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Luciano Damiani e la sua eredità al teatro Documenti

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La mostra su Luciano Damiani al Teatro dei Documenti

di Roma: oltre il velo della realtà

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La straordinaria opera di Luciano Damiani sarà esposta al Teatro Dei Documenti, un evento unico che offrel'opportunità di immergersi nell'universo creativo di uno degli artisti più influenti del nostro tempo. La mostra ècurata da Anna e Carla Ceravolo, collaboratrici ventennali di Damiani e che lo hanno assistito durante tutto ilperiodo di creazione del Teatro dei Documenti, vera e propria fucina artistica dello scenografo. La mostra haaperto le sue porte martedì 23 aprile alle ore 18:00, dando il via a una settimana intensa e coinvolgente. Ivisitatori avranno l'opportunità di immergersi nell'universo artistico di Luciano Damiani fino a domenica 28 aprile,con orari diversificati per permettere a chiunque di partecipare:

  • Martedì 23 aprile: 18:00 - 22:00

  • Mercoledì 24 aprile: 18:00 - 22:00

  • Giovedì 25 aprile: 10:00 - 14:00

  • Venerdì 26 aprile: 18:00 - 22:00

  • Sabato 27 aprile: 18:00 - 22:00

  • Domenica 28 aprile: 15:00 - 19:00

L'orario esteso della mostra permetterà a tutti gli interessati di trovare il momento migliore per

immergersi nel mondo di Damiani e di scoprire il suo straordinario lavoro.

Luciano Damiani nasce all'arte come pittore, riverserà inizialmente nel disegno e nella pittura il suo straripante mondo interiore. Sarà poi la scenografia la sua dimensione ideale quando scopre, nel confronto con i testi e con la musica delle opere liriche, il mezzo per affermare una interpretazione critica dei contenuti. Non solo pittore, non solo ideatore della scena teatrale, dunque, ma assertore di una visione autonoma e di una lettura personale delle opere che vanno in scena. E se in questo senso noi dobbiamo riconoscere a Damiani di essere stato il fondatore della “scenografia critica”, non possiamo eludere la prepotente bellezza dei suoi bozzetti. In questa mostra prevale, di essi, la qualità di opera d'arte, di essere dei quadri, più che di fungere come strumenti di lavoro per una realizzazione scenografica o di un costume, che sarebbe il ruolo basilare di un bozzetto. Questo viaggio attraverso l’arte di Luciano Damiani si svolge nella suggestiva cornice del Teatro dei Documenti, che l’artista ha tirato fuori da una grezza materia prima lungo il corso della parte finale della sua carriera, dedicandosi a questo progetto con anima e corpo proprio come con la sua arte. Il risultato finale è un laboratorio artistico e teatrale, culla dell’idea artistica intima dello scenografo dove i suoi progetti possono prendere vita in totale libertà e senza la benché minima influenza esterna. Unico nel suo genere, questo luogo indissolubilmente legato all’artista genera un’atmosfera intima e suggestiva, amplificata dalla familiarità della gestione del teatro mandata avanti da quelli che sono stati i collaboratori stretti di Damiani durante i suoi ultimi anni.

 

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In occasione del vernissage di lunedì 22 Aprile, abbiamo avuto l’occasione di immergerci nella mostra e di intervistare le due creatrici della stessa, Anna e Carla Ceravolo:

Da dove arriva l’idea di organizzare questa mostra su Luciano Damiani?

L’idea era quella di mostrare le sue opere all’interno del suo teatro in occasione del centenario della sua morte. La prima parte della mostra era composta, oltre che dai suoi bozzetti, anche da spettacoli teatrali e musica. Riguardando i suoi lavori, si nota la grandissima qualità pittorica, tanto che assomigliano più a veri e propri quadri che a bozzetti. Lo spunto è stato quello di pensare che le sue opere reggono il confronto con quelle dei grandi artisti, da questo è nata l’idea di una mostra immersiva. La ragione è quella che l’origine di Damiani è proprio quella pittorica; infatti, nasce come pittore dotato di un talento innato, e con una borsa di studio, di cui aveva assoluto bisogno date le sue umili origini, riesce ad accedere al liceo artistico e successivamente all’accademia. La cosa sorprendente è che i materiali utilizzati per eseguire i bozzetti erano estremamente poveri, perché per lui questi bozzetti non erano altro che strumenti di lavoro, perché la sua idea è sempre stata quella di puntare alla tridimensionalità della sua arte.

