Il giorno dopo Pontida
Nel tradizionale raduno della Lega Nord, Bossi ha posto le sue condizioni alla maggioranza; 12 punti in 180 giorni. I principali sono: ridurre le tasse, disimpegnarsi dalla Libia, spostare due ministeri a Monza, dimezzare il numero dei parlamentari. Sembra più un elenco di sogni che il programma politico di un partito che da tre anni è al governo. A queste sparate, fa da contrappeso la calma predicata dal leader leghista, conscio del fatto che “il ciclo storico è cambiato”. Il partito è di fatto diviso tra una base, stanca di sentirsi ripetere le solite promesse, e i vertici che sanno che staccare ora la spina al governo avrebbe conseguenze pesanti non solo a Roma, ma in tutte le amministrazioni locali in cui Pdl e Lega governano assieme. Calderoli, Maroni e Bossi sul palco di Pontida hanno tentato di mantenere il piede in due staffe: accontentare la base senza ufficializzare la crisi di governo. La loro speranza è quella di andare alle elezioni quando l’esecutivo avrà recuperato un po’ di credibilità. Bossi e Berlusconi sono alleati perché in Parlamento dispongono di una maggioranza che non esiste nel paese reale, confrontarsi con esso, porterebbe a una sconfitta per entrambi. Il concetto di fondo è che questo governo continua ad andare avanti più per la mancanza di un’alternativa credibile che per la sua capacità di agire.
Fonti: Il Manifesto, La Repubblica, Il Giornale, La Padania, Ansa
Fabio Conforto/DEApress
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