Sabina Guzzanti, dopo le dichiarazioni di ieri alla manifestazione No-Cav (No Cavaliere) di Piazza Navona a Roma, è nell'occhio del ciclone. Tutti, proprio tutti, ce l'hanno con lei. La Carfagna adirà alle vie legali per far rispettare la propria onorabilità. Da destra a sinistra sono stizziti per le sue dichiarazioni contro il Papa e Napolitano.
Partendo dall'ultimo punto, non è spiegabile la ragione per cui in Italia, nonostante l'art. 21 della Costituzione, si continuino a rivendicare limitazioni della libertà di espressione e in particolare la negazione del diritto di critica nei confronti di alcune persone.
Il Papa Ratzinger è il capo politico di un paese straniero, classificato dall'ONU come monarchia assoluta, nonché il capo di una religione (che in quanto tale non rappresenta tutta la collettività). I suoi interventi in temi etici e politici lo portano ad essere inoltre constantemente coinvolto nel dibattito politico italiano e mondiale. La natura del suo ruolo e il tipo di esposizione non consentono quindi che possa essere esente da considerazioni, anche molto critiche.
Napolitano ricopre un ruolo istituzionale che, secondo la Costituzione Italiana, ha dei compiti molto precisi, tra i quali quello di essere garante della Costituzione. In particolare, gli viene riconosciuto il diritto-dovere di non controfirmare quelle leggi in palese odore di incostituzionalità. Il suo è quindi un ruolo sia tecnico sia politico, non potendosi considerare un parere di costituzionalità come un giudizio in tutto e per tutto non politico. E quindi dare un contenuto valutativo alle sue scelte è cosa non solo legittima, ma anche inevitabile.
Riguardo alla Carfagna, be', ci si scandalizza che si sia parlato dei suoi intrattenimenti privati col Presidente del Consiglio. In Italia, lo scandalo Lewinsky è stato vivisezionato a fondo, in ogni particolare, comprese le macchie sul tailleur incriminato, di cui i telegiornali hanno parlato per mesi. Ma la Lewinsky era una stagista, nessun ruolo politico, nessuna responsabilità pubblica. Qui invece stiamo parlando di una persona che, senza alcun merito, senza alcun passato, senza alcunché di rilevante alle spalle, diventa ministro per le pari opportunità. Sarebbe buona norma, o almeno sarebbe di buon gusto, che questa persona non si intrattenesse intimamente con chi le ha regalato il posto di lavoro, visto che tra l'altro il suo stipendio è pagato con le tasse degli italiani.
Non è questione di maschilismo, né di moralismo, ma solo di senso dell'opportunità, ovvero di non lasciare balenare il dubbio, che si sia raggiunto un ruolo di tale importanza per meriti che riguardano più il talamo che la politica.
Partendo dall'ultimo punto, non è spiegabile la ragione per cui in Italia, nonostante l'art. 21 della Costituzione, si continuino a rivendicare limitazioni della libertà di espressione e in particolare la negazione del diritto di critica nei confronti di alcune persone.
Il Papa Ratzinger è il capo politico di un paese straniero, classificato dall'ONU come monarchia assoluta, nonché il capo di una religione (che in quanto tale non rappresenta tutta la collettività). I suoi interventi in temi etici e politici lo portano ad essere inoltre constantemente coinvolto nel dibattito politico italiano e mondiale. La natura del suo ruolo e il tipo di esposizione non consentono quindi che possa essere esente da considerazioni, anche molto critiche.
Napolitano ricopre un ruolo istituzionale che, secondo la Costituzione Italiana, ha dei compiti molto precisi, tra i quali quello di essere garante della Costituzione. In particolare, gli viene riconosciuto il diritto-dovere di non controfirmare quelle leggi in palese odore di incostituzionalità. Il suo è quindi un ruolo sia tecnico sia politico, non potendosi considerare un parere di costituzionalità come un giudizio in tutto e per tutto non politico. E quindi dare un contenuto valutativo alle sue scelte è cosa non solo legittima, ma anche inevitabile.
Riguardo alla Carfagna, be', ci si scandalizza che si sia parlato dei suoi intrattenimenti privati col Presidente del Consiglio. In Italia, lo scandalo Lewinsky è stato vivisezionato a fondo, in ogni particolare, comprese le macchie sul tailleur incriminato, di cui i telegiornali hanno parlato per mesi. Ma la Lewinsky era una stagista, nessun ruolo politico, nessuna responsabilità pubblica. Qui invece stiamo parlando di una persona che, senza alcun merito, senza alcun passato, senza alcunché di rilevante alle spalle, diventa ministro per le pari opportunità. Sarebbe buona norma, o almeno sarebbe di buon gusto, che questa persona non si intrattenesse intimamente con chi le ha regalato il posto di lavoro, visto che tra l'altro il suo stipendio è pagato con le tasse degli italiani.
Non è questione di maschilismo, né di moralismo, ma solo di senso dell'opportunità, ovvero di non lasciare balenare il dubbio, che si sia raggiunto un ruolo di tale importanza per meriti che riguardano più il talamo che la politica.
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