Quindi è proprio questa la rivoluzione che Damiani, proprio come i grandi artisti, apporta al mondo del teatro e che permane nel tempo?

Si, la creazione spazio e la sua organizzazione è un’idea rivoluzionaria per il teatro. Questo cambiamento ha segnato la storia del teatro, cambiando per sempre la scenografia delle opere teatrali ed il ruolo dello scenografo, con anche il riconoscimento adeguato di questa figura professionale, causa per cui Damiani si è battuto molto ottenendo degli storici risultati.

Damiani è un artista polivalente: pittore, scenografo e a tratti anche regista. Aveva una personale idea di teatro?

Damiani non aveva un’idea preconcetta di teatro. Lui ha attraversato delle fasi, e qui al Teatro dei Documenti mostriamo questa evoluzione. Lui voleva andare a sviluppare in una dimensione registica, quindi in una sorta di teatro totale, questa idea di essenzialità, togliendo completamente la psicologia e lavorando prevalentemente con attori giovani, come se questi fossero per lui dei fogli bianchi, considerando anche gli attori come dei mezzi per cercare una purezza teatrale che ha per sempre mantenuto, ed in alcune opere questa è evidente.

Quindi è proprio da questa ricerca di essenzialità che nasce il bisogno di Damiani di creare questo spazio che è sia un teatro che un laboratorio?

Si, è anch’esso una somma di cose ed uno strumento di ricerca artistica. Damiani aveva una vena artistica inesauribile: era continuamente traboccante di idee, concetti, disancorati ed astratti, conoscendo benissimo la materia e come eseguire la creazione concreta della sua arte. Proprio per questo motivo, Damiani stava andando oltre la pura tecnica, ricercando concetti universali.

Quali sono, per voi, le principali influenze ed ispirazioni provocate dall’arte di Damiani?

Damiani ha avuto molti imitatori, che però non celavano le sue stesse idee rivoluzionarie e profonde dietro all’essenzialità dei propri lavori. Crediamo però che l’idea della predilezione piccolo teatro, di cui lui è artefice, abbia svoltato il teatro italiano. Credo che chiunque abbia fatto teatro e abbia visto gli spettacoli di Damiani non possa non esserne stato profondamente influenzato. L’arte di Damiani è intima ed è molto legata alla sua persona, la quale è anch’essa una fonte di ispirazione per la sua semplicità, onestà e dedizione all’arte.

Damiani ha vissuto in un contesto fitto di conflitti bellici, come purtroppo si sta rivelando essere il periodo storico in cui viviamo: ci sono degli insegnamenti che si possono trarre dall'eredità artistica di Luciano Damiani sul ruolo dell'arte in un momento così difficile per il mondo?

Quello che lui dichiara attraverso le sue opere è proprio il suo essere profondamente contro la guerra. In alcuni casi è addirittura stato boicottato per il suo tentativo di divulgare questo suo messaggio di critica alla guerra. Per esempio, durante la messa in scena dell’Antigone, uno dei suoi ultimi spettacoli nel 2004, a ridosso della guerra in Iraq, in cui lui aveva creato una rappresentazione di un mare di petrolio sovrastato da immagini tridimensionali di famiglie che si ergevano sopra la scena, e che mostravano questa contrapposizione tra la vita e la distruzione della guerra perpetrata al solo scopo monetario. Questa rappresentazione fu rifiutata, lui non venne pagato ed il suo lavoro fu storpiato ed imitato, eliminando il mare di petrolio e togliendo di fatto il connotato di critica alla guerra dalla scena. Lui visse la guerra e questa lo traumatizzò irreversibilmente, da questo deriva il suo continuo impegno di tenere viva la memoria delle persone e di promulgare la pace.

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 24 Aprile 2024 15:05 )  

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