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Teatro: Antigone

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Antigone 

 

Dopo la guerra fratricida tra Eteocle e Polinice, Creonte, il nuovo re di Tebe, decide di dare degna sepoltura al primo e di negarla al secondo, considerato traditore della Patria. Antigone, sorella di entrambi i caduti, sfida la decisione di Creonte e va incontro alla condanna a morte.
Se gli anziani consiglieri tentano di distogliere Creonte dal proprio proposito timidamente, il giovane Emone implora il padre di risparmiare l’amata. Ma la risolutezza del re non dà scampo ad alcuno.
Soltanto la terribile profezia del vecchio Tiresia, riuscirà a convincerlo. Ma troppo tardi perché l’ira degli dèi non si abbatta di nuovo sulla città di Tebe, lasciando Creonte impazzito e solo, di fronte alla propria disperazione...

La tragedia di Sofocle restituita a nuovo splendore grazie alla traduzione di Giovanni Raboni, cui il regista-Creonte, Giulio Bosetti, ha voluto dedicare questa rappresentazione. Versi carichi di antica ricercatezza, ma al tempo stesso agili e vivaci, capaci di consentire una recitazione serrata e incalzante.
Accanto a un Bosetti maestoso a prescindere dal ruolo sulla scena, una compagnia di attori magnifici. Dalla ieratica Euridice interpretata da Marina Bonfigli, alla struggente Antigone di Sandra Franzo. Ma non solo. Emoziona per intensità, primo fra tutti, Lorenzo Amadio, Emone, ma anche Silvia Ferretti, Ismene, e Alberto Mancioppi, nel ruolo dell’anziano; stupiscono per espressività, non solo vocale, Massimo Loreto, Tiresia, e Francesco Migliaccio, il messaggero. Raramente Bosetti era stato circondato da una compagnia, per intero, così matura da poter mantenere una tale tenuta stilistica per tutta la narrazione.
Del resto, la decisione di sgombrare il palcoscenico da qualsiasi tipo di ricostruzione scenografica, lasciando spazio a una enorme parete nera, contribuisce all’affermazione dell’interpretazione, ma soprattutto della parola, del testo di Sofocle. Un’opera, l’Antigone, politica, eroica, moderna. E’ l’ancestrale lotta contro l’ingiustizia, contro la prepotenza e la parzialità del potere, contro il potere in sé. Non è tuttavia opera anarchica, neanche nel senso più alto del termine. E’ un elogio della ragione, della pacatezza, del valore della memoria e della tradizione, e, come ci suggerisce Tiresia, della saggezza.
Ma è un testo provocatorio perché, trascendendo dalla tradizione, si fa di-rompente, ad esempio, nella sua emancipazione femminista; dice Ismene:
“E ora pensa a noi due, rimaste sole,
e alla fine atroce cui andiamo incontro
se osiamo opporci alle leggi e al potere!
Siamo, non scordiamolo, donne: a noi
lottare contro gli uomini è impossibile”
E’ un testo provocatorio perché osa dissacrare l’atavica obbedienza dovuta al genitore e alla legge. Dicono Emone e Creonte:
E: “La città non è di un solo uomo”
C: “Di un uomo no, ma di chi la governa”
“La governi come fosse un deserto” […]
“Osi andare, folle, contro tuo padre?”
“Sì, perché tu vai contro la giustizia”
E forse, pur nella modernità di Sofocle, proprio in questo punto, il tema della legge, la fedeltà al testo originale costringe a non affrontare un tema affascinante di molte Antigoni novecentesche (come quella bellissima del catalano Salvador Espriu): il rapporto tra giustizia e legge, la discrasia, la non linearità tra i due elementi, è qui materia non essenziale, perché quel rapporto si risolve piuttosto nel conflitto tra ragione e legge; ma anche tra eroismo e legge, tra la prevaricazione del potere e l’accettazione delle conseguenze che quel potere può infliggere; che sia la condanna a morte di Antigone, o l’autoesilio di Emone.
Non è tuttavia accettazione stoica del dolore perché, diversamente da quanto suggerisce Ismene, non è “insensato agire oltre le proprie forze”. Al contrario, il loro sacrificio è l’esempio più alto e commovente del loro estremo, disperato rifiuto della follia della legge. Perché in fondo anche questa disobbedienza è in sé un gesto di amore per la giustizia. E per se stessi; perché, come ci dice Antigone:
“Non condivido l’odio, io, ma l’amore”.

Al Teatro della Pergola fino al 12 novembre

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Giulio Gori - DEApres

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 29 Ottobre 2009 16:42 )  

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