
Un paese colpito...ma che si sta rialzando (foto:ANSA)
27 – 02 – 2010. Ore 03,34 e 15 secondi.
E' durato due minuti e mezzo più uno e mezzo di movimento per inerzia. Il cielo si è illuminato dalle scintille dei fili elettrici prima di rimanere, quasi subito, al buio totale. Un cielo stellatissimo e la luna piena o quasi, come mia unica compagna sulla soglia della porta di casa a pianterreno, che sembrava navigare come una barca su un infinito mare agitato.
Il terremoto in Cile si è sentito in 6 delle 14 regioni del paese con diverse magnitudo da gli 8,8 gradi Richter, nel epicentro, ai 5,0 nelle località più lontane, per cui bisogna capire che, oltre a l’intensità enorme, l'estensione territoriale coinvolta è stata molto ampia.
Nella capitale Santiago, la mia città, distante 350 Km. dall’epicentro, con una popolazione di circa 6.000.000 abitanti, si è sentito con Magnitudo 7-8, provocando circa 32 morti, e crolli o danni in una decina di palazzi costruiti senza scrupoli molte probabilmente non a norma, che però, per fortuna non hanno provocato vittime, oltre a pezzi di palazzi vecchi, come il museo delle belle arti e alcune chiese, rottura dei tubi d’acqua, vetri, mura, ed altri danni di poca rilevanza. La chiesa più antica, invece, in piena strada principale del centro, Iglesia de San Francisco, datata 1700 è stranamente in piedi. Circa 2000 persone di diverse "comune" dormono per strada, nei parchi e piazze, sia perché hanno paura, o perché le loro case sono pericolanti, tanti di questi sono immigranti che abitano le zone più vecchie e sovraffollate della città. Purtroppo si aggiunge il pericolo di saccheggio che non manca in questi casi, ma insomma, a Santiago abbiamo superato il momento più drammatico.
Diversa è la situazione delle regioni dell'epicentro e vicine, dove le costruzioni centrali, quasi tutte ad un piano o due, hanno cent’anni se non di più, e sono fatte la maggior parte di ADOVE, un classico materiale della nostra regione sudamericana, formato da una miscela di paglia, fango e pietre. In ogni città è crollato gran parte del centro, provocando la maggior parte delle vittime. Si sono verificati fino a ieri, circa 140 repliche, di magnitudo dai 2 ai 6 gradi, cioè qui è un movimento quasi continuo, anche adesso che scrivo, informazione che si può vedere in parte su questo link:
http://neic.usgs.gov/neis/bulletin/bulletin_esp.html
Essendo un paese sismico, oltre ad avere costruzioni adatte, la maggior parte degli abitanti sanno come reagire in presenza di un evento del genere, e quello sicuramente ha risparmiato la vita a tantissima gente, quindi bisogna prendere atto che nonostante le enormi dimensioni del fenomeno, non è stato il terremoto in se stesso a provocare fino ad ora i circa 800 morti, di cui più di 500 solo nella regione del epicentro, cifre che purtroppo sono destinate a salire. La causa invece è stato lo tsunami verificatosi diversi minuti dopo, in tutta la costa della regione coinvolta. Agli tsunami non siamo abituati. Qui c’erano un centinaio di paesini, città più o meno piccole, un importante porto, diverse località balneari piene di turisti cileni e stranieri che finivano le loro vacanze. L'allarme non ha funzionato in tutti i posti, per cui tanti non sono potuti scappare sui bassi monti, vicini al mare. In tanti casi lo tsunami è arrivato solo 15 minuti dopo, in altri 40 o anche di più. Nell’isola Robinson Crusoe, dell'arcipelago Juan Fernandez, il terremoto non si è sentito, nonostante la maggior parte della popolazione sia scappata grazie ad una bambina che ha notato qualcosa di strano nel mare e ha dato l’allarme, è un miracolo che non siano morti tutti. Altri invece non hanno avuto la stessa fortuna, sono stati i carabinieri ad avvertire all'ultimo momento, ma in tanti non ce l’hanno fatta. L’ora in cui è successo, da una parte a giocato contro perché si dormiva, ma da un’altra a favore, non voglio pensare come sarebbe andata se era giorno, con tutti quei bambini a fare il bagno sulle spiagge oppure nelle scuole ora distrutte. La gente locale ha saputo come reagire, visto che, abitando al mare, qualche preparazione sugli tsunami l'aveva, non così i turisti, che non hanno creduto, oppure hanno preso le loro macchine per scappare invece di correre, e sono stati presi dalle onde alte dicono 15 metri, con macchine e tutto. Tutto ciò in mezzo al buio.
In ogni caso i motivi per cui la gente non è stata allertata sono diversi, per esempio, in uno di questi luoghi, era subito caduta la campana dei pompieri che doveva suonare.
Comunque si sa già che c’e’ stato un errore di valutazione delle mareggiate, da parte della Marina Cilena, nonostante che nella maggioranza dei casi il sistema si fosse attivato lo stesso, non si capisce bene come e perché, salvando sicuramente tante persone. Non posso testimoniare personalmente quello che è successo nelle regioni dell'epicentro e vicine, ma basta vedere le foto, quasi tutti questi bellissimi paesini lungo la costa sono praticamente spariti, costruzioni leggere e non leggere. Porti e altre città di mare sono gravemente danneggiati, ma soprattutto sono tantissimi i morti. Le comunicazioni verso queste zone sono tutt’ora difficili, strade e ponti sono danneggiati, la rete fissa non funziona e i cellulari sono scarichi perché la rete elettrica è tutta a terra, quindi ci sono intere famiglie che ancora non possono dare segnali di vita. Sono altrettanti i dispersi, sfollati e feriti. Gli ospedali funzionano male o semplicemente non funzionano. Tanti malati sono portati per strada.
