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Arte: Riflessi Opposti

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                           Nelle foto da sinistra: "Limiti" di Alessandro Secci - una creazione di Kata Kozlovic' - un acquarello di Gianni Fabbri

 

 

 

 

Lo spazio è quello dell’Oratorio di San Carlo dei Barnabiti, l’evento proposto è la prima edizione della biennale d’arte Riflessi Opposti. L’interpretazione dello spazio che attraversa dimensioni temporali fin dal primo Settecento per arrivare al XXI secolo; con necessari e comprensibili mutamenti delle forme artistiche. Ma l’ambiente riflette ancora, nonostante la sua sconsacrazione avvenuta nel 1890, quell’aurea atmosfera meditativa. Il luogo che accoglie la mostra è l’oratorio di San Carlino, edificio restaurato nel 1636 su un preesistente tempio dei Barnabiti, dunque uno spazio che è stato un luogo di culto.La chiesa è un architettura ad aula unica del tipo controriformato, con abside semicircolare, che dopo esser passata per breve tempo agli Scolopi venne sconsacrata e tramutata in palestra.L’importanza che i Barnabiti raggiunsero nel Settecento si riflette nella ricchezza della decorazione della chiesa, basti accennare a la vergine in gloria nella volta, le pitture sulla cupola e pennacchi di Zocchi, tipicamente attuali, da un punto di vista stilistico, al secolo illuminato. L’ambiente oggi ha perso alcune peculiarità dello spazio sacro ma la persistenza dell’atmosfera rende il suo riutilizzo interessante ed attuale. Cosi, dal 15 fino al 23 dicembre, la memoria storica e l’atto della visita costituiranno un’unica esperienza percettiva.L’evento culturale riunisce artisti emergenti e professionisti affermati di diverse nazionalità e culture, che intervengono insieme in uno spazio caratterizzato da una profonda spiritualità vissuta nell’ombra del silenzio. Uno spazio che esprimeva una spiritualità religiosa oggi torna a stimolarne una laica, in quanto silenzio e meditazione sono presenti oggi come allora. Ed anche la progettazione dello spazio che vive della condizione sacra del luogo. Così come in una Sacra Rappresentazione, un Mistero medievale, il rituale prevede che si percorra la navata dell’oratorio avvicinandosi alle opere come tappeti un percorso graduale. Non vi è un evento principale, diverse sono le tappe che compongono la trama tridimensionale delle istallazioni, storie ed immagini si fondono con la memoria dimenticata dell’edificio potenziando le qualità dell’esperienza storica. Lo sguardo dello spettatore più attento e sensibile riuscirà a cogliere il rimando che c’è tra il percorso e la lettura dello spazio sacro. La forza dirompente che carpisce l’attenzione del visitatore proviene dalle diverse installazioni. L’osservatore è stuzzicato dalla rifusione in un dialogo, dei diversi linguaggi, della ricchezza e varietà dei codici. Si osserva, nel complesso, un totale recupero della capacità di trasmettere senso: La Luce, è il soggetto continuamente ricercato da GIANNI FABBRI, che con i suoi acquarelli riscopre un mezzo d’espressione tre i più pratici, non solo per i suoi spostamenti nei vari angoli del mondo ma anche come tecnica pittorica capace di catturare la luce abbinandola a grandi spazi scuri.E bagliori luminosi sono anche indagati nelle ricerche artistiche da ALESSANDRO SECCI che pone l’accento nel campo psicologico dell’arte per approfondirne gli aspetti del suo inconscio.Si osservano simboli di arcaica provenienza come le ricorrenti figure animali – la calda tenerezza della donna-pecora di CRISTINA MONTI, l’inquietante e beffarda tavoletta di Leonardo sull’uccellino ammazzato per amore di SPAM2, il licantropo confinato nelle diversità dell’indifferenza di BEATRICE DE FRANCE, si scorgono poi inversioni fra le cose, come tra corpo e vestito della triestina KATA KOZLOVIC. L’aspetto performativo che coinvolge lo spettatore e la decontestualizzazione, fanno della mostra un rito, teatrale e liberatorio, in cui il visitatore ha l’occasione di restituire il valore comunicativo ai linguaggi che troppo spesso corrono addosso: è un riflesso del modus vivendi autocontraddittorio.
Vedere per credere: “Riflessi Opposti” Mostra Collettiva d’Arte Contemporanea, a cura di ACSIT – Associazione Culturale Sardi in Toscana dal 15 al 23 dicembre 2007, Chiesa di S. Carlo dei Barnabiti, Firenze.

Barbara Provvedi-DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 18 Dicembre 2007 13:26 )  

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