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Il "concertone" del primo maggio

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Il concerto del primo maggio 2009 si è prontamente trasformato nell’ennesimo trionfo personale di Vasco Rossi.
Sì, perché degli ottocentomila giovani presenti in piazza ieri a Roma, gran parte hanno subito fatto capire il motivo per cui si trovavano lì: l’esibizione del loro idolo, il poeta delle masse, l'immarcescibile icona della non-si-sa-più-quale-generazione, oggetto di acclamazioni e cori che si sono ripetuti per tutta la serata, anche durante le esibizioni degli altri artisti che avrebbero certamente meritato un rispetto maggiore.
Tanto di cappello allora per artisti come Afterhours e Caparezza, che non hanno fatto trapelare il minimo imbarazzo o fastidio di fronte al “clima” che si è venuto a creare durante le loro esibizioni : i primi stanno mettendo in atto l’estremo tentativo (disperato) per salvare la musica rock italiana dall’oblio nel quale sembra essersi dissolta, il secondo ha il merito di aver intuito che in Italia certi argomenti (precariato, politica, morti sul lavoro) possono essere toccati esclusivamente in chiave ironica, anche a costo di passare per ciò che assolutamente non si è: un’"artista demenziale”.
Mentre guardavo l’inizio dell’esibizione di Vasco Rossi, ho pensato che se quest’uomo un giorno, anche per sbaglio, facesse trapelare la sua intenzione di entrare in politica, potrebbe scatenare un vero e proprio “tsunami” elettorale: ottocentomila giovani ai suoi piedi
(e molti di più davanti ai televisori), che conoscono a memoria le sue canzoni , pronti ad acclamare a gran voce qualsiasi frase esca dalle sue labbra, anche la più sconclusionata, disposti a tutto pur di essere presenti a questa serata irripetibile.
Lo confesso, ho sperato fino all’ultimo che Vasco si interrompesse per un attimo nel bel mezzo di una delle sue “hit” per rivolgersi alla gente, anche solo per dire:
“Hei ragazzi, siamo tutti qui riuniti il giorno della festa del lavoro. Questa è una splendida occasione: facciamo sentire ai nostri politici quanto siamo arrabbiati per come vanno le cose qui in Italia. Sono convinto che gran parte di voi questo fantomatico lavoro se lo sogna tutte le notti ed il risveglio non deve essere dei più confortevoli ”
Invece no: Vasco ha svolto il suo compitino, ligio al copione che probabilmente era stato scritto su misura per lui.
Peccato che un artista come lui in gioventù abbia esagerato con i “vizi”e gli “stravizi”: se avesse avuto più coraggio e rispetto per se stesso, sono convinto che le cose sarebbero andate diversamente.
Così il messaggio che passerà in televisione sarà il seguente: mentre in Germania, Grecia e Turchia i giovani vanno a manifestare per le piazze, urlando a tutto il mondo il loro sacrosanto diritto al lavoro, in Italia ottocentomila giovani se ne stanno in piazza a godersi in santa pace il concerto del loro idolo: Vasco Rossi, il “poeta dell’amore”.
Difficile imprigionare in un foglio di carta tutta l'amarezza che mi porto dentro: probabilmente  meritiamo davvero di vivere in quest'Italia, e di subire in silenzio tutto ciò che ne deriva: dalla prima all’ultima ingiustizia.
L’unica cosa che riesco a scrivere in questo momento è che i miei occhi non hanno ancora avuto il piacere di vedere un vero poeta in grado di riempire le piazze d'Italia.


Massimiliano Locandro

 

 

 

Massimiliano Locandro

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 04 Maggio 2009 20:03 )  

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