DEApress

Tuesday
Sep 29th
Text size
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

ARCHIVIOZETA: KAFKA CI PROCESSA ANCORA

E-mail Stampa PDF

Non è l’aria a farsi rarefatta qui (si arriva a mille metri scarsi di altitudine…) ma l’atmosfera emotiva.

Percorrere la statale 65 che si snoda nella foresta appenninica, infilare i suoi sinuosi tornanti, respirare quell’attesa che si scioglie non appena ci arrivi: c’è qualcosa di implacabile nel tornarci, anno dopo anno; come un richiamo di sirene ma senza nessun equipaggio che ti leghi all’albero di maestra.

Eppure, non si tratta di ripetizione, di secondo atto o di completare un quadro - non soltanto almeno - ma è piuttosto un nostos, quel ritorno che serve ad aggiungere uno strato, un’esperienza e un richiamo.

Questo fa archiviozeta ogni estate al Cimitero Militare Germanico del Passo della Futa: ci chiede un nuovo corpo a corpo con la letteratura del Novecento ma, invece di guarirci con approcci consolatori, ci porta a partecipare; e chissà che una qualche catarsi, alla fine, non si consumi davvero.

Così, su quel poggio tra Toscana ed Emilia-Romagna dove trentamila lapidi custodiscono nomi e cognomi di giovani mandati a morire per conto di una macchina totalitaria, stiamo per concludere il viaggio dentro il Processo di Kafka, per completare il dibattimento e accompagnare Josef K. - e noi con lui - fino in fondo all’abisso.

Che il cerchio dovesse chiudersi era chiaro fin dall’anno scorso, quando la prima parte dello spettacolo - sold-out, segno inequivocabile che qualcosa di necessario stava accadendo - aveva rivelato al pubblico come la compagnia di Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti avesse trovato nel romanzo kafkiano l’erede naturale della Montagna Incantata di Thomas Mann, con la quale avevano vissuto quattro anni sul Berghof immaginario della Futa.

Il-Processo-051

Scendere da quella montagna era già stato un primo atto di coraggio, o forse di necessità: il Novecento chiama i suoi testimoni uno dopo l’altro, e Kafka - con il suo romanzo incompiuto del 1914, pubblicato postumo solo nel 1925 grazie alla disobbedienza luminosa di Max Brod - non poteva aspettare ancora.

La seconda parte ha debuttato pochi gionri fa, sabato 25 luglio, e andrà in scena fino al 23 agosto, insieme a repliche della prima, offrendo al pubblico la possibilità di assistere all’intero arco narrativo - un’esperienza di visione spezzata in due giornate, come si conviene a un romanzo che è esso stesso frammentato, interrotto, sospeso sulla soglia di una sentenza che non arriva mai con le parole della giustizia ma solo con il gesto brutale della sua esecuzione.

Resta la scelta drammaturgica che era già il cuore pulsante della prima parte: l’identità di Josef K. non è fissa, non appartiene a un solo corpo. Slitta da un attore all’altro - Mattia Bartoletti Stella, Diana Dardi, Gianluca Guidotti, Pouria Jashn Tirgan, Sofia Longhini, Giuseppe Losacco, Enrica Sangiovanni - come se il protagonista fosse una condizione più che una persona, uno stato dell’essere che può abitare chiunque si trovi di fronte all’incomprensibile burocrazia del potere. Sette corpi, come in una deposizione - e il termine non è casuale in un luogo che è esso stesso un deposito di corpi, di storie, di colpe collettive.

Il-Processo-249

Ed è qui che la seconda parte promette di andare ancora più a fondo. Se la prima aveva messo in scena l’arresto, lo stupore, la discesa nelle spire di un procedimento senza logica apparente, adesso si tratta di toccare il fondo della consapevolezza: la legge, spiega Enrica Sangiovanni, non sta tra gli uomini, è qualcosa di inaccessibile per definizione. La colpa di K. si rivela, nella sua ultimissima forma, la più universale e la più insostenibile: è la colpa di essere in tutto e per tutto un essere umano. La colpa di essere nati. Non c’è alibi che tenga, non c’è innocenza possibile, non c’è tribunale che possa assolvere da questa condizione originaria.

