Teodosio D’Apolito
“L’ebbrezza che dissolve gli affanni e move l’animo dal profondo”
In un tempo che trasforma il vino in etichetta, strategia e linguaggio commerciale, arriva il saggio di Teodosio D’Apolito che torna alla poesia, alle radici antiche dei romani, alla vera cultura del fare e del bere vino. Si intitola “L’ebbrezza che dissolve gli affanni e move l’animo dal profondo”, un saggio leggero e poetico che conduce tra i banchetti latini, dove il vino era memoria collettiva, riflessione e persino cura dell’anima. Tra citazioni classiche e osservazioni tecniche, dimostrando come i Romani avessero già sviluppato una sorprendente consapevolezza enologica. Senza strumenti moderni né lessici scientifici, senza computer e calcoli numerici, parlavano già di rese, di equilibrio, di terroir, intuendo la complessità del rapporto tra terra, uomo e fermentazione. Ma il cuore del libro non è soltanto storico. D’Apolito evita il tono accademico e sceglie invece una forma narrativa da portare in scena per far tornare a vivere di luce testi e aforismi della Roma antica. Le pagine sembrano spesso conversazioni attorno a una tavola, dove filosofia e pratica agricola convivono naturalmente. Vino e letteratura... sperando non arrivi anche qui l'intelligenza finta delle macchine del futuro...