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Chi è che arrogantemente stabilisce “ciò che fa notizia”?
Se fosse per me i giornali non venderebbero più una copia: pensate quanto potrebbe essere bello far colazione mentre si legge la notizia della nascita di un bel bimbo, oppure di uno strano ed improvviso arcobaleno all’Osmannoro (ebbene sì, anche all’Osmannoro può splendere l’arcobaleno) o che ne so, di un giovane che ha trovato lavoro subito dopo essersi laureato, di un vigile che ha deciso di non fare una multa perché pensandoci bene quell’infrazione non era poi così grave.
Invece la mattina apriamo il giornale e ci troviamo immersi nel nostro consueto “bagno di sangue”: incidenti mortali, bambini stuprati, cani che si ribellano e fanno a pezzi il loro stesso padrone, malori improvvisi, auto che impazziscono e così via. Anche le previsioni del tempo non ci lasciano più la possibilità di poter sperare in un qualcosa di migliore: da un po’ di tempo a questa parte non sbagliano mai un colpo. State sicuri che se deve piovere, pioverà: stiamo diventando una società di meteoropatici.
Una “mazzata” dopo l’altra, un continuo gioco al massacro che induce gran parte delle persone a vivere in un perenne stato di ansia, alla ricerca di qualcuno o qualcosa che li possa far sentire protetti.
Con questo non voglio affermare che le brutte notizie debbano essere censurate: sto solo dicendo che si potrebbe provare a dare lo stesso risalto alle cose “belle” che accadono ogni giorno. Perché, ve lo assicuro, accadono, anche se non ne parla mai nessuno.
La risposta “di marketing” che viene solitamente fornita a questa argomentazione è che la gente si sente più attratta dalle notizie di cronaca nera e di conseguenza compra i giornali che parlano di più di questi fatti.
Io non credo che le cose stiano veramente così, anche se devo ammettere che volgere lo sguardo verso chi sta peggio di noi, è una pratica (sbagliata) di uso quotidiano che a volte ci fa illudere di condurre una vita che alla fine non è poi così male.
Siamo ormai diventati immuni alle nefandezze: mangiamo mentre sul video scorrono le immagini di guerre, conversiamo amabilmente mentre con l’occhio osserviamo di sbieco le terribili conseguenze di un incidente mortale: siamo talmente circondati da fatti tragici, che per non farci prendere dal panico reagiamo diventando indifferenti verso tutto ciò che ci accade intorno. Allora accade di pensare solo a se stessi: alla nostra sicurezza, ai nostri risparmi, al nostro lavoro, al bene dei nostri figli. La nostra soddisfazione viene prima di tutto e di tutti, anche e soprattutto a scapito degli altri.
Ecco che passeggiamo fischiettando accanto al barbone che muore per la strada, con la stessa tranquillità con cui “tiriamo dritti” in silenzio di fronte al ragazzo di colore che ci chiede qualche centesimo perché ha fame. Se ci pensate bene stiamo sempre attenti a non guardarli mai dritti negli occhi questi esseri umani “emarginati dal sistema”, perché in fondo sappiamo bene come quegli occhi tristi e caritatevoli potrebbero tranquillamente essere i nostri. E’ solo un caso, uno scherzo del destino, un’incredibile botta di fortuna, ad aver fatto girare a nostro favore le cose.
Quegli occhi in fondo rappresentano lo specchio della nostra anima, dentro al quale abbiamo il terrore di vedere riflessa la bestia che vive in noi, che si nutre in silenzio della nostra anima, con cui dobbiamo scendere a patti ogni santo giorno.
Rivendico il mio sacrosanto diritto di godere delle belle cose che mi circondano e che ogni giorno accadono, di cui nessuno parla solo perché “non fanno notizia”.
Lancio una sfida: sono pronto a comprare non una, ma dieci copie di quel giornale che si prenderà l’impegno di pubblicare ogni giorno una bella notizia in prima pagina.
Sono convinto che se tutti gli editori si impegnassero in tal senso, allora qualcosa, pur minimamente, potrebbe cambiare e forse ci sentiremmo tutti in grado di poter sorridere al nuovo giorno che ci splende addosso.

Massimiliano Locandro

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 03 Maggio 2009 13:26 )  

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