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Cosa resta di Umberto Bindi?

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Cosa resta oggi di Umberto Bindi? E' una domanda difficile sentimentalmente ma facile razionalmente. Infatti nel cosmico vuoto del nulla in divenire, rispondere è facile: pochissimo. Negli antri della coscienza, del resoconto di fatti e di storie e nella rispondenza della memoria a lungo termine: tanto. Sono quindi due risposte contraddittorie. E' vero. Ma la motivazione si trova proprio dove tutto ebbe inizio. Quando un uomo come Umberto Bindi, dopo una fortissima passione verso la musica classica e in particolare verso quella operistica, non ebbe altro modo di intraprendere la carriera attraverso quello che, in una nuova tonalità di  musica, si chiamava cantautorato. Bindi non fui mai un cantautore in senso stretto. Non scrisse mai i suoi testi ad esempio. Scrisse però le musiche sui testi di Giorgio Calabrese. E questo bastò a classificarlo come cantautore. In effetti Bindi fu un autore soprattutto. Nel gioco del : se fosse, Bindi se fosse vissuto negli States non avrebbe avuto nessun problema ad essere solo un autore. Senza cantare le sue canzoni. Ma il gioco è un gioco e la realtà è altro. Bindi cantò le sue canzoni, lo sapeva fare e soprattutto suonava le sue canzoni. Il pianoforte era il suo vero medium fra l'anima e il mondo esterno. Le sue musiche avevano qualche cosa che quelle dei suoi colleghi non avevano. In definitiva Bindi è sempre stato il più musicista di tutti i suoi coetanei musicali. Enzo Jannacci, che veniva da studi di conservatorio, come Bindi d'altronde, sapeva bene che quell'uomo genovese era veramente un maestro e non si vergognava di dirlo. Ecco di Bindi rimane oggi questa sua grande maestria, di musicista molto ispirato, forte di una conoscenza della scrittura e di una serie di approfondimenti che nel corso del tempo aveva fatto. Di Bindi la memoria non trattiene quasi nulla se non le solite canzoni (belle naturalmente). Non ebbe vita facile e il suo ultimo periodo fu molto infelice. Lasciò Roma per la provincia, morì quasi sconsolatamente povero, assistito dal suo compagno e da pochissimi veri amici. Morto Bindi si è fatto un gran parlare. C'è chi ha creato premi, chi ha rubato note e testi, c'è chi ha cantato qualche suo inedito, c'è chi ha fatto dischi postumi. C'è chi diceva: non è giusto. Parole, fatti, eventi ma nulla che desse il giusto lustro al maestro. E oggi ancor di più. C'è chi ha convertito alcune sue canzoni in mostruosi arrangiamenti elettronici. C'è chi ne parla come se fosse stato suo amico da sempre. C'è e non c'è. In effetti di Umberto Bindi non c'è bisogno di parlarne. Non è utile. Non serve a nessuno e soprattutto non conduce a guadagni. Eppure di Bindi esistono tanti spartiti inediti. Musiche e parole. Inediti, mai eseguiti, però alcuni usurpati. Esistono molte sue registrazioni di queste canzoni che lui sulle audiocassette incideva nella speranza di poter fare un nuovo disco. Alcune di queste hanno i testi di Ernesto Bassignano, anch'egli poco interessante alla massa senza sapere che è   un autore e cantautore come pochi. C'era chi addirittura voleva fare di Bindi un monumento, fare una memoria. Ma di quella memoria oggi non c'è nulla. I suoi inediti sono lì , comprese le sue registrazioni. E i suoi tanti dischi, spartiti, libri. E di lui non si sente più parlare. Nulla più. Pensare che Gigi D'alessio, in fervore d'umano gesto, poco prima della sua morte, gli regalò (cosi sembra) un pianoforte. Ma oggi, quel coro di cantori di aiuti a mezzo stampa, non cantano più. Umberto Bindi è morto nel 2002. La sua musica per fortuna è infinita, ma tutti quegli amici se ne sono veramente andati. Speriamo non per sempre!

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