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La Magna Grecia

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I mercati; termine impersonale che nasconde dietro di sé gli interessi di banchieri industriali e speculatori, non hanno gradito la manovra italiana perché essa di fatto rimanda i tagli e i problemi al 2013 dando un’idea dell’incapacità di affrontare seriamente l’attuale crisi finanziaria. Ragioni politico-elettorali hanno suggerito a Berlusconi di passare alla prossima maggioranza, quasi certamente diversa da quella attuale, l’onere dei 40 miliardi di tagli in due anni. Questo darebbe a lui, o qualcuno in sua vece, la possibilità di presentarsi come salvatore della patria, diciamo nel 2015, quando il governo in carica, di centro-sinistra o tecnico, sarà incapace di gestire le tensioni sociali derivanti da anni di tagli a ogni settore del welfare e dovrà dimettersi. La giornata di oggi ha visto piazza affari perdere il 3,46% e numerosi titoli bancari sono stati sospesi per eccesso di ribasso, tutto ciò è legato alla difficile situazione in cui si trova Tremonti, considerato il garante dei conti pubblici italiani. Quello che più è preoccupante è l’aumento del rendimento tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi. Questo significa che si è disposti a correre il rischio di comprare Bot anziché Bund solo se i primi rendono di più dei secondi. Un aumento  giornaliero di 16 punti ossia dello 0,16% rappresenta uno sconvolgimento enorme se si pensa che le cifre in questione sono svariati miliardi di euro. Hanno subito aumenti di rendimento, indice di maggiore rischiosità, tutti i Pigs ma anche numerosi stati europei ritenuti solidi quali Finlandia, Austria e Olanda. Il  motivo va ricercato nella creazione della moneta unica: da quando esiste l’Euro gli stati aderenti hanno perso la possibilità di stampare moneta e quindi di svalutarla nel caso in cui si necessario. Di inflazione e svalutazione è piena la storia del nostro paese fino alla più recente degli anni ’90. Non è una soluzione che può essere usata all’infinito ma, la possibilità di creare moneta anziché andarla a cercare sul mercato, è un prezioso strumento. Ipotiziamo che la Grecia abbia ancora la dracma; la soluzione più semplice sarebbe stampare moneta, causando inflazione, aumento dell’esportazioni e calo delle importazioni, insomma un impoverimento ma, sicuramente migliore della distruzione dello stato che è in corso con la svendita perfino delle agenzie delle entrate. La crisi si sta propagando perché gli stati  più ricchi dell’Unione(Francia e Germania su tutti) stanno prestando soldi  a quelli più deboli. Non è un’opera di carità ma un’opera di strozzinaggio perché i tassi che oggi la Greca (domani tanti altri) deve pagare per rifininanziare il suo debito sono da usura :30% sui titoli a due anni. “La Grecia non riuscirà a ripagare il proprio debito ma nel frattempo ci si può lucrare sopra” ecco il pensiero di molti banchieri europei. La soluzione per evitare la macelleria sociale che l’austerity comporta è uscire dall’Euro. Può apparire una scelta folle ma, valutando le alternative, risulta di gran lunga la migliore. Il rapporto Deficit/PIL deve essere riportato al 60% (oggi in Italia è al 120%). Se si accetta questo parametro esistono due alternative estreme: raddoppio del denominatore o dimezzamento del numeratore, fin qui siamo alla matematica. Nella pratica significa che o l’Italia inizia a crescere a ritmi cinesi o dovrà effettuare pesanti tagli sulle uscite. Che l’Italia si metta a crescere al 6-7% annuo è attualmente impossibile: mancano infrastrutture, non ci sono investimenti in ricerca, l’evasione e la corruzione imperversano e la tanto decantata produttività è ferma. L’opzione B significa che vedremo distrutto tutto ciò che riamane dello stato sociale e svenuto tutto ciò che è pubblico: scuola, sanità, acqua, pensioni. Si venderanno le isole più piccole come l’isola del Giglio o le Tremiti: da qualche parte dovranno essere tirati fuori 6-700 miliardi di Euro. Tutto sarà privatizzato. Alla luce di ciò rinegoziare i parametri di Maastricht rappresenta una soluzione temporanea; l’unica soluzione di lungo periodo è l’uscita dall’Euro che oggi tutela unicamente gli interessi dei banchieri, in primo luogo quelli tedeschi.

Fonti: La Repubblica, Lettera 43, comedonchisciotte, Ansa

Fabio Conforto/DEApress

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