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Un colpo di remo: voglia di cambiamento

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Tutta l’area del Mediterraneo do sud è in fermento. In Egitto l’esercito cavalcando l’onda dell’insurrezione popolare ha riassunto il potere di decisione e di scelta che l’avvento di Mubarack aveva di fatto nascosto, ed ha costretto all’esilio l’ex generale di Sadat.

Il grande e millenario Paese del Nilo è stato tra i primi a sollevarsi. La crescente disoccupazione e l’insostenibile leggerezza della classe dirigente ha spinto grandi masse popolari a riprendere la lotta che purtroppo ormai da secoli non trova soluzione cogente. Nella storia dell’uomo è ormai del tutto evidente che la “formula” migliore di auto-governo si chiama Democrazia Parlamentare; essa stessa non è immune da degeneratio ( il fascismo e il nazionalismo sono prova evidente di una possibile degenerazione ) , ma dopo le mancate applicazioni del “socialismo reale” non è alle viste un “paesaggio” migliore dove proporre istanza, leggi e partecipazione, se non nella creazione di quella forma evoluta del "potere del popolo" di ellenistica memoria.

Il tempo di uno sviluppo partecipativo, che va dalla nascita della città stato all’indipendenza nazionale  ha nelle elezioni di deputati e senatori quali rappresentanti della volontà popolare, il suo migliore momento dopo la sconfitta del nazi-fascismo ( II°guerra mondiale ) e dopo la caduta del muro di Berlino ( simbolo e nn solo del fallimento pre-comunista ) La lotta politica e sociale che nelle moderne democrazie è il sale dell proprio sviluppo ha creato in breve tempo condizioni del tutto diverse da quanto fu stabilito nelle Conferenza di Yalta dalle potenze vincitrici della seconda  guerra mondiale.  La situazione politica dell’Europa che sta faticosamente cercando una sua unità continentale è stata esempio e traino per tutti i Paesi che stanno formandosi e crescendo nel Mondo.

L’unità sotto il mantello della fede non funziona come dimostrano i continui cambiamenti avvenuti nei Paesi mussulmani, i quali per decenni sono stati rinforzati dall’egemonia USA anche per la funzione di scudo nello scontro capitalista contro l’impero sovietico. La grande potenza atlantica non è orami più capace di mantenere l’impegno di protettrice così come la politica statunitense ha sempre avvallato del proprio ruolo di garante. Purtroppo gli errori delle varie amministrazioni di Washington saltano agli occhi proprio nel momento che i Paesi “protetti” cercano un diverso sistema rappresentativo.

Le scelte politiche di questi Paesi sono essenzialmente costrette dentro l’alveo di una riappropriazione confessionale islamista ( l’Iran è un esempio ) o dal tentativo di costruire moderne democrazie. Va detto che molti di questi Paesi sono in grande difficoltà sia nella loro scelta culturale che non ha ancora elaborato un sistema “protestante” all’Islam, sia per le feroci repressioni subite dai vari rais e dictator che ne hanno costituito fino ad oggi la rappresentanza politica e governativa.

L’Egitto ne è un chiaro esempio, dopo l’indipendenza dalla Gran Bretagna e la grande crescita sociale avvenuta con il governo Nasser, solamente le grandi epurazioni militari instauratesi a dittatura, hanno continuato ad imporre al Paese scelte obbligate vuoi per la grande potenza economica latifondista e commerciale (rappresentata e riconosciuta dai Mullah e dalle scuole coraniche) vuoi dall’alleanza costretta con le potenze occidentali ( USA.GB,Israele ) che hanno imposto loro sudditanze economiche e militari  nell’interesse delle grandi Compagnie petrolifere e multinazionali commerciali.

Il vaso è colmo il potere militare-familistico di clan, dell’ultimo faraone è saltato, speriamo che la società civile egiziana sia capace di imporsi ai militari e possa emergere quale guida civile di un reale cambiamento.

L’onda della protesta popolare sta attraversando altri Paesi mussulmani: Baharein, Yemen, Tunisia, Marocco, l’Algeria stessa, Paese affrancatosi dopo una furiosa guerra anticoloniale e di indipendenza sta risvegliandosi e si accorge che il Partito Rivoluzionario si è sostituito all’amministrazione francese, soddisfacendo solamente in parte le istanze delle masse popolari che furono le protagoniste vere del cambiamento indipendentista.

In Libia il potere del colonello Gheddafi, costruito nel miraggio della “Rivoluzione verde” sta riconoscendosi come una feroce e spietata dittatura tribale, che ha abbandonato per strada fette sempre maggiori di popolazione che è nata nelle città e che non ha alcuna speranza di sistemazione esistenziale, non avendo rappresentanza in Parlamento (che è più una tenda dove il rais tutto decide e poco concede) e non riuscendo ad avere una propria identità politica.

Peccato va detto, che l’Europa stia attraversando una sua particolare stagione di evanescenza politica. L’Unione europea è sempre più l’Europa delle Patrie che non una Patria per gli europei. Troppi distinguo nazionali e appunto i fermenti nazionalistici presenti in tutti i 27 Paesi aderenti, ne limita l’intervento politico, culturale ed anche economico. I Paesi dell’area mediterranea avrebbero invece necessità di un sostanziale intervento europeo che avrebbe il potere di legittimarne le istanze e di aiutare culturalmente verso il cambiamento.

Così assistiamo impotenti allo svolgersi dell’antico dramma, che noi italiani conosciamo bene, cadendo quest’anno l’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia che è messa in discussione da quelle forze politiche che invero aspirano allo sfascio nazionale, per riproporre sistemi a-storici e pre unitari che sono così ben rappresentati nel teatro dello scontro contemporaneo.

Non dimentichiamoci che  proprio la caduta di quel muro ha voluto dire in Europa una stagione di  guerre e stragi di secessione in Paesi forti, improvvisamente dissoltisi (Jugoslavia, Cecoslovacchia, Russia) dando il la alla nascita di Croazia, Lituania, Lettonia, Ucraina, Slovacchia, Kossovo, Macedonia, Bosnia,  ecc. che solamente adesso dopo 21 anni sembra essersi esaurita e che di tutta evidenza ha creato grandi problemi alla Unione Europea.

Il Governo italiano complice come non mai delle dittature che stanno soccombendo non trova una voce autorevole e non sa dare una direzione chiara, politica e culturale nello svolgersi di questi cambiamenti epocali, e riesce penosamente a  rappresentarsi  nel  vecchio teatrino delle parti

. “ Uno nessuno, centomila” sono i motivi, le scelte, le indicazioni e gli esempi di questa classe politica obsoleta e poco rappresentativa. E’ sul “ponte di comando” una dirigenza fatta di “magliari,  pupe, escort,  esagitati-tronisti, millantatori televisivi, pentiti socialisti, P2isti, nazional-socialisti, bancarottieri, affaristi, chierichetti, e così la barca italiana boccheggia, sembra senza timone, somiglia molto a quella classe di potere che sta scappando di fronte alle proteste delle masse urbane e popolari che dall’Egitto alla Tunisia, stanno cercando un cambiamento.

Possiamo solamente augurarci, che proprio negli aspetti democratici così voluti dai giovani di Cairo, di Tunisi, di Casablanca, gli italiani dentro la cabina del voto, sappiano liberarsi di questa classe politica e dirigente, appunto senza spargimento di sangue, che invece come sappiamo sta avvenendo……“solo”  sull’altra sponda del mare ex nostrum.

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 25 Maggio 2011 12:31 )  

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