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CASA BUONARROTI - SPECULUM ROMANAE MAGNIFICENTIAE

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FONDAZIONE CASA BUONARROTI

Speculum Romanae Magnificentiae

Roma nell'incisione del Cinquecento

a cura di Stefano Corsi e Pina Ragionieri

6 giugno - 26 agosto 2018

 

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Incisore del XVI secolo - Colosseo - Biblioteca Casa Buonarroti A. 458a. R.G.F. , n. 56

 

Apre domani 6 giugno e sarà visitabile fino al 26 agosto la mostra "Speculum Romanae Magnificentiae" Roma nell'incisione del Cinquecento,  che espone cinquantadue incisioni facenti parte dell'esempalre dello Speculum posseduto da Casa Buonarotti e costituito da ottantaquattro pezzi con soggetti illustrati che vanno dagli edifici antichi e moderni (molti michelangioleschi),  provenienti dalla stamperia romana di Antonio Lefréry.

La mostra e il catalogo edito da Mandragora, ripetono l'esposizione che si tenne, sempre a Casa Buonarroti, nel 2004 e sono dedicati, come la sala archeologica del museo, alla memoria di Stefano Corsi, scomparso in giovane età nel 2007.

Come ogniuno, cortesissimi lettori, ha caro di conseguitare il fine, per il quale egli s’affatica, e fa quanto sà e quanto può; perciò simigliatamente io havendo fatto già longo tempo impresa di far stampare in servigio e piacere de virtuosi assai descrittioni, dissegni, e rittratti in carte spicciolate, e in libri intieri di diverse e notabili opere antiche, e moderne; mi son risoluto per colmo della commodità di chi se ne diletta, a raccorne e stamparne un breve stratto e indice. Per mezzo del quale ciascuno possa a suo piacimento haver notitia di tutta l’industria nostra, e valersene o di tutta, o di parte secondo che più gli aggradisca”.
Così Antonio Lafréry, editore, incisore e mercante francese presentava, intorno al 1573, l’indice di ciò che poteva essere acquistato nella sua stamperia romana di via del Parione, nel momento di massimo successo della propria attività. Si trattava di circa cinquecento pezzi, divisi in cinque sezioni, che andavano dalle incisioni con soggetti tratti dal Vecchio e Nuovo Testamento a quelle riproducenti edifici moderni, ritratti e medaglie, con una netta predominanza, però, di fogli dedicati ai monumenti e alle statue di Roma antica.alt

Viaggiatori, antiquari, collezionisti ed eruditi commissionavano alla stamperia al Parione raccolte di incisioni che diedero luogo a veri e propri volumi che cominciarono a diffondersi già dalla fine degli anni cinquanta e che a partire dai primi anni settanta assunsero il titolo di Speculum Romanae Magnificentiae.

Un’impresa nuova nel suo genere, ma che prendeva avvio da altri repertori grafici, come il Codex Escurialensis di fine Quattrocento e gli studi dall’antico di Raffaello e bottega, di Maarten van Heemskerck, di Francisco de Hollanda.
L’origine di questa importante iniziativa editoriale si può datare molti anni prima, quando il milanese Antonio Salamanca cominciò, a partire dal 1528, a rieditare col proprio indirizzo tutti i “rami” che riuscì a rintracciare; e ne eseguì anche di nuovi, dando vita a una ricca produzione di incisioni prevalentemente di soggetto archeologico. A partire dal 1553 il Salamanca si associò con Antonio Lafréry, attivo a Roma sin dal 1544, e con lui rimase per diciotto anni, cioè fino alla morte. Il figlio del Salamanca, Francesco, decise di porre fine alla società; ma il Lafréry proseguì da solo, con straordinario successo. Seguirono le sue orme, anche se non più con la fortuna del fondatore, il nipote Claude Duchet e il cognato di questo, Giacomo Gherardi. Una parte dell’eredità andò anche al pronipote Etienne Duchet, che cedette le lastre a Paolo Graziani, unitosi poi a sua volta a Pietro de’ Nobili.
Ogni esemplare dello Speculum si presenta dunque come un’opera a sé, non solo per la varietà del numero di fogli e soggetti contenuti, ma anche per la molteplicità degli stampatori ed incisori che firmano i vari pezzi. Il Lafréry infatti non incluse nella sua produzione solo elementi stampati nella propria bottega, ma anche lavori di altri stampatori, sia romani che veneziani. A ricostruzioni di architetture antiche minuziose e particolareggiate, eseguite con estremo rigore scientifico, se ne alternano altre nelle quali il monumento risente della sensibilità dell’incisore. A opere riprodotte con evidenti scopi didascalici e per le quali si precisa luogo di ritrovamento e collezione di provenienza se ne affiancano altre, che si presentano invece come invenzioni moderne, con vaghe reminiscenze dell’arte classica tratte da disegni di artisti più o meno famosi.

La mostra è divisa in due sezioni:  La Roma antica che comprende la Statua del Tevere, la Statua del Nilo, il Laocoonte, la Lupa Capitolina e molte altre incisioni che comunque hanno in comune il merito di diffondere e far conoscere agli artisti degli anni successivi opere ed edifici riportati con estrema precisione, a volte addirittura ricostruiti,  che non erano più visibili o che  non erano più simili.

 La seconda sessione La Roma di Michelangelo comprende Veduta del Campidoglio, che riproduce la piazza Campidoglio mentre sono in corso i lavori di sistemazione progettati da Michelangelo, Facciata di Palazzo Farnese che si affaccia sulla piazza del Campo dei Fiori e i cui lavori furono affidati prima ad Antonio da Sangallo e successivamente alla sua morte subentrò Michelangelo che apportò notevoli cambiamenti, e molte altre incisioni.

Orario di aperturadella mostra e del museo: 10:00 - 17:00 chiuso il martedì; su prenotazione, aperture straordinarie fuori orario per gruppi

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