Cognome paterno insufficiente.
Venerdì 28 Agosto 2009 01:44
Riccardo Fratini
La realizzazione alla conquista dei diritti fondamentali è sempre stata di difficile attuazione nonostante siano sempre stati apparentemente auspicabili per una civiltà moderna.Il diritto di famiglia italiano risale al 1942 dove erano contenute regole di subordinazione della moglie rispetto al marito. Dal 1967 sono state fatte successive modifiche fino al 1975 dove il diritto di famiglia ha emancipato la parità giuridica dei coniugi, istituito la comunione dei beni, la patria potestà sostituita con la potestà di entrambi genitori. Risalgono a 34 anni fa i primi tentativi legislativi di mantenere il cognome materno . In Spagna vige la regola del doppio cognome; in Francia non esiste distinzione tra padre e madre; la legge tedesca lascia la scelta ai coniugi e non pone differenze tra i nati nel matrimonio o fuori; in Inghilterra vale l’autonomia dei genitori. In Italia – ultima con il Belgio tra i Paesi europei – e dopo pareri di Cassazione e Consulta che hanno già emesso sentenze a favore del diritto della madre a trasmettere e mantenere il proprio cognome ai figli, ancora vige la regola del solo cognome paterno e in presenza di richieste diverse – 1500 l’anno – si aprono dei procedimenti burocratici estremamente cavillosi e di lunga procedura.Nel corso delle ultime quattro legislature – come riporta il settimanale magazine – sono state presentate ben 45 proposte di legge sempre inspiegabilmente stoppate. Dopo vari tentativi che sembrava portassero una svolta decisiva venivano fuori contraddizioni tanto fantasiose quanto improbabili come ad esempio l’eccesso di cognomi tale da paralizzare l’anagrafe. Attualmente è in corso una nuova proposta legislativa affinché le sentenze giuridiche possano essere rispettate.E’ auspicabile che oggi restino assenti illegittime quanto fantasiose pretese che hanno solo lo scopo di ricordare una supremazia che è stata definitivamente rimossa da oltre trent’anni e che adesso sarebbe ridicolo riproporre. I figli sono a tutti gli effetti di entrambi i genitori; la donna che gestisce il parto, da vita al nascituro e cura la sua crescita in modo più appropriato a maggior ragione dovrebbe essere la titolare del primo cognome. Diversamente o addirittura negarle di mantenerlo è solo espressione di un maschilismo arcaico, illogico e patetico.