L'inchiesta “Quadrifoglio” della direzione distrettuale antimafia, coordinata dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini, va avanti da due anni e ha portato nella notte all'arresto di 13 persone, tra imprenditori e politici, tra il Comasco e Lamezia Terme. Le accuse sono di associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso esterno, traffico di droga, estorsione, riciclaggio. (http://www.ilrestodelcarlino.it/expo-ndrangheta-arresti-1.346476)
In manette anche un consigliere comunale di Rho, cittadina che ruota attorno a Expo 2015, per essersi macchiato di speculazione immobiliare a favore della cosca Mancuso di Limbandi, sostenuta da una liquidità del clan di Vibo Valentia che ammonta a 300 mila euro, veicolati da imprenditori prestanome. Una pericolosa perpendicolare, lombardo-calabra, che conferma le dichiarazioni che fecero tanto indignare l'attuale segretario della Lega Nord, Maroni. A parlare era Roberto Saviano a “Vieni via con me”. Si parlava di dimensioni della politica colluse con la “elitaria” criminalità organizzata calabrese che, dai giuramenti coi santini in mano si sprovincializza guidata dal fiuto degli affari.
Affari che in Calabria significavano l'imposizione del pizzo agli imprenditori locali. La regione dei Bronzi di Riace e della viabilità tortuosa (o inesistente). Ricordiamoci di Tiberio Bentivoglio, imprenditore di Reggio Calabria che vede fallire la sua attività, la “Sanitaria S. Elia”, dopo essersi rifiutato nel '92 di pagare il pizzo. Lotta ancora oggi con Moire assurde come le grinfie di Equitalia che gli comunica la vendita all'asta della sua casa. “Se non avessi una famiglia, mi sarei già suicidato”, chiosa Tiberio l'intervista del 9 Ottobre dell'Espresso (http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/10/09/news/tiberio-bentivoglio-imprenditore-antimafia-ho-denunciato-i-clan-equitalia-mi-porta-via-la-casa-1.183571). Ne scrive ancora, Giovannni Tizian sul nuovo blog dell'Espresso, “Parola d'onore”. (http://tizian.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/10/21/denuncia-i-clan-equitalia-gli-prende-la-casa/?ref=HEF_RULLO). Sono giorni importanti anche per lui, che attende ancora giustizia e verità per la morte di suo padre, Peppe Tizian, freddato 25 anni fa nel silenzio di una normalissima notte calabrese dalle armi da fuoco della ndrangheta.
Oggi anche Palermo è in prima pagina, per l'arresto di Calcedonio Di Giovanni, in affari con clan del Mazara del Vallo. Sequestrati beni per 450 milioni di euro. Sul fronte politico, cala l'eco granitico delle incredibili parole del leader del M5S, Beppe Grillo, che elogia la vecchia mafia, quella non violenta, dice lui, che dava lavoro. Chissà se questo comico improvvisato politico, questo grottesto personaggio pubblico, si sia chiesto a che prezzo il lavoro clientelare renda liberi i siciliani. Dice che l'onestà o ce l'hai o non ce l'hai. Ma non si capisce cosa vuol dire. Sulla cresta dell'onda mediatica oggi le sale del Quirinale romano: 40 tra pubblici ministeri e avvocati per interrrogare il “testimone illustre”, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sulla trattativa Stato-Mafia. Inchiesta fondamentale che tocca nervi sensibili della storia repubblicana italiana e che nomina tra gli altri imputati, Mancini, Ciancimmino, Totò Riina e Provenzano. Zone all'ombra della nostra storia, di una storia tragicamente quotidiana, che assicurano ampi margini di manovra al Paese illegale, quello che ci etichetta all'estero come padrini e fannulloni che se ne stanno spaparanzati al sole e cullati da un'incredibile storia di cultura e bellezza.
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