....risultato elettorale, arrivo alla stazione di
S.M.Novella e scopro che il treno per Roma che dovevo
prendere era stato cancellato: l'impiegato dell'uffico
informazioni mi dice che la partenza e' stata spostata
a Rifredi. Prendo un treno di corsa e giungo li'.
Arrivo in aeroporto e mentre sono in fila per fare il
check in mi accorgo con grande rabbia che al mio zaino
e' stata tranciata di netto una cintura per ancorarlo
alla vita. Adesso capisco perche' un mese fa, andando
in Kurdistan, il suddetto zaino mi arrivo' con quattro
giorni di ritardo: probabilmente tale cintura era
rimasta incastrata sul nastro che lo doveva portre
all'aereo e cosi' gli addetti allo scarico bagagli,
per liberarlo, la tagliarono.
Prendo l'aereo ed arrivo dopo solo due ore e
quarantacinque minuti (ma con un ora di ritardo
rispetto al previsto) all'aeroporto di Amman.
Vado al nastro per ritirare lo zaino e...voila' per
l'ennesima volta il mio zaino non c'e'. Ormai
espertissima corro all'ufficio lost and found e faccio
la denuncia. La compagnia mi fornisce un simpatico kit
per la sopravvivenza che consta di una comoda tuta, un
paio di ciabattine,spazzolino, dentifricio,
specchietto, spazzola, schiuma e lamette che
sicuramente potranno servirmi nei prossimi giorni
quando, dalla rabbia, mi saro' trasformata tutta
pelosa, in un lupo mannaro.
Arrivo all'albergo che avevo prescelto e al quale nei
giorni precedenti avevo (stranamente) inviato una
prenotazione e scopro che non c'e' la camera per me.
Scusandosi, mi propongono la soluzione open space:
dormire in tenda sul terrazzo in cima all'albergo.
Accetto perche' l'impotenza di fronte
all'ineluttabilita' degli eventi che mi hanno travolto
in poche ore prende il sopravvento. Se non fosse stato
per il rumore delle auto che, nonostante i quattro
piani, riusciva a tormentarmi le trombe di eustachio,
l'idea di dormire in tenda non sarebbe stata male.
Se solo fossi stata io a sceglierla.
Stamattina ho lasciato il caos di questa citta' e sono
andata a Jerash dove c'e' un importante area archeologica.
In autobus ho assistito alla solita quadriglia degli
spostamenti per far sedere le donne accanto alle donne
e gli uomini accanto agli uomini. Rigorosamente a
finestrini chiusi c'e' sempre qualcuno poi che molto
sportvamente si accende la sigaretta.
Dopo Jerash sono stata ad Ajlun dove sulla sommita' di
un colle c'e' un imponente castello del 1200.
Dato che per tornare giu' al paese non c'erano mezzi
pubblici, un'allegra scolaresca in gita con il pulmino
mi ha dato un passaggio fino alla fermata del bus per
Amman: i bambini mi hanno fatto un sacco di domande e
l'insegnante invece me ne ha fatte una sola. La
solita: "conosci Del Piero? E' il mio giocatore preferito!!!"
Racconto del viaggio di Angela Mori
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