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Stampa, copyright e diritti individuali

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Qui in Italia, gli ordini professionali -tra cui quello dei giornalisti- derivano storicamente dalle (o quantomeno: risentono fortemente dell'influenza storica delle) corporazioni del periodo fascista. Contrariamente a quanto si potrebbe credere, l'influenza del corporativismo fascista non è purtroppo limitata all'Italia. Ricorderò di sfuggita l'influenza di questo sull'operato dell'argentino Peron.

Anche dove, quest'influenza non c'è stata, pensiamo ad es.alla Gran Bretagna, vengono messi in opera determinati strumenti perchè il comune cittadino, in quanto singolo, non influenzi l'opinione pubblica, nonostante l'esistenza di internet. Nella fattispecie, i "governi della regina" usano una miscela di censura capillare su internet (1), unita alla frequenza dei processi per diffamazione. Ci sarebbe poi da fare un discorso a parte "sulle strategie" per rendere comunque innocua la stampa, esaminate ad es. da A.Chomsky e E. S. Hermanel nel loro libro "La fabbrica del consenso: l'economia politica dei mass media" (2). Ma queste ultime (ossia "le strategie") non riguardano il singolo cittadino come "attore" o "agente", ossia come "colui (o colei) che agisce", ossia informa, oppure semplicemente contesta la definizione di una realtà data come "fattuale". Costui o costei è comunque "bersaglio privilegiato" quando "si tira nel mucchio" ossia è il primo ad essere soggetto alle varie operazioni di censura sul web, ai processi per diffamazione, alle angherie dei più disparati funzionari...e ad essere sacrificato quando sono in gioco gli interessi materiali di chi fa informazione, e molto, molto, spesso anche di chi guadagna su altro.

Il recente dibattito sulle cosiddette "fake news", benchè comunque costruttivo a svelare il livello di credulità diffuso, celava comunque l'esistenza di un problema più profondo. Chi stabilisce che cosa è vero e cosa no? Nell'odierna società, sono "elitè" specializzate, (soggette comunque a regole scritte e non scritte, non dettate da loro) i cui privilegi -rispetto "ai comuni mortali"- sono a volte riconosciuti dalla legge (caso italiano) oppure semplicemente esistenti (caso britannico), e tra queste... il gruppo che si occupa della cosiddetta "informazione" ossia giornalisti, editori etc. che, attribuiscano -o meno- l'etichetta di "reale" a un fatto di cronaca. I famosi "padroni del vapore" decidono poi -con assoluto arbitrio- delle regole a cui queste elitè dovranno conformarsi. Innescando così una dialettica il cui esame ci porterebbe lontano dall'argomento di questo articolo. La loro esistenza e i loro privilegi sono comunque funzionali al mantenmento dello "status quo", tuttavia persino loro...devono adeguarsi. Non abbiamo fatto molti passi avanti rispetto al famoso "Cuius regio, eius religio" sancito dalla Pace di Augusta del 1555. Anzi, l'affermarsi di queste "elitè", portatrici a loro volta di interessi particolari, ( spesso assolutamente reazionari) è un fardello ulteriore sulle spalle del singolo cittadino. Potremmo addirittura dire che, sotto certi aspetti abbiamo paradossalmente assistito a un regresso se paragoniamo il 2019 al 1555 !

Lo scorso 13 febbraio numerose fonti (3) hanno riportato la notizia dell'intesa raggiunta -sostanzialmente da Francia e Germania sulla nuova normativa europea in materia di copyright. Sebbene manchi ancora il voto finale del Parlamento Europeo a Strasburgo, questa riforma è già stata duramente contestata da molti, tra cui Wikipedia e Google (che qualche tempo fa mise persino delle insersioni sui quotidiani in cui spiegava i suoi motivi di disaccordo).

In base alle nuove norme sarà compito e responsabilità delle varie piattaforme web (dai forum fino a Youtube) di filtrare i contenuti protetti da copyright. Se da una parte ne saranno esentati (sembra) i vari: Wikipedia, le piattaforme di software open source, i servizi cloud e ovviamente i siti di "ecommerce" (infatti tutto ruota sulla salvaguardia del sacro profitto, perlopiù dei "soliti noti"), particolarmente inquietanti sono le ripercussioni che riguardano la stampa. Ci sarà bisogno di un apposita licenza se si vuole riprodurre più di qualche parola. Non sembrerebbe grave, se non si pensa che al comune cittadino non sarà più possibile condividere "a giro" un testo trovato su internet. C'è di peggio: già ora alcune redazioni cercano di farsi pagare per il diritto di citare come fonte i loro articoli. E sono sempre più numerosi i siti dei quotidiani on line che permettono la lettura dei loro articoli solo agli abbonati. Ovviamente questo peggiorerà con l'entrata in vigore di queste norme.

Il punto è: vogliamo una stampa sempre più fatta da un "elitè" di privilegiati, che decidono cosa è vero e cosa no, per tutti, o un informazione "dal basso" alla quale possa collaborare liberamente ogni cittadin* e nella quale ognun* possa liberamente decidere a cosa credere?


Fabrizio Cucchi, DEApress

(1)https://en.wikipedia.org/wiki/Internet_censorship_in_the_United_Kingdom
(2)https://it.wikipedia.org/wiki/La_fabbrica_del_consenso:_l%27economia_politica_dei_mass_media
(3)https://www.wired.it/internet/regole/2019/02/14/accordo-riforma-copyright-ue/

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 17 Febbraio 2019 18:38 )  

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