di Eric-Emmanuel Schmitt
adattamento e regia di Glauco Mauri
traduzione Stefania Micheli con Glauco Mauri,
Roberto Sturno, Marco Blanchi scene Mauro
Carosi, costumi Odette Nicoletti, musiche Germano Mazzocchetti
Al Teatro della Pergola fino a domenica 23 novembre 2008
La vicenda di Gesù rivista sotto la chiave originale dei Vangeli apocrifi.
L’uomo Gesù alle prese con lo stupore della fede che gli altri hanno in lui; la
presa d’atto di una responsabilità che, suo malgrado, deve affrontare, fino
alla scommessa della morte. E poi l’immagine di Pilato, attraversata dal
conflitto fra ragione e realtà, tra responsabilità e slancio di fede.
Due atti, due storie distinte, ma capaci di completarsi, quando l’una spiega
ciò che l’altra ha omesso, quando mostrano da punti contrapposti l’incredulità,
lo spavento, di fronte al miracolo. Eric-Emmanuel Schmitt
affronta e sviluppa il Pilato di Bulgakov, nella sua sofferta complessità, ma
mostra soprattutto un Gesù fragile, impaurito, vulnerabile. Ed è straordinario
scoprire che nel 2000 lo scrittore francese aveva intuito ciò che sarebbe
emerso solo col ‘Vangelo di Giuda’, scritto apocrifo recentemente ritrovato e
tradotto, ovvero che il traditore di Cristo sarebbe stato in realtà il suo più
affezionato compagno e che avrebbe soltanto obbedito all’ordine di Gesù, mettendolo
contro la propria volontà di fronte alla prova più audace e temuta, quella
della morte.
Mauri racconta un Messia innocente, ironico, dubbioso, con una sapienza e una
maestria rare. Il suo lungo monologo avvince e commuove per la capacità di
mantenere un’alta tenuta stilistica, pur recitando con un registro piano, pur raccontando
con la semplicità della fiaba. Roberto Sturno, dal canto suo, affronta una
sfida più semplice, quella di delineare un personaggio meno sfumato, ma molteplice.
Il suo Pilato è rozzo e sottile, autoritario e dubbioso. E se la tensione
emotiva, forse, a tratti si disperde, l’efficacia della narrazione ci mette di
fronte a una prova comunque superba.
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