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Strage ferroviaria di Viareggio. 8 gennaio 2021: una sentenza che provoca dolore e rabbia

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO:

 

Strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009

8 gennaio 2021: una sentenza che provoca dolore, rabbia ... RESISTENZA!
 
Innanzitutto, esprimiamo la nostra incondizionata solidarietà ai familiari delle 32 Vittime di Viareggio, di ogni strage di questo paese e degli omicidi sul lavoro e da lavoro!

La IV Sezione della Corte di Cassazione ha smontato la sostanza espressa in due sentenze (di 1° grado e d’Appello), stabilendo che la strage avvenuta a Viareggio non è un incidente sul lavoro, cancellando così l'aggravante della violazione delle norme relative alla sicurezza sul lavoro (T.U. 81/2008). In questo modo viene prescritto anche il reato di omicidio colposo plurimo. Le Società per Azioni, le imprese tutte, sono assolte e quindi innocenti e possono continuare, senza alcun problema, a perseguire quella politica dell’abbandono sulla sicurezza che in questa, come in altre stragi, ha provocato vittime, feriti e devastazioni.

Si tratta di un attacco vergognoso ai familiari che già avevano visti prescritti i reati di “incendio colposo” e “lesioni gravissime plurime”, e di un’aggressione infame a lavoratori/trici, alle organizzazioni sindacali, ai Rls/Rsu, che crea un precedente pericolosissimo e avrà conseguenze pesanti nei luoghi di lavoro e sull’intera collettività.

Una sentenza politica a difesa degli interessi dell’impresa con l’assoluzione delle Società responsabili della strage ferroviaria perché il fatto non sussiste!

E’ il ribaltamento delle precedenti sentenze con l’annullamento, rinvio a nuovo giudizio e ridefinizione delle pene in un appello-bis; Rls e sindacati esclusi come parti civili con ingenti spese a loro carico.

Non dovevano condannare! Non potevano assolvere! Tutto e tutti.

La magistratura di Stato ha emesso la sentenza col bilancino, da spacciare come giuridicamente accettabile e comprensibile per i familiari, la parte che ha subìto la perdita dei propri cari.

Una sentenza che penalizza fortemente la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro, che istiga padroni, presidenti, amministratori delegati e manager, a trascurare la vita di lavoratori e lavoratrici, che minaccia e reprime l’impegno dei rappresentanti (Rls/Rsu/Rsa), degli attivisti e delle organizzazioni sindacali.

La certezza che per alcuni vi saranno condanne, comunque assai mitigate rispetto ai precedenti gradi, dovrebbe placare la rabbia e la lotta, senza sapere quanto e come perché il dispositivo dice e non dice, in attesa delle motivazioni … con il tempo che scorre.

Una sentenza tanto abile da poter aprire contraddizioni tra i protagonisti di questa undici/ennale battaglia (familiari, ferrovieri, avvocati, cittadini), e da poter dividere la partecipazione popolare dal movimento operaio e sindacale.

Una battaglia nuova si apre con un nuovo scenario in cui dovrà essere sviluppata una superiore unità, con un consenso e una partecipazione ancora più ampie.

La Cassazione, nel ribaltare sostanzialmente le precedenti sentenze, non potrà MAI cancellare quel 29 giugno 2009 e la stessa mobilitazione di questi anni.

Lo magistratura è stata capace di districarsi con una risposta di profilo politico in difesa di un sistema economico-sociale che subordina sicurezza e salute al potere economico, industriale e finanziario; ha sancito politicamente e giudiziariamente che il sistema dell’impresa, delle società, dei poteri forti, delle lobby, dell’economia e della finanza, è intoccabile e sacro.

La Cassazione che ha il compito di esercitare “funzioni giurisdizionali”, ha completamente abdicato alla formale imparzialità, manifestando invece una netta parzialità a favore della classe che domina e dirige il paese. Dittatura aziendale, contrattuale, economica … non devono assolutamente essere messe in discussione.

Lo Stato è organo politico, istituzionale, sociale, di servizio alla classe dominante e la magistratura ha svolto il proprio ruolo assolvendo. In attesa delle motivazioni (quanti? i mesi d’attesa …), per capire il significato vero di alcuni passaggi del dispositivo, non si deve perdere tempo.

Dal disastro ferroviario (unico reato ancora vigente) al disastro … giudiziario, di una sentenza complessa e contraddittoria intenzionata ad alimentare confusione e scoraggiamento, divisioni e incomprensioni, nello stesso fronte della mobilitazione.

I familiari, la loro associazione, i ferrovieri, i lavoratori e le lavoratrici, hanno comunque fatto tanto e strappato importanti risultati. Senza ricordarli ed elencarli, dobbiamo, dovete, esserne coscienti.

Devono essere estese e ampliate l’unità e la lotta assieme a lavoratori e lavoratrici, alle realtà sindacali, a quanti sono disposti a schierarsi dalla parte giusta, dalla parte di chi ha sofferto, di chi ha un dolore perenne, di chi ha trasformato il dolore in rabbia, in determinazione, in lotta cosciente, collettiva, organizzata.

Non mollare! Perché così vorrebbero le parti avverse. Sviluppare la solidarietà e l’unità al servizio della lotta e della mobilitazione che possono modificare anche le motivazioni di un dispositivo poco trasparente e chiaro!

Familiari, ferrovieri, lavoratori, cittadini, nel denunciare e manifestare la contrarietà alla sentenza, devono essere orgogliosi di una mobilitazione, sistematica e permanente, che ha conseguito significativi e concreti risultati, oltre ad aver sedimentato coscienza, determinazione, organizzazione, con la consapevolezza e la partecipazione di lavoratori e lavoratrici.

Anche il malessere per un sopruso, per un’ingiustizia, può trasformarsi in resistenza e in vittoria!

Non mollate! Non molliamo! Noi siamo stati, siamo e saremo, al vostro fianco!

Unione di lotta per il Partito comunista

25 gennaio 2021 - 3° anniversario del disastro ferroviario di Pioltello (Mi)

 

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