L'agenzia di stampa "Ansa" (1) riporta che ieri a Roma, sei attivisti di "Ultima generazione" hanno bloccato via del Tritone denudandosi parzialmente per protestare contro l'inerzia del governo sul tema dei cambiamenti climatici. Con questa azione, la vulnerabilità di tutti noi di fronte al problema è stata, "messa a nudo". Inoltre questo gesto ha voluto sottolineare come la questione "tocca" nell'intimo i giovani.
La recente alluvione in Emilia-Romagna, insieme alla siccità che stà distruggendo le campagne nel Nord Italia ha dimostrto l'urgenza del problema. L'esecutivo di Giorgia Meloni non sembra affatto consapevole della sua urgenza... La priorità del governo rimane ingrassare i soliti pescicani di Piazza Affari. Non solo. Il governo italiano si oppone persino al moderato tentativo dell'Unione Europea di sostituire i mezzi privati con altri meno inquinanti (auto elettrica).
Colgo l'occasione per alcune riflessioni personali. Bisogna riflettere sul fatto che sono le aziende a imporre con il ricatto l'uso dell'automobile. Infatti una buona parte degli annunci di lavoro richiede che i candidati siano automuniti. Quindi o inquini o non mangi. Questo è il grado di "sensibilità ambientale" dei nostri "padroni del vapore", piccoli e grandi.
D'altro canto i trasporti pubblici saranno sempre inefficienti, fino a che i proprietari delle aziende non verranno costretti a pagare di tasca propria un servizio di cui -in fin dei conti- loro stessi beneficiano. Se invece i soldi per i trasporti pubblici verranno sempre richiesti a chi di soldi non ne ha, -ossia ai poveri e ai lavoratori- è evidente che verranno sempre sottofinanziati.
E' stato riconosciuto da tempo che il tragitto "in itinere" da casa al luogo di lavoro è parte del "lavoro". Infatti gli infortuni "in itinere" vengono -giustamente- considerati infortuni di lavoro. Quindi non si capisce perchè a) sia tempo che non viene pagato al lavoratore e perchè mai b) il lavoratore stesso debba provvedere allo spostamento con i suoi mezzi. Se gli imprenditori "mannari" fossero tenuti a provvedere essi stessi ai trasporti pubblici, la collettività ne avrebbe beneficio, ed essi potrebbero provare -per una volta senza danno per nessuno- le loro decantate abilità organizzative.
Più in generale, la transizione a metodi meno inquinanti, è un compito urgente, che spetta agli imprenditori organizzare ( e soprattutto: pagare, perchè solo loro hanno i quattrini per farlo) fin da subito. Questo non assolve il governo dalla sua cecità di fronte al problema.
Fabrizio Cucchi /DEApress
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