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Shakespeare al femminile

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Che Shakespeare fosse uno degli autori più rappresentati al mondo non è cosa ignota. La follia creativa del presunto drammaturgo inglese nel corso dei secoli ha avuto tantissime messe in scena. E quest'anno, la sua morte avvenuta nel 1616, viene esaltata da una serie di iniziative che vedono anche l'Italia presente con alcune particolarità. Infatti Women il Love è il titolo della performance che si è tenuta nella particolare sede di Ca' Rezzonico con la drammatizzazione e la regia di Giuseppe Emiliani. Quattro donne in due diversi momenti; il primo Love in Red vedeva schierati i personaggi di Jago e di Donna Capuleti, il secondo Love in Blue confrontava Lady Macbeth con Ofelia. In due momenti diversi, in due trame psicologiche molto intense e rare le attrici Susanna Costaglione e Maria Paola RIcheldi. Il livello di interpretazione è stato di quelli interpersonali, di quella spontaneità che fa gridare alla bravura e alla ricerca interiore. Susanna Costaglione stravolge il mito di Jago e lo porta in un femmineo entusiasmante, conturbante, assolutamente diversificato dalla logica dell'uomo contorno. E' un ponte di nevrosi il suo Jago, dissonante e dissacrante, silenziosamente delirante. Il percorso invece per Ofelia parte da molto lontano, dall'incubo o dall'inconscio non elaborato. Ofelia muore, si muore, si crepa come se fosse stella inerte di tempi insignificanti. E' spaventosa, spaventata, dissoluta, dissipata. Costaglione sa quindi trarre dalla propria miniera di destini inconsulti, di un destino provvisorio quella carica di dramma, di vita complicata che nella memoria di Shakespeare diventa teatro reale, teatro di topoi. Dall'altro lato Maria Paola Richeldi si tuffa nella rabbia disperata della mamma di Giulietta, ferita, feritissima e arrabbiata come solo una donna violentata può esserlo. La sua interpretazione non lascia dubbi è in inferi. Terribile. Distrutta. E' sempre amore ma disperato, disincantato. Così come Lady Macbeth, personaggio fortissimo, incredibilmente forte, delirante nella sorta di amore corrotto, perverso, distrutto. Ed è quindi un percorso interiore, entrambe le attrici provengono da un discorso interiore, di sofferenza, di ricercatezza e di sostanza. La scrittura di Giuseppe Emiliani è intrigante, non è scontata, non è banale. Shakespeare rivive nelle sue idiosincrasie, sbatte oltre la porta del luogo comune e s'inerpica su montagne inesplorate, tantriche, silenti. Se l'amore vuole essere rappresentazione, quattro personaggi sofferti, due donne e una unica identità, oggi come allora, fra gender e famiglia quello che è ancora vita, è l'essere, il femminile e il maschile, l'equilibrio psichico, la ricercatezza di rendere la vita come un teatro forse, in una continua ed estenuante discesa agli inferi nel segno dell'amore, nel segno della donna.

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