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L'oro degli uomini rossi

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Dal 24 aprile 2026, lo Studio Tibaldi Arte Contemporanea di Roma inaugura la mostra personale di Roberto Tibaldi dal titolo "L’ORO DEGLI UOMINI ROSSI". L’esposizione rappresenta l’approdo di una ricerca artistica ventennale, un percorso profondo e meticoloso che vede l’artista impegnato nell’indagine del confine sottile tra materia e spirito, tra arcaico e contemporaneo.

Attraverso un linguaggio visivo che unisce rigore formale e potenza espressiva, la mostra si configura come un viaggio simbolico alle radici dell’esistenza. Al centro del progetto espositivo vi è l’uso sapiente di pelli naturali, pigmenti rossi e inserti in foglia d’oro, materiali scelti non solo per la loro valenza estetica, ma come elementi carichi di memoria e sacralità.

Il Concept: Materia, Spirito e Sacralità

Il tema della mostra, declinato attraverso opere che spaziano dalla fisicità della terra alla lucentezza del metallo prezioso, invita lo spettatore a riscoprire una dimensione ancestrale dell’arte contemporanea. Ogni opera di Tibaldi è un dialogo aperto tra la forza grezza della materia e la luce eterea dell’oro, intesa quest’ultima come scintilla divina che eleva l’oggetto quotidiano a icona sacra.

La ricerca ventennale di Roberto Tibaldi si traduce in una padronanza tecnica straordinaria, dove la manipolazione delle pelli diventa una metafora della pelle umana e della sua storia, segnata dal tempo ma nobilitata dall’intervento artistico.

Lo Spazio Espositivo

Lo Studio Tibaldi Arte Contemporanea, situato nel cuore di Roma, si conferma con questa esposizione un osservatorio privilegiato per la valorizzazione di percorsi artistici maturi e coerenti. La mostra propone una collezione esclusiva di opere che trasformano la galleria in uno spazio meditativo, dove la vibrazione del colore rosso e il riflesso dell’oro guidano il pubblico in un’esperienza sensoriale e intellettuale.

L’Artista

Roberto Tibaldi, la cui pratica si è consolidata in oltre due decenni di sperimentazione, esplora nuove geografie dell'astrazione materica. La sua opera non è solo una riflessione sulla forma, ma un'indagine antropologica sulla simbologia dei colori e dei materiali nobili nella storia dell'uomo.


Informazioni e Contatti

Mostra: L’ORO DEGLI UOMINI ROSSI – Mostra personale di Roberto Tibaldi
Sede: Galleria TIBALDI – Via Panfilo Castaldi, 18 – 00153 Roma (RM)
Inaugurazione: 24 Aprile 2026 – ore 19:00
Organizzazione: Roberto Tibaldi / Studio Tibaldi

Orari: Inaugurazione ore 19:00. Per visite successive si prega di contattare la galleria.

Contatti per la Stampa e Pubblicazioni:

E-Mail: r.s.tibaldi@gmail.com

Sito Web: www.studiotibaldi.it (In costruzione)

Link di riferimento:

https://www.rosamichele.it/it_IT/loro-degli-uomini-rossi-mostra-personale-di-roberto-tibaldi/

Recensione artistica a cura di dott. Errico ROSA


L’ORO DEGLI UOMINI ROSSI: TRAME ANCESTRALI E VISIONI ARCHETIPICHE

di ROBERTO TIBALDI

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Laddove l'immagine abdica alla sua funzione descrittiva per farsi varco verso l'immateriale, si apre quel campo di risonanze interiori che definisce il lavoro di Roberto Tibaldi.

Al centro della sua ricerca si colloca l’universo ancestrale amazzonico, dove il concetto di “oro” si emancipa dal valore materiale per assumere una qualità immateriale, energetica e identitaria: una sostanza simbolica che appartiene al corpo, al rito e alla memoria. I cosiddetti “uomini rossi” — le comunità indigene del Brasile che si ricoprono di urucum — emergono in questo contesto non come soggetti da osservare, ma come presenze archetipiche, incarnazioni viventi di una conoscenza che fonde corpo, ambiente e dimensione trascendente.

Il pigmento che ne avvolge la pelle non è mero ornamento, ma atto trasformativo che rende visibile l’appartenenza a un disegno generale dell'universo in cui il sacro permea ogni forma di esistenza.

In dialogo con l’antropologia strutturale di Claude Lévi-Strauss, Tibaldi assume queste cosmologie come sistemi epistemici capaci di disarticolare le categorie del pensiero occidentale, cercando le strutture profonde che uniscono l’uomo al cosmo. La sua ricerca si radica in una memoria sensibile, legata all’infanzia trascorsa in Brasile, rielaborata attraverso un processo di emersione archetipica in cui il subconscio individuale e la memoria collettiva convergono.

Al cospetto di queste opere, lo spettatore è avvolto da un’atmosfera religiosa e mistica, un silenzio visivo che invita al raccoglimento e alla sospensione del tempo ordinario. L’immagine diventa così un dispositivo di attraversamento: uno spazio liminale in cui la percezione è sollecitata a oltrepassare la soglia del visibile, trasformando l’osservatore in una presenza coinvolta in un’esperienza sensoriale profonda.

 Questa tensione si materializza in una pratica rigorosa dove la scelta materica rivela una coerenza assoluta con l’intento filosofico. L’articolazione di barre d’ottone su campiture di cuoio incarna perfettamente la dialettica tra natura e cultura; questi elementi lineari, pur nella loro astrazione geometrica, richiamano archetipi antropomorfi, scheletri primordiali o esili colonne vertebrali, rappresentando l'essenza dell'umano spogliata dalle sovrastrutture civili.

Il cuoio, ovvero epidermide che concettualmente diviene pelle, non è solo un supporto, ma un richiamo alla dimensione animale e ancestrale su cui il freddo metallo — simulacro dell’oro immateriale — si innesta per creare una sintesi alchemica tra corpo e spirito. Parallelamente, le geometrie dorate su sfondi rossi traducono visivamente la forza dell’urucum, elevando l’immagine a una dimensione liturgica dove le forme sembrano fluttuare come frammenti di una visione mistica che riemerge dal subconscio per farsi visione collettiva.

I filamenti multicolore, disposti in sequenze allineate e cadenti, talvolta intrecciati tra loro, costituiscono un elemento ricorrente del repertorio rituale di queste tribù. Essi rendono visibile il concetto di “trama ancestrale”: ogni filo teso si configura come un vettore di intensità simbolica, capace di connettere la memoria individuale alla dimensione universale dello spirito. Arazzi e strutture totemiche emergono come campi energetici, in cui l'opera d'arte smette di essere un semplice "oggetto da guardare" e inizia a trasmettere un'energia che percepiamo con tutto il corpo, e non solo con gli occhi.

In questo senso, l’Oro degli Uomini Rossi non rappresenta un altrove esotico, ma attiva una soglia: un luogo in cui materia e spirito si intrecciano, suggerendo una rinnovata possibilità di relazione tra l’essere umano e le dimensioni profonde dell’esistenza.

L’arte di Tibaldi è una risposta al vuoto del presente: uno spazio dove fermarsi e tornare a sentire il mistero della vita come una forza vicina e potente.

di Errico ROSA

(già architetto e docente di Storia dell’arte) 

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