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Riprendiamoci l'entusiasmo. E il futuro.

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Abbiamo sempre avuto buoni docenti con il loro carico di buone novelle. Uno dei miei prof li chiamava pistolotti. E per certi versi ce ne era e ce ne è bisogno anche e soprattutto all'interno delle aule universitarie. Questo è il punto. La Fornero può aver anche ragione nei contenuti, ma ancora una volta si è dimenticata del ruolo che ora ricopre e degli interlocutori a cui si sta rivolgendo. Non è più il sapiente docente dispensatore di saperi a giovincelli in cerca di bussole ma un ministro del lavoro che parla a giovani lavoratori, precari, a cui per decenni è stata raccontata la favola dello studio come sicuro vettore di crescita sociale. Più che di lessico inglese e di epiteti vari e lezioni di vita, un ministro dovrebbe cercare di capire e di darci delle risposte a temi come, ad esempio, il costante stato di minaccia nel quale certa classe imprenditoriale italiana costringe i lavoratori...ci spieghi, ad esempio, come può Marchionne minacciare, un giorno sì e l'altro pure, di abbandonare l'Italia?come può la maggiore industria farmaceutica italiana minacciare di lasciare a casa mille dipendenti solo perché la legge non piace?ci spieghi chi e come deve tutelare noi giovani, perché di interessanti favelle ormai ne conosciamo..ma ci mancano gli esempi virtuosi. Quelli che stanno dalla nostra parte. Non dalla loro.

 

La storia di Olga (nome di fantasia) è una storia vera. Venticinque anni e voglia di costruirsi un futuro. Con le proprie mani e le proprie forze. Così abbandona la famiglia e gli affetti per cercare fortuna altrove. La trova. In una delle città italiane più belle, artisticamente parlando. E' un sogno che si avvera. Ma costa fatica. Ambientarsi e ricostruirsi è impresa ardua. La fatica, tuttavia, viene presto surclassata dalla nobiltà che le conferisce quel lavoro. Nobiltà d'animo e di spirito. Ciò che trasuda ed emerge quando raggiungi un obiettivo con le tue mani. E la tua tenacia. Ma a volte non basta. Non in Italia, almeno.

 

Le cose cambiano in fretta. Da un giorno all'altro. Olga decide di dedicarsi un appartamentino tutto suo. Lo stipendio non è male. Ce la si può fare, con qualche sacrificio, ma ne vale la pena. Olga è una sentimentale. Freme nell'attesa della firma sul contratto di locazione. Arriva quel fatidico e tanto atteso giorno. Ma con esso anche una telefonata. Imprevista. E' stata approvata la riforma del lavoro. "Devi stare a casa tre mesi e non più solo 30 giorni come stabilito. Ma stai tranquilla che ti riprendiamo. Purtroppo è cambiata la legge e non possiamo fare altrimenti". Cade il mondo sulle spalle di Olga. Un affitto da pagare, spese da sostenere. Ma non si demoralizza. Forte di qualche risparmio, si fa coraggio e guarda avanti. Addà passà a nuttata. "A novembre si ricomincia, prolungo solo un po' le ferie". Così dice la giovane, per farsi coraggio. L'estate passa e l'attesa diviene sempre più trepidante. L'autunno è iniziato da un bel pò, anche se il sole fuori sembri far pensare il contrario. Quella telefonata che avrebbe dovuto ridargli il futuro tarda ad arrivare. Fino a quando, un paio di giorni fa, eccola lì, oltrepassare il muro del suono. Il contenuto e l'oggetto della comunicazione, tuttavia, risultano infausti. L'azienda ha deciso di effettuare un forte taglio del personale. Non che gli affari vadano male, ma la situazione politico istituzionale pare abbia costretto la classe imprenditoriale a rivedere i propri piani. E a pagarne le spese dovranno essere i lavoratori.  Dunque, anche Olga, la quale aveva riposto, in quella chiamata, le sue speranze e i suoi progetti. Che aveva anche dato fiducia a quelle parole e a quegli umori trapelati prima dell'estate. Fiduciosa. Ma non schizzinosa. Aveva trattato gli uomini da uomini. E non come numeri. Cosa che, invece, è successo con lei.

Il lavoro svanisce. Rimane l'affitto da pagare. C'è spazio, modo e tempo per le lacrime. Non quelle sbattute in prima serata. Quelle vere. Di amarezza. Frustrazione. Sconforto. "Va bene,ok, dai non è successo nulla. Ho solo perso il lavoro. Ne troveremo un altro". Parole e musica di una schizzinosa che continua a rifiutarsi di cadere sotto i colpi della mala amministrazione, di non piegarsi difronte all'ipocrisia e al degrado umano,etico e professionale di questa Italia.

Ricordo un mio docente universitario il quale sosteneva che il pessimista altro non è che un ottimista ben informato. Ma ora la misura è colma. Mandiamo al diavolo tali devianti paturnie accademiche. "Dai, prepariamo di nuovo i curricula, stampiamoli e vediamo dove si possono portare". A due ore da quel fulmine, la schizzinosa ragazza del sud si rimbocca le maniche e prova a ripartire. "Non so se ce la farò, sinceramente mi sento un pò demotivata e sottotono. Mi pare che sia sempre colpa mia, che sia io l'incapace". Come dargli torto. Ma alberga proprio quì l'aspetto più agghiacciante. Questa classe politica, amministrativa e imprenditoriale ha tolto ad Olga, e a molti altri, non solo il lavoro. Ma qualcosa di più: l'entusiasmo. Motore e gasolio dell'agire giovanile. Se non fosse che il sottoscritto è un appassionato di realtà fiabesche, verrebbe quasi da pensare che il disegno sia quello di lasciare la veloce locomotiva parcheggiata in uno stanco autogrill a poltrire in attesa di eventuali e improbabili rifornimenti.

Ma fortunatamente Olga tanto schizzinosa non lo è. Si rimbocca le maniche, si riveste, si trucca un pochino e chiude la porta di casa. Uscita. Di nuovo. In ricerca. Di lavoro e di speranze.. Quelle che, tutti noi giovani, ora più che mai non dovremo mai perdere. "Siamo di più", è il grido della sorella del giovane ucciso per sbaglio dalla camorra qualche giorno fa. Siamo di più e la nostra rivoluzione parte dal quotidiano. Dall'uscire di casa, nonostante tutto.

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 05 Novembre 2012 20:38 )  

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