Da oggi proviamo ad iniziare un redazionale giornaliero sulla cronaca attuale.
Siamo al 231° giorno di conflitto e dopo la rappresaglia russa in risposta all'attacco del ponte di Crimea, con bombardamenti indiscrimati sulle città e le infrastrutture ucraine (causando 16 morti e più di 100 feriti) la riunione d'emergenza del G7 ha scelto ancora una volta di fornire armi e supporto a Kiev, fintanto che sarà necessario.
Così, mentre, esaurita la spinta della controffensiva di Kiev, il conflitto sembra volgersi verso una situazione di stallo, si assiste da entrambe le parti ad un innalzamento dei toni: la Russia minaccia di usare tutta la propria forza nella difesa dei territori annessi tramite i referendum farsa che si sono tenuti alla fine di settembre ed evoca l'impiego del proprio arsenale nucleare, dall'altra Zelensky chiede alla NATO un impensabile attacco preventivo e chiude ogni possibilità di dialogo con Putin, auspicando un cambio di potere all'interno della leadership russa. Proprio Putin reagisce alla chiusura di Kiev cercando di aggirare l'avversario e di intavolare un dialogo con il presidente americano Joe Biden (in occasione del G20 di Bali che si terrà a novembre) il quale però dichiara di non voler discutere "Nulla sull'Ucraina senza l'Ucraina".
La prospettiva della pace è così ancora lontana, mentre ancora le bombe cadono e nelle città liberate si trovano prove delle atrocità commesse.
Nel frattempo in Italia, a un giorno dall'apertura della diciannovesima legislatura, la destra ancora non riesce a trovare una quadra: mentre Meloni incontra esponenti del governo Draghi, promettendo il "governo più politico di sempre" e al contempo incassando il rifiuto di tecnici ed esperti per i ministeri più importanti, (su tutti il rifiuto di Fabio Panetta della BCE), Salvini e Berlusconi si incontrano e continuano a fare pressione sull'alleata per inserire i propri uomini in posizioni chiave, consapevoli di avere, pur come minoranze, un ruolo decisivo per la tenuta del futuro governo. L'unità professata dalla destra durante e dopo la campagna elettorale sembra dunque dare già segni di cedimento, che potrebbero prefigurare i conflitti parlamentari che si terranno nel corso dei prossimi cinque anni. L'emergenza economica ed energetica che sta colpendo il paese passa così in secondo piano rispetto al gioco delle poltrone, in cui ognuno, per motivi politici ma anche personali, cerca di erodere spazio a Fratelli d'Italia, nonostante la netta vittoria ottenuta dal partito il 25 settembre.
Intanto il PD affronta il processo di ridefinizione in vista del congresso e del cambio di segretario, e il Movimento 5 Stelle, guidato da un Conte che, pur rimasto all'opposizione, è di fatto uno dei vincitori morali delle elezioni, chiama una manifestazione per la pace priva di simboli e di bandiere di partito, con l'intento evidente di radunare il fronte pacifista e porsi come suo rappresentante in parlamento.
In mezzo a una crisi che si fa di giorno in giorno più aspra, dunque, assistiamo all'assestamento delle varie forze politiche, sia di maggioranza che di minoranza, in vista di quello che sarà il governo più a destra della storia repubblicana.
In questo periodo di transizione, non ci resta che vedere cosa ci porterà il gioco di forze in atto, nella speranza che non siano i cittadini a pagare gli effetti della guerra e della speculazione finanziaria.
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