Kafka, ricorda Guidotti, non inseguiva l’attualità: mentre scoppiava la Prima guerra mondiale, si rifugiava in una sorta di autoreclusione impiegatizia. Eppure, ha prefigurato tutto. E quello che la compagnia porta in scena sulla Futa non è un esercizio di filologia letteraria ma un atto di lettura del presente: il personaggio che finisce come un cane, ucciso da un fantomatico Stato totalitario, non è una metafora astratta ma un’immagine che risuona con inquietante precisione nelle violenze di oggi, nei processi senza difesa, nelle identità cancellate, nelle morti per strada per mano di chi la vita dei cittadini dovrebbe custodirla...

Il rito ritorna su sé stesso, dunque, e si compie. Come accade dall’ormai lontanissimo 2003 - più di vent’anni di teatro al cimitero militare germanico - gli spettatori salgono in silenzio i gradini del sacrario, si siedono tra le pietre, e il cielo dell’Appennino fa il resto: effetti speciali che nessuna tecnologia potrebbe eguagliare, tramonti sempre diversi, vento che porta via le parole o le amplifica a seconda di come soffia. Il teatro di archiviozeta non può esistere altrove. Appartiene a quel luogo come le lapidi appartengono alla pietra.

Chi ha visto la prima parte ha già il suo segno di riconoscimento - l’adesivo con la "K", quella "K" che corregge l’originario “ich” kafkiano e ci convoca tutti sul banco degli imputati.

Perché nessun atto va perduto, il tribunale non dimentica nulla: lo dice Kafka, lo ribadisce archiviozeta, e ormai lo sappiamo anche noi.

 

crediti fotografici: Franco Guardascione

Share

 

Concorsi & Festival

https://zonadiguerra.ch/

Ultime Nove

Antonio Desideri . 27 Settembre 2026
Quando i CCCP rividero le fotografie sviluppate e stampate, si resero conto - con molta più forza che nella realtà vissuta - di aver abitato quasi un sogno. Una situazione a metà tra la decadenza e l’incanto. Massimo Zamboni lo racconta in uno d...
DEAPRESS . 27 Settembre 2026
Comune di Firenze Q.2      Associazione socio-culturale  - Galleria D.E.A.     XXI - FESTIVAL MEDIAMIX - Secondo Incontro "Antropologia della visione -L'Arte è .." Piazza della Libertà - Parterre - Firenze dal...
simone fierucci . 24 Settembre 2026
Un appello di Amnesty   Mancano pochissimi giorni all’esecuzione di Christa Pike in Tennessee, negli Stati Uniti. Ora cinquantenne, sarà messa a morte il 30 settembre per un omicidio commesso quando aveva 18 anni. Nulla potrà minimizzare la gr...
Silvio Terenzi . 24 Settembre 2026
Emanuela Ricco“Il filo diretto del tuo sentire” Come il personaggio che chiama Valerio, anche io entro nel romanzo prima attraverso i ricordi degli altri che attraverso la storia di ciascuno di loro. Gioca col tempo ma anche con il modo con cui viag...
Giosuè Boschi . 23 Settembre 2026
Autori presenti al Festival Mediamix XXI   1. Daniele Di Bartolo Dittico #21: Difesa e Metamorfosi.. La meccanica del rifugio.. #21 è la firma e l’identità artistica di un autore autodidatta nato a Nicosia, in Sicilia, e stabilitosi...
Sara Bonafè . 23 Settembre 2026
Festival Mediamix XXI - "Antropologia della visione - L'Arte è ..." II appuntamento con Autori della Letteratura, Arte Video e Fotografia. Il Centro Didattica Espressione Ambiente (D.E.A.) e il Comune di Firenze - Quartiere 2, comunica il XXI Festi...
Silvio Terenzi . 22 Settembre 2026
Adriano Francia“Sepolti due volte”Damster Edizioni La città delle persone che non esistono e che in fondo nessuno sottolinea. Dentro questi cuniculi vive il romando di Adriano Francia, un giallo ma anche un ricamo psicologico e sociale dal titolo ...
Sara Bonafè . 22 Settembre 2026
Sara Bonafè . 22 Settembre 2026
Riceviamo e pubblichiamo: "Leone Pini solista dell’Orchestra Fiorentina17 anni e un curriculum da star: due concerti aSanto Stefano al Ponte insieme al giovane talento del violino Domenica 27 settembre 2026 - ore 21 - Auditorium di Santo Stefano al...

Galleria DEA su YouTube