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Madagascar 2, il ritorno dei quattro pinguini

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E’ un po’ insolito alla mia età vedere un cartoon. Ma metti le festività natalizie, la voglia di spensieratezza di questo periodo e l’ottima impressione avuta qualche anno fa con la prima parte di questo cartoon e il gioco è fatto. Le aspettative erano molte, anche perché la versione di Madagascar numero uno, vista a casa di amici ci aveva praticamente annientato dalle risate. Alex, Marty, Gloria e Melman, gli irriducibili compagni dello zoo di New York, che nel primo capitolo della saga finiscono in Madagascar, unitamente ai quattro pinguini, erano semplicemente eccezionali. Ora vogliono tornare a casa. Troppo lo stress della metropoli.  Ma il viaggio in aereo, pilotato da strampalati pinguini, finisce prima del tempo. Alle falde del Kilimingiaro. Nella Savana.  Qui scoprono di avere una famiglia. Un branco. Capiscono di essere parte di un qualcosa di grande. Di simile. Ma l’integrazione è difficile, perché abituati ormai alla città, ad essere considerati unici ed insostituibili. Ma nella savana non è più così. Ciascuno di essi allora prenderà la propria strada. Per poi ritrovarsi. Alex, ritrova i suoi genitori, ma i problemi saranno molti. Vuoi per le aspettative della famiglia, vuoi per le rigide regole della vita del branco, dalle quali anche i suoi cari non possono esimersi.  Gloria, alla ricerca dell’eterno amore, scopre, conoscendo  Moto Moto, che questo sentimento non è e non può essere solo apparenza. Che più lo si cerca più non lo si trova. Delle volte basta poco. Basta guardarsi attorno. Marty, la bellissima zebra, che deve fare i conti con le sue convinzioni. Non è un unico, come pensava. Come lui molti altri. Il timido Melman versione sciamano si trova inevitabilmente di fronte alle sue paure. Quella della morte. Quella di dichiarare il suo amore per Gloria. E ora non può più tirarsi indietro. Menzione particolare la meritano ovviamente i quattro scanzonati pinguini, che già nella prima serie avevano impressionato. Ora vengono ritratti nei loro bislacchi tentativi di ricostruire l’aereo. Veri e propri mattatori. Simpaticissimo l’escamotage dell’assalto alla jeep degli umani così come le controversie con le scimmie. E quindi la figura della vecchietta indomita. Emblema del turista insensibile e superficiale. Che pensa di portare  progresso e civiltà anche in questi posti incontaminati. E lei  l’anello di congiunzione tra la parte comica e quella riflessiva. Le attese sono in parte rispettate. Quasi due ore di divertimento semplice e puro, con battute giuste al momento giusto che si affiancano a momenti che lambiscono il poetico. Il tutto condito con momenti musicali black a fare da fil rouge, che rendono la pietanza davvero appetitosa.                                                                                                                                                  Simone Grasso   23 dicembre 2008

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 23 Gennaio 2009 02:31 )  

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