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In difesa delle feste studentesche

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Feste Universitarie: è polemica e in Consiglio Comunale non si parla d’altro.
Mancano le autorizzazioni, non viene pagata la Siae, non ci sono licenze per la vendita di alcolici, gli alcolici vengono distribuiti anche dopo le due di notte. Tutto vero. E con questo? La città di Firenze, nella sua parte più inutile, ovvero nella classe politica, si rende conto solo della coperta di quello che è un problema più grande e più importante: la mancanza di opportunità.
A Firenze migliaia di studenti, specialmente se fuori sede, sono sostanzialmente esclusi dalle dinamiche economiche e sociali della città. Pizzerie, bar, locali e discoteche sono luoghi serali inaccessibili per molti. Le dinamiche del consumismo spinto, dei prezzi gonfiati, dei “localini” che vendono una birra a cinque euro, dell’impossibilità di trascorrere una serata senza consumare o senza pagare un biglietto d’ingresso, creano disagio. E da anni, molti anni, le feste universitarie hanno rappresentato una risorsa, una piccola alternativa.
Non solo, ma nel modello italiano (assai distorto) l’Università è il luogo in cui si studia e basta; come se un’esperienza formativa, e quindi umana, potesse essere ridotta a mera procedura didascalica. Non si tratta di affermazioni velleitarie: altrove questi principi li hanno capiti e recepiti. In Inghilterra, ad esempio, gli studenti universitari hanno a disposizione enormi spazi autogestiti: bar, giardini, auditorium, vere e proprie discoteche.
Altrove parlano di crescita, di confronto e di opportunità, da noi il signor Giovanni Donzelli si preoccupa di silenzio e di decoro. C’è da stare allegri. A parlare di decoro, poi, è proprio chi ha passato anni a sporcare i pavimenti dell’università con volantini ai limiti del vilipendio sintattico.
E se il vicinato si lamenta della confusione, c’è una soluzione molto semplice a portata di mano: basterebbe che i responsabili del Polo di Novoli (la vera pietra dello scandalo) si decidessero a fare come i propri colleghi di altri complessi, ovvero a concedere gli spazi al coperto. Del resto, ne siamo testimoni, sulla pulizia “del giorno dopo” e sul rispetto delle strutture gli studenti sono sempre stati ineccepibili.

Giulio Gori

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