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Storia strana su una terrazza...

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Storia strana su una terrazza napoletana
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Luigi De Filippo

Su una terrazza si snoda la storia di una famiglia napoletana, tra gelosie e recriminazioni, ironie e piccole crudeltà. Finché uno di loro, per miracolo, comincia a capire il linguaggio del cane Scugnizzo; che gli racconta tutti i segreti del quartiere. Rischiando di passare per pazzo, ma scatenando zizzania, discordia e imbarazzi.
La compagnia di Luigi De Filippo mette in scena una recita che già nel 1973 aveva ottenuto favore e successo. Caratteristi napoletani piuttosto validi e affiatati, capeggiati da un bravo De Filippo e da una splendida Dolores, di cui colpevolmente la compagnia dimentica di fare il nome, si alternano sul palco tra battute tenere e sarcastiche, tra cattiverie e dolci amenità.
Per chi conosce a fondo la napoletanità, questa recita apparirà ben più realistica, e molto meno grottesca, di quanto non potrebbe sembrare a prima vista. Non è questione che “A Napoli tutto può succedere”, o, certo, di persone che parlano realmente con i cani, ma piuttosto vale il principio per cui nessuno crede a nulla, ma in fondo tutti possono credere a qualsiasi cosa. La superstizione impone diffidenza di fronte alle cose più evidenti, ma impone anche di non scartare aprioristicamente ciò che evidentemente non può essere vero.
La commedia ha tra i principali meriti quello di essere capace di descrivere le due principali anime partenopee: la sensibilità, l’ironia, la propensione allo scherzo e alla sdrammatizzazione, ma anche un marcato spirito reazionario. Tutt’altro che crudele, ma profondamente fatalista.
Tra le righe del testo, emerge implicitamente la superiorità del maschio sulle femmine, la sua maggiore capacità di astrazione, di distacco, di ironia. Non c’è la crudele misoginia di Amici miei, c’è un molto più ipocrita, ma bonario, inconscio maschilismo all’italiana.
Ma non solo: c’è la stima verso i disonesti, che han saputo, in un modo o nell’altro, far soldi o successo. C’è l’insofferenza verso chi non sta al proprio posto, verso chi sogna. Il disordine viene chiamato “Repubblica”. La morale è un concetto malleabile a seconda delle circostanze e delle necessità.
Napoli è la città del paradosso e Storia strana su una terrazza napoletana riesce a farsene carico. Ma, mentre nella prima parte è brillante e serrata, nelle parti centrale e finale è talvolta un po’ slegata e presenta qualche pericolosa caduta di tensione. In definitiva, si tratta di una commedia piacevole, di lievi pretese, a tratti effervescente, con una tensione stilistica non del tutto costante.

I due della città del Sole presentano
Storia strana su una terrazza napoletana

con Luigi del Filippo e la sua Compagnia
Regia di Luigi De Filippo
Scene e costumi di Salvatore Michielino
Al Teatro della Pergola fino al 7 gennaio 2007

Giulio Gori - DEApress

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