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Aggiornamenti dalla Libia

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Impossibile dire dove si stiano svolgendo i combattimenti tra “i ribelli di Bengasi” e le truppe fedeli a Gheddafi. Quello che è certo è che la guerra in Libia rischia sempre più di trasformarsi in un nuovo Vietnam. Esiste però una sostanziale differenza tra i due scenari: almeno per ora, a fare il lavoro sporco a terra sono altri libici e non truppe della NATO che bombardano dall’alto. In questo momento mancano le motivazioni allo schieramento composto da i cosiddetti ribelli di Bengasi e dalla Nato. I primi non hanno un gran interesse a combattere in zone che sentono non appartenere a loro, appartengono alle tribù della Cirenaica e la conquista di Tripoli e la conseguente caduta di Gheddafi non li interessa. Il discorso è diverso per i vertici del governo di Bengasi: sono in buona parte appartenenti al vecchio establishment e probabilmente ambiscono a sostituirsi, più che cacciare, Gheddafi. In quest’azione si trovano tuttavia piuttosto soli perché i “ribelli” non sono  né ben addestrati né motivati. La Nato, braccio armato degli interessi occidentali, ha raggiunto i suoi principali obbiettivi: la costruzione di una banca centrale aperta ai privati, la conquista delle principali zone petrolifere situate nel golfo della Sirte, l’indebolimento della leadership del Rais ed il furto legalizzato di tutti gli investimenti libici effe. In un certo senso Francia Gran Bretagna e Stati Uniti hanno già vinto questa guerra. Per rendere totale la vittoria sarebbe necessaria la caduta di Gheddafi ma, per i suddetti motivi, sembra difficile che questa possa avvenire senza un intervento a terra. Quest’eventualità è esplicitamente negata dalla risoluzione 1973 che autorizzava “la protezione dei civili.” Cina e Russia non hanno intralciato la precedente risoluzione per ingraziarsi i”ribelli” ma, difficilmente accetteranno un intervento con truppe di terra. Hanno diversificato il rischio sostenendo “quelli di Bengasi” ma hanno lasciato aperta la via del dialogo con Gheddafi. L’importante, soprattutto per la Cina, è ottenere petrolio a basso costo, chi sarà il fornitore è un problema assolutamente secondario. Nel groviglio di interessi che si concentrano in Libia entra in gioco anche lo spettro del default che aleggia sull’Europa. Molti stati europei, tra cui l’Italia, hanno considerevoli debiti e effettueranno “manovre correttive” che prevedono pesanti tagli allo stato sociale. In questo contesto i soldi da spendere in “missioni umanitarie”  saranno sempre più percepiti come sprechi.

Fonti: Le Monde Diplomatique, La Repubblica, Comedonchisciotte

Fabio conforto/DEApress

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