Giustino Bonci, Maria Rosa Di Termine, Nicoletta Alamanni, Antonio Lionetti e Samuele Bartolini: sono loro i 5 giornalisti dell’emittente valdarnese TV1 licenziati senza preavviso pochi giorni fa. La gravità della vicenda impone una ricostruzione dei fatti, possibile grazie alle informazioni diffuse dagli stessi giornalisti durante la conferenza stampa tenuta giovedì 2 marzo presso l’AST-Associazione Stampa Toscana. Hanno partecipato all’incontro anche Paolo Ciampi e Sandro Bennucci (presidente e vicepresidente dell’AST), Enzo Brogi (consigliere regionale PD valdarnese) e Marco Del Cimmuto (segretario Slc-Cgil Toscana).
Fino a Natale- dichiara Samuele Bartolini- sembravano non esserci problemi all’interno di TV1: addirittura ad ottobre era stato celebrato il successo dell’emittente per aver conquistato due testate nella lotta al digitale terrestre. La situazione ha iniziato a incrinarsi da gennaio quando i dirigenti hanno preso a lamentare lo stato di crisi della società, suscitando comprensibile preoccupazione tra i collaboratori disposti però a venire incontro all’azienda per superare il difficile momento. La svolta si ha il 6 febbraio quando, in colloqui individuali, ai giornalisti (SOLO ai giornalisti, non ai tecnici o ad altre figure professionali) viene proposta una riduzione dello stipendio del 50% (IN MEDIA)e dell’orario di lavoro. La soluzione, tiene a sottolineare Nicoletta Alamanni, avrebbe potuto essere accettata (considerando il profondo legame affettivo che li lega all’emittente) se fosse stato definito un limite temporale di validità di questa riduzione, ma non viene fatto. A queste condizioni decidono di rifiutare. Il 9 febbraio l’assemblea a cui prende parte anche il presidente dell’AST, non vede la partecipazione di nessuno della dirigenza a dimostrazione della chiusura a qualsiasi possibilità di trattazione. L’incontro porta alla nomina nel Cdr di Samuele Bartolini e Massimo Gianni e la stesura di una controproposta da sottoporre all’azienda: cassa integrazione in deroga a rotazione PER TUTTI i dipendenti (da giornalisti a tecnici). Se in un primo momento la proprietà sembra incline ad accettare, alla fine la proposta verrà rifiutata. La sensazione è che, in questo caso, la crisi sia stata usata come pretesto per licenziamenti ingiustificabili perché non c’è stato nessun tentativo di trovare una soluzione che potesse risultare accettabile per tutte le parti. Successivamente riprendono i colloqui individuali durante i quali i giornalisti si vedono riproporre di nuovo le stesse condizioni di riduzione accompagnati da tentativi di mettere i colleghi l’uno contro l’altro. Il 29 febbraio i 5 giornalisti vengono convocati dal direttore di testata a un’“assemblea” durante la quale verrà consegnata loro la lettera di licenziamento senza preavviso per riduzione del personale.
È curioso, considerando che la causa del licenziamento è un esubero di personale, che dal giorno successivo vada in onda in rotativa su TV1 uno spot in cui si cercano giovani pubblicisti.
Di tutta questa vicenda l’elemento più grave è l’evidente volontà della dirigenza di rifiutare qualsiasi tipo di relazione sindacale, fatto non certo sconosciuto in Italia, basti pensare (per riferirsi solo ai casi più noti) alle vicende che riguardano la FIAT. Inoltre, ed è la cosa che ferisce di più, TV1 era sempre stata considerata- precisa Bonci- fiore all’occhiello nelle realtà televisive locali toscane, motivo di orgoglio perché tra le poche ad avere giornalisti dipendenti e non temporanei collaboratori (lo stesso Bonci lavorava nell’emittente da 26 anni). Il pubblico di Tv1 non è rimasto indifferente all’accaduto: basta fare un giro sul web per percepire l’indignazione che questi licenziamenti hanno suscitato, non solo per l’affetto personale nei confronti dei 5, ma anche perché l’allontanamento di 5 dei 7 componenti della redazione ha ovviamente portato a un immediato calo di professionalità nelle trasmissioni.
Il caso, ovviamente, non si chiude qui: i 5 giornalisti, che hanno ricevuto molteplici attestati di solidarietà, sono seguiti dall’AST e faranno ricorso al tribunale del lavoro. Ciampi ha inoltre illustrato le domande che intende sottoporre a TV1: come mai decide di licenziare considerando che l’ultimo bilancio accessibile denuncia perdite non tali da configurare una situazione di grave crisi? Perché non sono stati attivati gli ammortizzatori sociali? Per quale singolare coincidenza i licenziamenti sono arrivati proprio nel giorno in cui era stato deciso lo sciopero? Su quali e quanti contributi pubblici la televisione ha potuto contare e su quali e quanti intende ancora contare in futuro?
Giovedì pomeriggio l’emittente valdarnese ha diramato un comunicato secondo cui si dichiara disposta ad avviare un confronto “in seguito agli appelli e alle richieste pervenute dalle istituzioni”: la riunione tra le parti è stata fissata per lunedì 5 marzo.
Speriamo in una soluzione della vicenda che porti al ripristino delle regole della trattazione sindacale.
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