La presentazione della raccolta Opere pessime di Luca Vitali Rosati ha permesso una riflessione sulla poesia come strumento per il superamento del trauma, tramite l'incontro pacifico e pacificato con l'alterità, sia essa quella della scrittura che consente assumere un punto di vista esterno rispetto ai propri pensieri ed alle emozioni, sia quella delle persone che ci circondano, così distanti all'apparenza, ma con cui è possibile stabilire una connessione empatica, profonda, fondata sull'umanità e sulle difficoltà comuni, tramite la quale dare senso alla nostra vita.
Scrive il poeta:
La libertà nella condivisione
Prigioniero
entro queste mura,
ove 'l pensiero fluisce
libero.
sto;
e sembra 'l tempo fermarsi
o, forse, troppo veloce andare,
ché le parole rendono liberi,
ma sono nella carta imprigionate.
Perciò serve altro:
lo scambio,
di azioni e pensieri e parole,
per mettere in atto
ciò che dentro abbiamo.
E' questo quello che vivendo
ho imparato:
la condivisione di me stesso,
per darne un significato
Chiuso tra quattro mura, il poeta "sta", dove il verbo, nella sua posizione isolata, indica l'ambivalenza di una posizione certa e affermata sicuramente, ma che allo stesso tempo di contrappone al movimento del pensiero che "fluisce / libero", sulla scorta di parole rimaste imprigionate sulla carta e quindi svuotate, private del loro significato e della loro vitalità. In questa situazione di solitudine, il poeta si rende conto di aver bisogno dello scambio con altre persone, scambio di "azioni e pensieri e parole", come l'unico modo per trovare un significato alla propria esistenza e dunque all'attività poetica stessa. Contro ogni preteso individualismo, ci si rende conto che l'essenza dell'umanità risiede nella condivisione, nel realizzare di far parte di un mondo e di un orizzonte comuni, e che il significato della vita si risolve nella relazione che si intrattiene con questo mondo e con le persone che lo abitano.
La poesia è un modo per abbattere il muro che imprigiona l'io nelle proprie sofferenze e nelle proprie trappole. Come scriveva Lacan, essa è sempre "domanda di riconoscimento", inteso nel senso profondo di un'apertura reciproca degli esseri umani. Si tratta del primo passo per la costruzione di un mondo più giusto, in cui i più deboli possano risollevarsi, i più forti imparare ad aiutare, e tutti insieme raggiungere la vera libertà, che non è la possibilità di fare quello che si vuole, ma la pace e la solidarietà tra gli uomini in vista di un significato, di un obiettivo comune.
Ed è così che la presentazione è stata improntata a un approccio partecipativo, in cui gli spettatori potevano alzarsi e commentare le poesie con il poeta, offrire spunti, esperienze, o semplice solidarietà La discussione si è spostata su problemi di bipolarismo e psichiatria, ispirati dai temi afrontati dal poeta, ed ha trovato momenti di apertura e di fragilità, di incontro umano sincero e privo di pregiudizio. Perché non si tratta di celebrare le azioni, i pensieri e le parole di qualcuno, ma di trovare, tramite la poesia, una base comune, in cui condividere ed esprimere le nostre emozioni, e costruire una migliore vita insieme, senza dimenticare il trauma e la sofferenza, ma superandoli in nome dello scambio, del significato.
Per chi è interessato, il libro è disponibile presso la nostra sede, in Via degli Alfani 16/r, a Firenze.
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