che chiede, in modo pur eccessivo, la scomparsa di uno Stato, quando le stesse persone non si preoccupano dell'inesistenza, attuale, reale e tangibile, di un altro Stato.
Terzo, la richiesta della liberazione della moschea di Al-Aqsa non ha nulla di religioso. Al-Aqsa è sì il terzo luogo santo dell'islam, ma è anche un simbolo per tutti i Palestinesi, laici e religiosi, e appartiene a quella parte di Gerusalemme illegalmente occupata da Israele.
Quarto, Hamas ha vinto regolari elezioni politiche in Palestina. Che ci piaccia o no, visto che viviamo in un paese che propaganda di voler esportare la democrazia, dobbiamo rispettare il giudizio e l'autodeterminazione degli altri popoli. Senza considerare il fatto che l'affermazione politica di Hamas è figlia delle politiche israeliane, che per anni hanno massacrato letteralmente la parte laica dell'Autorità Nazionale Palestinese.
Quinto e ultimo, una breve riflessione sul significato politico dei partiti islamici. Lo storico turco Taner Akçam ha scritto: "La religione cessa di fungere da identità generale unificante. Questo sviluppo porta in effetti alla scomparsa dello speciale carattere unificante dell’identità religiosa. Durante tale processo di declino, la religione è diventata l’identità politica di un sottogruppo all’interno della società. In occidente ciò viene erroneamente guardato con preoccupazione, come l’insorgere del fondamentalismo[...]. La religione sta gradualmente diventando l’identità politica di una sottosezione della società. Il rafforzarsi del movimento islamico dovrebbe essere considerato la fine di quel ruolo di sovra-identità unificante che la religione ha detenuto nella società”.
Giulio Gori - DEA
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