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Cinema: E venne il giorno

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E venne il giorno (The Happening)

Regia e sceneggiatura di M. Night Shyamalan.
Con Mark Wahlberg, Zooey Deschanel, John Leguizamo, Betty Buckley. Fotografia Tak Fujimoto, Montaggio Conrad Buff IV, Musiche James Newton Howard, Scenografia Jeannine Claudia Oppewall. Genere Fantascienza, colore, 91 minuti. - USA, India 2008.


Parafrasando Daniele Luttazzi potremmo dire che “Questo film va in onda in forma ridotta per venire incontro alle nostre limitate capacità mentali”.
E’ un bel saggio, questo ‘E venne il giorno’, da proiettare nelle aule delle scuole di cinema, perché non gli manca proprio nulla: c’è tutto l’armamentario di ciò che un buon sceneggiatore non dovrà mai fare, e c’è la ricetta altrettanto impeccabile di ciò che invece si consiglia a un buon produttore esecutivo.
Negli Stati Uniti, le pellicole da cassetta sono spesso oggetto di contesa: da una parte l’autore che tira la corda per fare le cose il meglio possibile, dall’altra la produzione, che cerca di semplificare alcuni schemi, in particolare il lessico, per renderli digeribili al grande pubblico. Meno parole si usano, più persone potranno capire e apprezzare il film. In alcuni casi si arriva persino a mettere nero su bianco il numero di termini da usare in una pellicola.
Nel caso di ‘E venne il giorno’ appare chiaro che la capacità contrattuale degli autori è stata sostanzialmente asfaltata. E’ l’unico alibi che siamo capaci di immaginare.
I dialoghi sono dilatati, rallentati, come a scandire le parole e le battute; il superfluo domina, il non detto è concetto sconosciuto. D’accordo, il dialogo deve servire anche all’avanzamento della trama, ma tra i requisiti essenziali deve avere quello della credibilità. E invece, una moglie dice al marito, in presenza di estranei e senza un filo di ironia: “Prendi il binocolo dal bagagliaio, quello che usavi per spiare i nostri vicini”.
Le inquadrature (=strizzate d’occhio) si adagiano sui particolari con smaccata insistenza, non a suggerire, ma a imporre, in termini quasi offensivi dell’intelligenza dello spettatore, che ringrazia e chiede che cortesemente si proceda oltre.
Al contrario la fabula viaggia a ritmi indiavolati, con morti che cadono a grappolo. In questa triste storia si vorrebbe fare del moralismo ambientalista, con le piante che si ribellano all’uomo e gli scaricano addosso spore neurotrasmettitrici, così da rincretinirlo e spingerlo al suicidio. Naturalmente, come in ogni film di infima categoria che si rispetti, le morti sono quanto di più cruento ed esposto alla telecamera possa essere concepito (di eutanasia neanche a parlarne). Nel recente “Io sono leggenda”, la facezia di un film altrettanto catastrofista era compensata da un’attentissima cura dei particolari, dalla rigida ideologia del nascondere, dalla saggia capacità di proporre con parsimonia i suggerimenti. In “E venne il giorno”, bastano trenta secondi per vedere una bella biondina piantarsi un fermacapelli nella carotide. Al di là della materia trattata e del modo discutibile di affrontarla, l’elemento più straordinario di questo tremendo esercizio di calligrafia è che Night Shyamalan è davvero convinto del proprio virtuosismo e ci offre una serie di invenzioni registiche con cui vuole a tutti i costi lasciarci strabiliati. E, in tutta sincerità, strabiliati si resta davvero.

Giulio Gori

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 20 Giugno 2008 13:19 )  

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