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Oct 07th
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Don Camillo e Mustaf

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Petra e' bella.Molto bella. Petra non e' magica: e'
faticosa. Se ci si accontenta di vedere il "Tesoro"
che si apre magicamente alla vista dopo aver percorso
il siq e le "Tombe Reali" si riesce a sopravvivere
discretamente. Ma Petra bisogna guadagnarsela,
scalando 8oo gradini scavati nella roccia per arrivare
fino al "Monastero" da dove si gode un panorama
superbo, o arrampicandosi come fanno i muli, taxi
naturali per turisti stanchi, fino all'"Altura del
Sacrificio" o avventurandosi per il Wadi Muthlim dove
le azalee in fiore accompagnano il cammino delle poche
(per fortuna) persone che decidono di fare un percorso
(non facilissimo) alternativo a quello battuto dalla massa.
L'invasione di turisti vocianti e sudati spoetizza
molto questo luogo.Anch'io faccio parte della massa
pero' son un po' meno vociante e un po' meno sudata.
Comunque ne e' valsa la pena, anche se a Petra non ho
lasciato il cuore ma i polpacci.
Sono arrivata qui a Petra due giorni fa dopo aver
fatto tappa a Madaba. La citta' conosciuta per i suoi
mosaici di epoca bizantina rappresenta un caso di
tolleranza religiosa: per le strade si sente
riecheggiare la voce del muezzin che invita i fedeli
alla preghiera e il rintocco delle campane delle
chiese, ovviamente ad orari diversi e per la gran
gioia delle mie orecchie che per due notti sono state
accarezzate da entrambe le manifestazioni sonore
provenienti dai rispettivi modernissimi impianti di
diffusione.Nella sfida all'ultimo decibel vince di
larga misura l'islam sul cristianesimo grazie ad un
potentissimo amplificatore degno dei migliori concerti
rock allo stadio olimpico.

Seconda puntata del viaggio di Angela

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