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G8: La magra figura di George Bush

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Nella fase finale della sua presidenza, George W. Bush continua a mantenere una pessima immagine a livello globale. Bush è stato tra i pochi leader, nel summit del G8 in corso in Giappone, ad esitare su i nuovi obiettivi per tagliare le emissioni di gas serra.
I leader del summit hanno affrontato la questione ambientale in modo aggressivo, ammettendo che il riscaldamento globale contribuisce anche ai problemi internazionali dei mercati del cibo e del petrolio, così come alla stagnazione delle economie. Hanno quindi deciso di tagliare le emissioni di gas serra del 50% entro il 2050, visto che ogni singola nazione è responsabile dei propri metodi di riduzione dell’inquinamento.
Ma Bush ha dichiarato che non ha intenzione di definire specifici obiettivi di riduzione delle emissioni fino a che due grandi paesi industriali come India e Cina non faranno lo stesso. La sua giustificazione suona quantomeno infantile.
Il presidente americano, mentre dichiara che non è del tutto giusto prendere degli impegni quando un nuovo capo di Stato sta per rimpiazzarlo, non ha tuttavia difficoltà a fare nuove promesse all’Africa. Bush ha spinto per ulteriori sanzioni contro lo Zimbawe, dove le elezioni truccate del
presidente Robert Mugabe ha lasciato il paese in uno stato di violenta corruzione.
I leader africani presenti al vertice hanno declinato educatamente la richiesta di Bush. Sono convinti che ulteriori sanzioni potrebbero soltanto peggiorare i problemi dello Zimbawe. Queste convinzioni sono fondate su buone ragioni, dato che i leader africani e anche il resto del mondo le hanno argomentate facendo riferimento al lungo coinvolgimento degli USA in Iraq.
Come leader di un paese del G8, Bush è stato obbligato all’approvazione collettiva del comunicato finale per le emissioni standard- Si è trattato di un progresso per il vertice nel suo complesso, dato che lo scorso anno aveva soltanto “preso in considerazione” un piano contro il riscaldamento globale. Tra i leader che hanno spinto per i nuovi obiettivi sulle emissioni, c’è il presidente russo Dimitri Medvedev. Bush, uomo di molte parole, ha descritto Medvedev come “un tipo sveglio”. Ma Medvedev non sembra poter ricambiare il complimento.
Il suo programma alternativo fa diventare ovvio il motivo per cui Bush non è, e non sarà mai, il suo favorito. Gli Stati Uniti possono solo sperare che arrivi Novembre e che il nuovo comandante in capo faccia una migliore impressione al mondo. Ma novembre potrebbe non arrivare abbastanza in fretta.

Ansley LaBarre

(traduzione Giulio Gori)


Testo originale

In the final stretch of his presidency, George W. Bush is still maintaining his poor global image.  Bush was one of the few world leaders at the current G8 summit in Japan to hesitate on the new goal for cutting greenhouse gas emissions.
   The summit leaders approached the environmental situation with ferocity, acknowledging that global warming also contributed to international problems in the food and fuel  markets, as well as strained economies.  They resolved to cut greenhouse emissions by 50 percent by the year 2050, each nation being responsible for their own methods of pollution reduction.
   But Bush claimed he would not form any specific goals to cut emissions until the two major industrial nations of China and India did the same.  His defense is a juvenile comparison of equality.
   While the American president claimed it was unfair to make a binding commitment when a new head of state will soon replace him, Bush had no problem making further pledges to Africa.  The president pushed for further sanctions on Zimbabwe, where the rigged election of President Robert Mugabe has left the nation in a state of violent corruption.
   African leaders meeting at the summit politely declined Bush’s request.  They are concerned such further sanctions would only worsen the problem in Zimbabwe.  These concerns come with good reason, as the African leaders, like the rest of the world, have witnessed the U.S.’s long term investment in Iraq.
   As one of the G8 leaders, Bush was obliged to collectively agree on the final communiqué for the emissions standard.  And it was progress for the summit as a whole, who last year were only “considering” a plan for global warming. Among the leaders pushing for the new emissions target was Russian president Dmitry Medvedev.  Bush, a man of many words, described Medvedev as “a smart guy”.  But Medvedev could not seem to return the compliment.
   His alternate agenda at the summit makes it obvious why Bush is still not, and never will be, a global favorite.  The United States can only hope that come November, the new commander-in-chief will make a better impression on the world.  And November couldn’t come soon enough.

Ansley LaBarre

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