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Storia della Rivista D.E.A. VII

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5. Il 1994

 

Con il 1994, la rivista “D.E.A.” raggiunge finalmente il pieno regime di attività: con sei numeri pubblicati nel giro di un anno, la rivista può finalmente a tutto diritto definirsi «bimestrale di comunicazione socio-culturale».

La prima grande novità può essere riscontrata già dalla prima pagina del numero 1, in cui si comunica, in una «Lettera aperta ai soci», la decisione di Silvana Grippi («per dedicarsi all’editoria») di lasciare la presidenza a Fedora d’Errico, «per un periodo di prova – fine giugno». La presidenza della d’Errico si protrarrà fino alla fine dell’anno: nel «Corsivo del Presidente» del numero 6, veniamo informati della sua intenzione di «cedere lo “scettro” per motivi strettamente personali».

Permane sempre la tradizione delle ‘cartoline DEA’, interrotta soltanto nel numero 4 (che resta comunque un ‘numero speciale’, interamente dedicato ai premiati del Concorso Fanzine “Libera l’iDEA”), con carta di copertina più sottile. Nel primo numero continua la pratica di premiare i partecipanti al Concorso Fanzine: il vincitore, Salvatore Romano, offre, con la sua rielaborazione grafica di una fotografia (una donna, la cui bocca aperta diviene la corolla di un fiore, su cui va a posarsi un’ape) la copertina della rivista. Sul retro, le foto di Vito Martini e Shane Musgrave regalano al lettore spaccati di vita comune, in forma di reportage (le donne del Burkina Faso e i giocatori di scacchi americani). Questa tradizione di viaggio prosegue anche nel numero seguente, con la bellissima fotografia di Silvana Grippi in copertina («Simùn» – dune di un deserto sabbioso splendidamente modellate dal vento). La quarta è dedicata all’opera di due artisti ospitati presso il centro D.E.A.: gli intagli su legno di Fabio Gianni, e l’impressionismo pittorico di Gigliola Caridi (che, all’immagine, accompagna una delle sue essenziali e frante poesie, «Cieli»: «Nudi / Specchi / Dove / Pulsano / Quiete / Meraviglie», affiancata anche da una traduzione in lingua inglese). L’immagine di copertina del terzo numero, presenta poi la mostra fotografica «Danza e movimento» (presso il centro D.E.A. dal 24 al 30 giugno), e si pone in forte dissonanza con le immagini crude e potenti della quarta, anch’esse presentazione di una mostra fotografica, ma di natura molto diversa («Thèm Romanò (Mondo Zingaro)», di Silvana Grippi e Paolo Felicetti).

Come già anticipato, il numero 4 presenta copertine non ritagliabili, ma non per questo il suo valore estetico è inferiore: anzi, la scelta di utilizzare questo tipo di carta è indubbiamente dovuta alla possibilità di utilizzarla per delle stampe a colori. In particolare nella quarta di copertina si distinguono le opere pittoriche di A. M. Lettini e M. P. Galante, suggestive raffigurazioni di un paesaggio marino e di un insieme di piante e fiori, entrambi trasfigurati da una resa pittorica  tendente al monocromo (in Lettini) e dall’impressionistico accostamento di colori grezzi (in Galante).

Il numero seguente è interamente dedicato al cinema, e Roman Polanski domina nella foto di copertina, mentre in quarta sono l’attrice francese Isabelle Huppert e il regista Louis Malle. L’ultimo numero dell’anno, intitolato ironicamente (ma non troppo) «DEAr people», si apre con una foto di Silvana Grippi, un b/n modificato, che ritrae una coppia ‘multirazziale’, sulle cui magliette spiccano in rosso i simboli del “No al nazismo” (ma quindi anche a qualunque forma di discriminazione razziale). La quarta è poi interamente dedicata a Silvia Baraldini, un altro caso di discriminazione (lei ingiustamente arrestata per la sua attività a favore dei neri americani), quasi una paradossale negazione di quanto l’immagine di copertina voleva affermare – proprio in quel paese che contro il nazismo lottò e che dovrebbe oggi contribuire a stabilire una nuova fratellanza, un nuovo senso per il nostro essere uomini nel mondo.

 

Con il primo numero dell’anno, fa anche la sua prima comparsa su “D.E.A.” il progetto parallelo “ALTRISPAZI”, la cui presentazione occupa interamente la seconda pagina: oltre ad appurare l’effettiva realizzazione di questo progetto e la sua impostazione ideologica (nell’«editoriale»: «ALTRISPAZI tenta di essere una sorta di Centro Sociale Autogestito delle idee. Uno spazio liberato del pensiero critico. Un luogo di confronto di quell’insieme informale di realtà che vanno tessendo, oggi, una fitta rete di zone temporaneamente affrancate dal delirio economista»), possiamo anche informarci sui contenuti di questo «Supplemento bimestrale alla rivista DEA», che si avvale anche della collaborazione di nomi di notevole rilievo, come Paul Virilio, e di autori già incontrati su “D.E.A.” (tra cui Antonio Fiorentino). Il supplemento alla rivista si distingue anche per la possibilità di reperirlo in versione digitale su floppy-disk, quasi l’equivalente di una pubblicazione su Internet oggi – un ulteriore segno della grande apertura e sperimentalità della rivista, fin dai suoi primi anni di esistenza .

 

Simone Rebora

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