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Lezione mediorientale

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Siamo tutti in attesa di qualcos’altro dopo gli ultimi avvenimenti mondiali. La morte di Osama ‘bn Laden porta con sé molti interrogativi. Le foto raccapriccianti di quell’omicidio risvegliano negli Stati Uniti una coscienza puritana, ma non possono negare l’evidente contraddizione dei comportamenti avuti proprio dalle varie Amministrazioni precedenti  con la parte mussulmana del Mondo,  della comune Terra.

Gli interessi del Pakistan che ha fatto per anni il doppio gioco, stanno suscitando negli USA indignazione e protesta e si prevedono ulteriori problemi in un Paese mussulmano – laico, così importante nella guerra che si sta combattendo in Afghanistan, problemi che sono divenuti sempre più pressanti e che in realtà stanno portando il Pakistan sull’orlo del disfacimento.

Da una antica lotta mercantile e religiosa contro l’India, il Paese mussulmano già diviso in Bangladesh, sta crollando sulla propria incapacità di essere un Paese civile. Sono domande che dobbiamo cominciare a considerare perché per certuni Paesi in via di sviluppo che erano considerati sull’orlo della povertà (India, Cina;Brasile, Sud-Africa) oggi assistiamo ad evidenti miracoli economici importanti, dei veri boom di sviluppo, a fronte di paesi invece ricchi di petrolio , di gas naturali e fosfati (Libia, Yemen, Egitto, Siria,Iran,Iraq) che arrancano nelle classifiche dei paesi più poveri sia di una qualsivoglia “democrazia” sia di sviluppo economico, sociale, umano e civile.

Tutta l’area che è in grande fermento, ma anche in grande espansione e andrà rimodellata politicamente e socialmente. Vanno denunciate e riviste le ipocrisie dei Paesi occidentali, che per anni si sono turati il naso in una sopportazione clientelare, nascondendo la mancanza di democrazia e gli orrori perpetuati da vari dittatori, rais e monarchie assolute, che hanno dissanguato nazioni che sono oggettivamente potenti e ricche ma che hanno costretto i loro abitanti a vivere quasi nell’indigenza, a guadagno di piccole elite e cricche proto-mafiose, che coinvolgono le gerarchie religiose e mercantili.

Queste società oligarchiche, assolutiste, militari, conservatrici, costruite attorno e con la compiacenza di “suk e mercati”  sono l’unica realtà sociale presente storicamente in tutti i paesi mussulmani.  Lo stesso Corano è scritto da un mercante ad uso esclusivo di beduini e carovanieri che percorrevano le vie della seta, bisognosi di sentirsi protetti spiritualmente “sotto il cielo” dei grandi altopiani della Mesia, della Bacttriana, della Persia, si sono vitaminizzate  nello scontro secolare contro l’occidente cristiano, e gli orrori ma spesso gli errori sono figli di una mancata pacificazione, di intransigente disconoscimento.

Dovremmo anche riconsiderare l’importanza e gli impegni  che la democrazia occidentale ha verso questi Paesi. Si è presa la decisione di intervenire contro la Libia del “colonel” Gheddafi per difendere la popolazione civile dai deliri della propria governance, ma però allo stesso tempo sentiamo un silenzio assordante nei confronti della Siria del rais Hassad, un waabita dagli stretti  legami  con la famiglia reale saudita, permettendo  così al “giovane macellaio” di sfruttare a pieno l’eredità paterna che si è sempre contraddistinta per una  feroce repressione contro gli elementi progressisti siriani, fossero giornalisti, scrittori, artisti e reprimendo nel sangue ogni tentativo di sindacalizzazione delle masse lavoratrici.

Diciamolo sinceramente, in tutta l’area mediorientale l’unica democrazia parlamentare è  la giovane società israeliana, che ha prosperato per la forza dirompente dei propri abitanti, ma che ha dato il destro della “difesa faziosa” ai Paesi occidentali, mantenendo alto lo scontro e la paura di un nuovo stato palestinese controllato da Hamas e da altre organizzazioni politiche arabo- intransigenti.

L’ingerenza iraniana in tutta l’area (vedi Libano) va a contrastare la secolare ingerenza europea, che è la prima responsabile della dimenticata evoluzione sociale e politica di tutta l’area.

L’esempio prossimo è la mancata adesione  all’ingresso  nell’area europea, dell’Unione Europea, di paesi quali Turchia, Marocco e della stessa Israele, che invece avrebbe significati alti e fortemente indicativi. Invece l’Europa mantiene alto solo scontro, e molto basso invece l’incontro con una civiltà millenaria che unisce  1 miliardo di persone e che ha bisogno anch’essa di evolversi, di crescere e dare una diversa aspettativa di vita alle proprie popolazioni, che non siano sempre jihad, martirio, e repressione.

Le politiche economiche sono in questo momento storico l’unica unione dei Paesi occidentali e solo mantenendo al potere consorterie filo-occidentali considerate strategicamente “sopportabili” possiamo mantenere i livelli di sviluppo che stiamo percorrendo. Petrolio, gas naturali, fosfati, uranio, oppio per i mercati di tutta la nostra “grassa e grossa civiltà industriale” la quale allo stesso tempo dimostra tutti i propri limiti di democrazia e partecipazione.

Manteniamo eserciti per mantenere uno status-quo insopportabile in Medio Oriente ma anche la nostra giovane democrazia di fronte ad un  tenore di vita non più sopportabile, lega alle proteste  civili dei paesi maghrebini, dell’Egitto, della Siria ecc. la propria instabilità politica e la protesta che sta montando nella nostra società civile. Somigliamo più noi alle loro dittature, dopo questi anni di complicità, che non loro alla nostra natura del Diritto e della Democrazia Parlamentare.

E’ giunto il tempo anche per noi italiani di fare differenti scelte per il benessere di tutto il Mediterraneo mentre scopriamo il malaffare dei partiti del “buon governo”, vediamo l’impunità di una classe dirigente arruffona ed incapace, la quale col 22% del 60% di votanti si arroga e prende tutto il potere costituito, ingrassando banche, finanza e impresa, che hanno creato questa ultima crisi, scaricata sulle spalle e sulla busta paga delle classi lavoratrici.

E’ giusto arrivato il tempo di cambiare e vanno create forme di aggregazione politica che abbiano la capacità e il progetto di farci fare scelte difficili ma necessarie, finalmente differenti, perché davvero un altro Mondo è possibile. E’ tempo che i Governi siano retti da donne e uomini giovani e capaci, anche per allontanare la gerontologia dalle poltrone, i business e gli affari dalle leve economico-politiche del nostro Paese, mafia e violenza dalle istituzioni democratiche nate col sacrificio e la determinazione dei compagni partigiani combattenti nel 1945.

 

walter maccari  - nuova resistenza.org – deapress.com

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 25 Maggio 2011 12:21 )  

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