Purtroppo i soccorsi: acqua, alimenti, medicine, pervenuti da altre regioni e soprattutto da Santiago, ritardano troppo e il motivo non si capisce ancora bene. La TV sempre sensazionalista e morbosa, fa vedere scene spaventose di saccheggio nelle città distrutte, in genere per prendere acqua, latte, pannolini ed altre cose di prima necessità ma anche immancabili delinquenti che hanno approfittato della mancanza di luce e della confusione generale per rubare persino televisori e simili, oppure per rivendere a prezzi altissimi gli alimenti rubati. Piccoli gruppi di gente si sono premuniti con bastoni ed altre oggetti, per difendere le loro case, ci sono stati pure incendi intenzionali in un paio di centri commerciali, difficili da spegnere per mancanza d’acqua. Alcune cose non trovano ancora una spiegazione coerente, come il fatto che la TV da Santiago sia arrivata prima dell’esercito, che doveva portare subito il necessario per evitare la disperazione, viveri e tende di prima necessità . Ancora dopo quasi 72 ore non arriva l’aiuto in modo efficiente, ci sono posti isolati dove proprio non è arrivato nulla e nessuno, tranne la TV. La gente è disperata e alcune città sono nel caos. L’esercito è arrivato solo ieri ma soprattutto per sorvegliare l’ordine, ma nei paesini più piccoli ancora nemmeno questo. Dicono che manca connettività via terreste, ma gli elicotteri? Si capiranno molto dopo, i motivi veri di questi ritardi nei soccorsi, da cui inizia a nascere qualche bruttissimo sospetto. Siamo stati bravi a mandare aerei militari pieni ad Haiti, cosa di cui eravamo fieri, ma non per aiutare i nostri?
Mezz’ora dopo il terremoto, il governo, oltre a rassicurare sul fatto che non ci sarebbero stati tsunami, ma solo alte mareggiate per cui la gente era stata portata in alto lo stesso, dichiarava di non avere bisogno di aiuto internazionale. Invece si, mancano ponti, mancano ospedali da campo, collegamenti telefonici satellitari, strumenti autonomi per dialisi, ed altro. Credo che non capissero ancora nulla, il che viene a dimostrare che pur essendoci stato un tentativo serio di prepararci per una catastrofe del genere, purtroppo preparati non lo eravamo. Forse è anche normale così, ma la cosa provoca molta tristezza.
Alla fine, per evitare il caos, dicono, si è dichiarato “stato di catastrofe eccezionale” o qualcosa del genere, che è facoltà alle forze armate prendere il controllo della situazione in queste due o tre città. Fa molta impressione, non bella, rivedere i carri armati per strada e i militari armati in ogni angolo, che in qualche località hanno già sparato in aria. C’e’ il coprifuoco dalle ore 20:00 alle ore 12:00 nelle 2 regioni più sofferenti. Personalmente ho già vissuto 3 terremoti forti oltre i 7 gradi Richter a Santiago, nel 1970, 1985 e quest’ultimo, ma non avevo mai visto il caos che fa vedere la TV ora. È possibile che si tratti di fatti particolari che però la TV fa vedere come una cosa generalizzata.
La stragrande maggioranza sopporta con coraggio e serenità, di questo ne sono sicura.
Su tutto questo inizia anche il profitto politico, da parte della destra. Povera Bachelet, che saluto, della nostra natura indomita, quante difficoltà alla fine del suo periodo, dopo avere avuto più di un 85% di approvazione, pochi mesi fa.
Le vere dimensione di questa enorme tragedia che ci colpisce in modo assurdo, non si capiranno che tra ad un paio di settimane o forse un paio di mesi. Per ora, una buona parte del nostro patrimonio storico è a terra e irrecuperabile, la nostra infrastruttura viaria si è seriamente danneggiata, ci metteremo almeno dieci anni a ricostruire e diminuirà il turismo internazionale, tutto questo sicuramente ritarderà il nostro sviluppo, ne soffriranno le finanze, ma quello che il Cile piange da tre giorni sono i suoi morti, sono troppi, nessuno ci crede ancora a questo incubo.
Ma iniziamo a riprenderci dallo shock: le federazioni degli universitari si organizzano e partono per la zona colpita per aiutare, in tante scuole si raccolgono aiuti, si sono creati diverse blog su Internet, persone mettono a disposizione le loro case per accogliere sfollati, i privati prestano camion e altri mezzi, ingegneri volontari servono per catalogare i danni, medici per assistere i feriti, psicologi per i traumatizzati e tante altre dimostrazioni di solidarietà che fanno bene. Ci rialzeremo.
La buona notizia se ci può essere una, è che detto da gli esperti, questo terremoto del 2010 chiude un ciclo iniziato nel 1960, continuato nel 1970 e nel 1985, e che la quantità di energia liberata è tale, che in questa zona (centro-sud) non ce ne sarà un'altro di questa magnitudo per almeno cent’anni, ma personalmente credo che sia meglio non dimenticare mai e al contrario educare la gente e prepararsi bene per convivere con queste catastrofi. La nostra terra è bella da morire, ma ogni tanto ci ricorda la vulnerabilità mettendoci in ginocchio, forse proprio per aiutarci a valutare meglio, quello che abbiamo: la vita.
Aggiungo un link ad una galleria di foto protette da copyright:
http://megagalerias.terra.cl/galerias/index.cfm?id_galeria=48740
Sylvia Gallo,
1 Marzo 2010, Santiago del Cile
(Foto:Ansa)
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